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6/10 su 3044 voti. Titolo originale: Dredd, uscita: 07-09-2012. Budget: $50,000,000. Regista: Pete Travis.

Rivisti Oggi | Dredd – Il Giudice dell’Apocalisse di Pete Travis (o Alex Garland?)

08/11/2019 recensione film di Francesco Chello

Dopo 7 anni di 'oblio', il film con Karl Urban nei panni del poliziotto più severo e temuto di Mega-City One trova finalmente una distribuzione italiana

Karl Urban in Dredd (2012) film

Con un ritardo clamoroso (e colpevole) di 7 anni, Dredd – Il Giudice dell’Apocalisse  è arrivato finalmente anche in Italia, uscito direttamente in home video lo scorso 28 agosto, in dvd e combo bluray / DVD, per la collana Originals della Eagle Pictures. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Già, perché se da un lato è lecito incazzarsi (ancora una volta) per come vengano trattati certi titoli qui da noi, dall’altro bisogna quasi essere contenti che almeno ci sia arrivato, visto come (non) funzionano le cose in campo distributivo italiano. Un’assenza prolungata un po’ strana, quasi inspiegabile; qualcuno dice sia dovuta al flop ai botteghini, ipotesi non so fino a che punto credibile considerando certa roba che viene distribuita in Italia – titoli infimi che i botteghini non li hanno nemmeno visti, e che comunque la storia è piena di casi di film che incassano bene in home video nonostante i pessimi risultati ottenuti in sala.

Oltre al fatto che Dredd nel giro di un anno (dal 2012 al 2013) è praticamente uscito ovunque e che, solitamente, questo genere di produzioni, bene o male, trova posto nel nostro mercato. Per non parlare del passaparola positivo diffuso tra gli appassionati che ne hanno costruito una buona reputazione a dispetto dell’esito commerciale, passaparola che era arrivato quasi subito anche in Italia e che dopo 7 anni, per fortuna, viene raccolto dalla Eagle, a cui va dato il merito di aver creduto in questo recupero.

dredd locandinaCome saprete, Dredd è la trasposizione cinematografica del fumetto Judge Dredd, creato da John Wagner (testi) e Carlos Ezquerra (disegni) nel 1977 e pubblicato da IPC Publishing (dal 1977 al 1987) sul magazine 2000 AD, e successivamente da Fleetway (dal 1987 al 2000) e Rebellion Developments (dal 2000 ad oggi), ma anche DC (che ha utilizzato il personaggio per alcuni crossover con personaggi di sua proprietà come Batman o Lobo), Dark Horse (crossover con Alien e Predator) e IDW Publishing. Seconda versione su celluloide, dopo Dredd – La Legge Sono Io del 1995, in cui i panni del protagonista erano indossati da un pezzo da novanta come Sylvester Stallone – apro parentesi, un film probabilmente non perfetto e che su alcuni aspetti tradiva la fonte originale, ma che personalmente trovo piacevole e divertente, con svariati lati positivi (tra cui, manco a dirlo, Stallone) ed a cui resto tuttora affezionato.

Il Dredd del 2012 è opera di Alex Garland, che ne scrive la sceneggiatura (oltre a figurare tra i produttori) e, stando a quanto dichiarato dal protagonista Karl Urban, sembra abbia diretto in prima persona buona parte del film, nonostante alla regia sia accreditato esclusivamente Pete Travis. Questo spiegherebbe anche l’assenza di Travis in fase promozionale, dopo che il regista era stato estromesso, per decisione della produzione, dalle sessioni di montaggio. Pete Travis, tra l’altro, era stato scelto dopo il rifiuto di Duncan Jones, che aveva apprezzato molto la storia di Garland ma aveva un’idea così personale su come sviluppare il suo Dredd da preferire di non lavorare su una sceneggiatura altrui. Lo script è più semplice di quanto ci si aspetterebbe da Alex Garland e dal suo background, ma estremamente funzionale allo scopo che la pellicola evidentemente si prefissa. L’autore ha l’intelligenza di capire di non poter condensare l’intera essenza del fumetto in 96 minuti di girato, riduce allo stretto necessario l’aspetto grottesco (comunque presente) soffermandosi su altre caratteristiche. Un film che si focalizza su azione, morte, decadenza, violenza e assedio. E che, dopo un po’ di schermaglie in fase di scrittura, ha avuto il benestare di John Wagner in persona, che invece aveva preso le distanze dalla prima versione stalloniana.

