Azione & Avventura

A Knight of the Seven Kingdoms e quel paragone scomodo con Il Destino di un Cavaliere

Un solo divieto sul set della serie

Proprio come Ser Duncan l’Alto si reca al torneo di Ashford Meadow, anche Heath Ledger, anni fa, aveva intrapreso una personale storia di cavalieri. Ma quando HBO ha iniziato ad adattare le novelle de Il Cavaliere dei Sette Regni / Tales of Dunk and Egg in una serie prequel di Il Trono di Spade / Game of Thrones, c’era un film che non poteva essere nemmeno nominato sul set.

Quando George R. R. Martin ha dato il via libera alla trasposizione televisiva di A Knight of the Seven Kingdoms, ha fatto una sola richiesta alla produzione. Una richiesta semplice… almeno sulla carta.

«Ho detto: facciamo le migliori sequenze di giostra mai viste al cinema», ha raccontato Martin al New York Comic Con 2025.
«Una piccola e modesta sfida per lo showrunner Ira Parker e la sua squadra.»

La prima novella, The Hedge Knight – Il Cavaliere Errante, su cui si basa la prima stagione della serie, è ricca di tornei medievali. Dopo la morte del suo maestro, Ser Arlan di Pennytree, il cavaliere errante Ser Duncan l’Alto decide di tentare la fortuna partecipando al torneo di Ashford Meadow, cercando gloria e qualche moneta. Un’occasione perfetta per ridefinire cosa può essere una giostra cavalleresca in live-action.

Eppure, proprio mentre la serie cercava di reinventare il genere, un confronto era assolutamente proibito.

Secondo lo showrunner Ira Parker, Il destino di un cavaliere era un argomento tabù.

«È l’unica cosa di cui non ci era permesso parlare nella stanza degli sceneggiatori o sul set», ha spiegato Parker. «È un film brillante, con una qualità che dura nel tempo, ma noi siamo arrivati prima. The Hedge Knight è stato scritto due anni prima che quel film uscisse.»

Nonostante un modesto 59% su Rotten Tomatoes, Il destino di un cavaliere è diventato negli anni un vero cult. Nel film del 2001, Heath Ledger interpreta William Thatcher, uno scudiero del XIV secolo che, dopo la morte improvvisa del cavaliere che serve, decide di indossarne l’armatura e competere nei tornei sotto una falsa identità, scalando rapidamente la fama.

Le somiglianze con A Knight of the Seven Kingdoms sono evidenti: entrambe le storie iniziano con la morte di un cavaliere e uno scudiero che prende il suo posto. Anche Ser Duncan, infatti, assume il titolo di cavaliere in circostanze quantomeno ambigue. Lui sostiene che Ser Arlan stesse per investirlo ufficialmente del titolo, ma un flashback rivela che questo non è mai accaduto. Persino il nome “Duncan” sembra nascere sul momento.

«Come ti chiami?», gli chiede il giovane Egg.
«Dunk.»
«Ser Dunk? Non è un nome da cavaliere. È la versione corta di Duncan?»
«Sì… ehm, sì… Ser Duncan di… Ser Duncan l’Alto.»

Non si tratta però di plagio. The Hedge Knight è stato pubblicato nel 1998, ben prima che GoT diventasse un fenomeno globale. Al contrario, Il destino di un cavaliere prendeva ispirazione diretta da I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, tanto che lo stesso Chaucer compare come personaggio nel film.

Quello che resta è un caso di “gemellaggio creativo”, in cui idee simili emergono indipendentemente nello stesso periodo. Parker lo spiega citando una delle grandi voci della letteratura americana:

«Joan Didion lo descrive meglio di chiunque altro. Le idee fluttuano nell’etere. Puoi afferrarle e usarle, ma se smetti di farlo tornano lassù e qualcun altro può prenderle. Non so come funzioni, ma sembra funzionare così.» «E poi è una storia cavalleresca classica. Entrambe lo sono, ed è questo che le rende così affascinanti. Nessuno racconta questo tipo di storie meglio di George.»

Il risultato? Una serie che guarda al passato del cinema cavalleresco, ma che ha scelto consapevolmente di non guardarsi troppo allo specchio, lasciando fuori dal set uno dei film più amati del genere.

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Published by
Stella Delmattino