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Cineocchio Dossier – To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)

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Si conclude il nostro giro di pattuglia per le strade degli Stati Uniti, soffermandosi sui titoli più recenti

Parliamo velocemente di James Grey, regista di Little Odessa (1994) e The Yards (2000), che ha affrontato il genere sempre con un approccio singolare e anche We Own the Night – I padroni della Notte (2007) segue questa linea. Purtroppo il risultato è disastroso. Una trama banale e allo stesso tempo poco credibile (o meglio, come viene raccontata la rende inverosimile), uccide qualsiasi traccia di realismo e quello che rimane l’abbiamo già visto e pure molto meglio. Inspiegabili le lodi ricevute alla sua uscita.

we-own-the-nightPride & Glory – Il prezzo dell’onore (2008), all’epoca era stato abbastanza atteso dai fan del genere, per poi rivelarsi purtroppo una delusione su tutta la linea. La storia di tre generazioni di sbirri della stessa famiglia si delinea lungo stereotipi e situazioni scontate viste dozzine di volte. Anche il cast, tra cui Edward Norton e Colin Farrell, non sembra troppo convinto. Pensare che il regista Gavin O’Connor (il cui padre, guarda caso faceva il poliziotto a New York) ha collaborato con Joe Carnahan per la sceneggiatura, ma il risultato è da pollice verso. Come nota a margine, il film sembra aver ispirato la serie televisiva Blue Bloods, in onda dal 2010.

Come l’originale di Abel Ferrara, anche il remake-reboot Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans (2009) usa il genere come contenitore per raccontare l’inferno personale del suo protagonista. Lo citiamo per dovere.

pride_and_glory_farrellArriviamo a Brooklyn’s Finest (2009), l’atteso ritorno di Fuqua al poliziesco, che senza dubbio è da annoverare tra i film migliori del genere visti negli ultimi anni. Ci ritroviamo nuovamente nell’ambito dei poliziotti corrotti e ancora una volta il racconto è corale. Questa volta però il regista ha il coraggio di portare il suo assunto fino in fondo. Fuqua si dimostra abile sia nella messa in scena, sia nel raccontare le varie sottotrame e i diversi personaggi che vanno a comporre la storia. Inoltre, faccenda di non poco conto, il regista sposta l’ambientazione da Los Angeles a New York. Un cambiamento non solo di location, ma anche di tono e la differenza si fa sentire. Gli spazi aperti della città degli angeli vengono sostituiti dalle strade anguste e buie delle grande mela. Totalmente ignorato da critica e pubblico, merita assolutamente un recupero da parte degli appassionati. Per chi scrive è anche superiore a Training Day. Consigliato.

brooklyn-s-finestAbbiamo citato varie volte lo scandalo Rampart e nel 2011 esce il film omonimo di Oren Moverman, sceneggiato insieme a James Ellroy, anche responsabile del soggetto. I due scelgono un’impostazione interessante, in quanto la trama si svolge in parallelo agli eventi centrali dello scandalo (quindi siamo nella seconda parte degli anni ’90), come se ne raccontasse una delle tante storie. Rampart infatti ruota intorno all’agente Dave Brown (Woody Harrelson), un veterano della guerra del Vietnam e in servizio nel distretto di Rampart. Brown, violento, alcolizzato e con due matrimoni falliti alle spalle, svolge il suo lavoro usando ogni mezzo a sua disposizione e spesso al dì fuori della legalità. Quando durante un arresto inizia a picchiare un sospettato viene ripreso da una telecamera e il filmato finisce al notiziario. Pur riuscendo a imporsi contro la commissione d’inchiesta, la sua vita professionale inizia a sgretolarsi, mentre le vicende personali lo lasciano senza alcun tipo d’appiglio.
Rampart è la perfetta rappresentazione dei criteri che abbiamo descritto all’inizio di questo speciale. Un film che racconta la vita quotidiana del poliziotto come solo pochi sono riusciti a fare prima. L’aspetto, se vogliamo, limitante, sta nel fatto che Brown è effettivamente uno sbirro corrotto, quindi rappresenta teoricamente una piccola parte della polizia. Molte delle caratteristiche, anche se smorzate, sono probabilmente comunque comuni a molti poliziotti. Overman però non si attacca alle azioni negative del personaggio, bensì le usa per indagare, ma non spiegare, l’individuo. Non c’è giudizio o condanna nel racconto di Moverman, che infatti lascia il suo racconto con il finale aperto. Un film notevole.

Codice 999 posterL’ultimo lustro non ha prodotto polizieschi americani di rilievo, al cinema o in televisione. Le tre migliori serie poliziesche di sempre (The Shield, The Wire e Southland) sono ancora vive nel ricordo degli appassionati, ma ad oggi non hanno avuto seguiti degni di nota. Se escludiamo il caso True Detective, siamo in un momento in cui si preferisce andare sul sicuro e quindi già visto, almeno per quanto riguarda il poliziesco. Sul grande schermo la situazione non è diversa, o meglio, sono uscite pellicole notevoli (alcune citate nell’introduzione), ma che non rientrano nella nostra definizione del genere.

A chiudere questo speciale è la più recente entrata sul genere, Codice 999 di John Hillcoat, arrivato nelle nostre sale lo scorso 21 aprile. Il regista, una garanzia se escludiamo l’ultimo Lawless (2012), sembra aver rispolverato la dualità del racconto già visto magistralmente in Heat. Ambientata in una crepuscolare Atlanta, per non farla troppo lunga la pellicola racconta di un gruppo di poliziotti corrotti che si ritrova costretto ad assaltare banche e uffici governativi per recuperare alcuni documenti top secret che servono a scagionare un boss della mafia russa. Pedine della spietata Kate Winslet, gli agenti elaborano un ultimo piano che prevede un ‘agente a terra’ che depisti i sospetti dando loro il tempo per entrare in azione. Ovviamente le cose non vanno come previsto. Hillcoat – non certamente un ottimista di natura – prende in prestito cliché e dinamiche del genere e si affida a un cast di star per comporre il suo plumbeo quadro di un’umanità travagliata e senza speranza, dove la corruzione dilaga, i mafiosi fanno le regole e i poliziotti si trovano a brancolare circondati da molte più ombre che luci. Costato circa 20 milioni di dollari, il film ne ha raccolti nel mondo circa 23, scoraggiando almeno per il momento qualsiasi tentativo di emulazione.

Anche se la produzione della serie TV di Training Day con Bill Paxton è appena partita.

fine…

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