La visione di Alex Garland è cupa, coglie la decadenza futuristica della Mega-City One del fumetto, un degrado sociale in cui i Giudici tentano di mantenere l’ordine in qualsiasi modo. Buoni contro cattivi nella più vecchia delle tradizioni, autorità e malavita uniti dalla violenza come comune denominatore, l’uomo di legge che per avere la meglio sul criminale deve essere più violento di lui, incutere paura, distribuire morte. L’intera situazione viene proposta come già consolidata, il contesto viene introdotto da poche parole sui titoli di testa (che hanno l’aria di essere reminiscenze di Cobra), siamo immediatamente catapultati a Mega-City One, un agglomerato urbano che si estende da Boston a Washington ed è abitato da 800 milioni di persone che risiedono in edifici giganteschi con centinaia di piani; non c’è nessuna origin story di Joseph Dredd, la cui presentazione punta tutto sulla sostanza adrenalinica di un inseguimento con annessi incidente e sparatoria, giusto per mettere subito le cose in chiaro su chi sia a comandare in città.

Da quel momento la strada è tracciata, il film fa poche deviazioni. Un ritmo sostenuto accompagna il nostro eroe (con spalla/recluta di ordinanza) al centro di un lunghissimo assedio fatto di conflitti a fuoco, pallottole, corpi crivellati, adrenalina e tanto sangue. I due protagonisti sono rinchiusi in un edificio pieno zeppo di criminali (e qualche poliziotto corrotto) ed hanno una taglia sulla testa che li rende prede succulente. Un’ambientazione verticale che omaggia Die Hard, un luogo enorme ma circoscritto in cui gli spazi possono diventare improvvisamente angusti e fungere da legna nel camino dell’assedio. Un plot che, curiosamente, ha molti punti in comune con quella bomba di The Raid, uscito lo stesso anno, anche se poi i due titoli prendono direzioni differenti (come ci ha spiegato Gareth Evans nella nostra intervista esclusiva).

Lena Headey in Dredd (2012) filmIl nostro eroe è Dredd, che dopo varie audizioni a cui partecipa anche il maturo Michael Biehn, finisce per avere il volto di Karl Urban. Anzi, ad essere precisi, finisce per avere una parte del volto di Karl Urban visto che, esattamente come nei fumetti, il personaggio non toglie mai il casco, lasciando intravedere solo bocca e mento. Una scelta conservatrice molto apprezzata dai fan dell’opera cartacea e che rende indubbiamente merito ad Urban che ha abbracciato in toto il suo personaggio; l’attore neozelandese non avrà lo star power dei più grandi ma lavora con frequenza e regolarità ed è volto riconoscibile dai più, questo per dire che non è così scontato per un attore accettare un ruolo a viso praticamente coperto (Sly, ad esempio, non lo aveva fatto) se non, appunto, nell’ottica di una causa sposata in pieno. La sua è una performance piuttosto convincente, in cui gioca molto il linguaggio del corpo, gli atteggiamenti, il tono della voce – cercando di rifarsi a Clint Eastwood, che a sua volta era stato fonte di ispirazione durante la stesura del personaggio originale. E persino l’utilizzo della bocca, unico mezzo a suo disposizione per mostrare espressività e stato d’animo, con quell’inclinazione verso il basso tipica della versione a fumetti (inclinazione che, tra l’altro, a Sylvester Stallone veniva naturale).

