Il creatore della serie parla di come è stata trattata in casa Disney una storia dalle tematiche molto delicate
L’universo di Star Wars ha sempre raccontato la lotta contro un regime autoritario. Ma quando Andor è arrivata su Disney+, la parola “fascismo” non doveva essere al centro della comunicazione. A rivelarlo è stato il creatore della serie, Tony Gilroy, in un’intervista all’Hollywood Reporter.
Gilroy ha spiegato che lui e Diego Luna avevano capito subito quanto il materiale fosse delicato:
«Io e Diego abbiamo fatto alcune interviste molto in anticipo e ci siamo mossi in punta di piedi. Eravamo tipo: “Oddio, questa cosa è davvero esplosiva”».
Per questo motivo, durante il tour stampa, decisero di adottare una linea prudente:
«Abbiamo studiato la storia per realizzare la serie e ci siamo basati su modelli storici. Non abbiamo la sfera di cristallo. Ci sono esempi per tutto ciò che abbiamo fatto, lungo tutta la storia».
«Era una posizione molto, molto sicura e legittima per vendere la serie senza dover mai dire ciò che ora posso dire liberamente».
E oggi Gilroy lo dice senza mezzi termini:
«Stavamo raccontando una storia sull’autoritarismo e sul fascismo, e l’Impero è chiaramente un grande esempio di questo».
La serie esplora burocrazia, sorveglianza, lavoro forzato e propaganda, mostrando come i sistemi oppressivi prendano forma. E sul parallelismo con l’attualità americana, Gilroy è stato ancora più diretto:
«Abbiamo preso il manuale del “Fascismo per principianti” con le 15 cose che si fanno e abbiamo cercato di includerne il più possibile nel modo più artistico possibile. Come potevamo sapere che quel circo a Washington avrebbe usato lo stesso manuale?».
Secondo lui non si tratta di preveggenza, ma di storia che si ripete:
«All’inizio la gente diceva: “Siete dei veggenti”. Ma guardandoci indietro, la spiegazione è molto più triste di così».
E questa spiegazione è semplice: non serve una sfera di cristallo, basta un libro di storia.