Horror & Thriller

Resident Evil: dopo le polemiche, i test sorprendono (e il film di Cregger ribalta le aspettative)

Il regista di Weapons potrebbe interrompere la tradizione negativa degli adattamenti

Il nuovo Resident Evil potrebbe aver trovato la strada giusta, e lo fa in un momento particolarmente favorevole per il franchise. Da un lato infatti il mondo dei videogiochi è tornato a macinare risultati concreti, dall’altro il cinema prova a rilanciarsi dopo anni di tentativi incerti.

In questi giorni Resident Evil Requiem ha già superato i 6 milioni di copie vendute, diventando il capitolo più veloce della saga a raggiungere questo traguardo secondo i dati ufficiali Capcom. Non si tratta quindi di semplice entusiasmo social, ma di un segnale industriale preciso che certifica il ritorno di centralità del brand. Ed è proprio su questa nuova ondata di interesse che si inserisce il film diretto da Zach Cregger, reduce dal successo di Barbarian e Weapons.

Le prime proiezioni test stanno generando reazioni incoraggianti, con diversi addetti ai lavori che descrivono il film come “90 minuti di pura adrenalina” e addirittura “una versione horror di Mad Max: Fury Road”, sottolineando un ritmo serrato e una costruzione basata quasi interamente sulla tensione. Non sono dichiarazioni ufficiali del regista, ma feedback coerenti che delineano un approccio molto diverso rispetto al passato.

Ed è proprio il passato il nodo centrale. I film con Milla Jovovich hanno funzionato al botteghino ma sono stati a lungo criticati per essersi allontanati dalla matrice videoludica, mentre il più recente Resident Evil: Welcome to Raccoon City ha tentato la strada opposta, quella della fedeltà, senza però riuscire a convincere davvero. Ancora più emblematico il caso della serie Resident Evil di Netflix, accolta freddamente e cancellata dopo una sola stagione.

Zach Cregger ha deciso di rompere questo schema alla radice. In più interviste ha chiarito che non è interessato a replicare la lore dei giochi, affermando esplicitamente a GamesRadar:

Non sto cercando di essere completamente fedele alla lore”.

Una posizione consapevole dei rischi, tanto che lo stesso regista ha ammesso:

Mi aspetto che i fan mi crocifiggano”.

La sua idea è semplice ma radicale: le storie dei personaggi iconici esistono già e non ha senso ripeterle, come ha ribadito spiegando che non racconterà la storia di Leon o Jill perché i fan “la conoscono già” (AS / Meristation).

Il film seguirà Bryan, interpretato da Austin Abrams, un corriere incaricato di consegnare una misteriosa valigetta al Raccoon City Hospital nel pieno di un outbreak virale. Una struttura narrativa essenziale, quasi da videogioco, che accompagna lo spettatore da un punto all’altro dentro un ambiente ostile, trasformando il protagonista in una sorta di estensione dell’esperienza di chi guarda.

È qui che emerge il vero cambio di paradigma. Il film non punta sulla costruzione di un universo complesso, ma sull’immediatezza dell’esperienza. Come ha spiegato Cregger, l’obiettivo è ricreare “la sensazione di essere in un mondo che cerca di ucciderti”.

In questa direzione va anche la scelta del tono, apertamente ispirato a La Casa 2 / Evil Dead II di Sam Raimi, con un equilibrio tra horror viscerale, ritmo e caos controllato.

Il risultato, almeno sulla carta, è un Resident Evil completamente diverso da quelli visti finora, meno legato alla fedeltà superficiale e più concentrato sulla traduzione cinematografica dell’esperienza del gioco. E mentre il franchise torna a funzionare nei videogiochi, il cinema sembra finalmente aver trovato una direzione più chiara.

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Published by
Stella Delmattino