Karl Urban se la cava bene nelle molte scene d’azione, si lancia in sparatorie e qualche corpo a corpo, chiede di ridurre al minimo l’utilizzo della controfigura – finanche alla guida del Lawmaster (la moto dei giudici), per la quale ha insistito contro il parere della produzione. Judge Dredd è un personaggio che ha fascino pur non lasciando trasparire un’eccessiva complessità e nemmeno troppo terreno fertile allo sviluppo di un’empatia; ligio al dovere, incorruttibile, crede fermamente nella legge, ha un particolare gusto per la violenza, è evidente la soddisfazione che prova nell’eliminare fisicamente i criminali, andando anche oltre il compito che la sua divisa impone. È rabbioso, cinico ma anche preparato, sagace, magnanimo con i più deboli (vedi scena del barbone) ed un buon insegnante per il suo partner imprevisto.

Partner con l’inesperienza tipica della recluta, che offre una delle poche occasioni per conoscere qualche dettaglio in più di questo mondo del futuro post apocalittico. Cassandra Anderson è un mutante con poteri telepatici, conseguenza delle radiazioni a cui è stata sottoposta, per questa ragione non può indossare il casco. La interpreta adeguatamente Olivia Thirlby, capace di evidenziare la conflittualità che deriva dal potere, tra fragilità e consapevolezza, inesperienza e caparbietà, si rivela una spalla diligente per il protagonista. La coppia funziona, con la mutante che paradossalmente mostra quel lato umano che Dredd cerca di nascondere dietro il casco e la divisa. Azzeccata anche la villain Ma-Ma affidata a Lena Headey, capace di non perdere sensualità nemmeno col volto ricoperto di cicatrici, ci mette il solito carattere da dura ed è brava a non cercare un’interpretazione sopra le righe, mantenendo una calma inquietante sicuramente efficace, puntellata da un tono della voce quasi sussurrato, più pungente di tante urla.

Olivia Thirlby in Dredd (2012) filmLa regia (a questo punto mi tengo sul vago su chi sia l’autore) offre un’interessante gusto visivo, fatto di movimenti e soluzioni accattivanti. Penso, ad esempio, ad un uso del ralenti che in altre occasioni avrei trovato anche eccessivo, ma che qui diventa espediente narrativo utile a mostrare gli effetti della droga del futuro (denominata, appunto, slo-mo) riuscendo allo stesso tempo a rimarcare dettagli e particolari cruenti nel corso delle sparatorie e delle sequenze di violenza. Costumi, attrezzi di scena e scenografie godono di un design indovinato. Il palazzone vive sul contrasto tra tecnologia e fatiscenza. La violenza è un punto a favore, sangue e carne hanno il loro peso all’interno di un menu che vanta un bodycount da 102 vittime.

Dredd – Il Giudice dell’Apocalisse esce, come detto, in quasi tutto il mondo tra il 2012 ed il 2013, incassando globalmente circa 35 milioni di dollari a fronte di un budget da 50 milioni. Recupera parecchio in home video, vendite che contribuiscono a quel passaparola di cui parlavo in apertura ed alla buona fama di cui gode tra gli appassionati di genere. Una fama che ancora oggi, a distanza di sette anni, tenta di tenere in vita la speranza di un sequel (prima del flop era stata pianificata addirittura una trilogia) o magari di una serie TV che francamente sarebbe giusto concedergli (nel 2017 si era parlato di Mega-City One …). Dredd ha introdotto una mitologia ed un mondo che sarebbe curioso approfondire, così come il personaggio meriterebbe di tornare nuovamente in azione. Non è un caso che lo stesso Karl Urban ne parli ancora nelle interviste, in cui racconta di ricevere tante richieste in merito da parte dei fan, ragioni per le quali nutre il forte desiderio di tornare in un ruolo a cui sembra tenere molto. E noi con lui.

Di seguito il trailer internazionale di Dredd – Il Giudice dell’Apocalisse:

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