Una scelta narrativa ben precisa, che invita pubblico e personaggi a credere nella speranza invece che nella certezza
Dopo quasi un decennio fatto di mostri, amicizie, partite a Dungeons & Dragons e traumi soprannaturali, Stranger Things è ufficialmente giunta al termine (la recensione). L’episodio finale, intitolato “The Rightside Up / Il Mondo reale”, chiude definitivamente il libro di una delle avventure seriali più amate degli ultimi anni.
Con la conclusione della serie, arriva anche una scelta narrativa tanto audace quanto divisiva: il destino di Undici, il personaggio più importante dell’intero racconto, viene lasciato volutamente irrisolto. Per una serie che ha sempre saputo bilanciare lo spettacolo di genere con un’intensa dimensione emotiva, questa decisione non è affatto casuale.
Le ultime sequenze della quinta stagione suggeriscono fortemente che Undici possa essere morta nel momento in cui il Sottosopra viene distrutto. Tuttavia, poco prima della fine, viene offerta un’altra possibilità. Mike propone una versione alternativa degli eventi: Undici sarebbe sopravvissuta, avrebbe trovato pace e iniziato una nuova vita lontano da Hawkins. Nulla viene confermato, ma il gruppo di amici sceglie di credergli. E la serie invita lo spettatore a fare lo stesso.
Secondo i creatori, non esiste una risposta giusta o sbagliata. Ed è proprio questo il punto.
Parlando con Netflix Tudum, Matt e Ross Duffer hanno spiegato che il finale di Undici è stato concepito fin dall’inizio per vivere in quello spazio scomodo tra speranza e perdita. Ciò che contava non era chiarire cosa le fosse accaduto, ma affrontare il significato reale della sua esistenza dopo tutto ciò che aveva vissuto.
Matt Duffer ha spiegato che la serie ha costruito questa realtà per tutta la stagione, anche se alcuni personaggi si rifiutavano di affrontarla:
“Quello che volevamo fare era affrontare la realtà della sua situazione dopo tutto questo e chiederci come avrebbe potuto vivere una vita normale. Sono domande che abbiamo posto per tutta la stagione e che Hopper semplicemente non vuole nemmeno prendere in considerazione.
Mike invece ci ha pensato molto, ma quella che immagina è una versione quasi fantasiosa, che nella realtà non funzionerebbe mai. Ci sono due strade che Undici potrebbe percorrere: una più oscura e pessimista e una più luminosa e piena di speranza. Mike è l’ottimista del gruppo e sceglie di credere in quella storia.”
Questo contrasto tra Mike e Hopper definisce l’intero finale. Hopper comprende il prezzo dei poteri di Undici e il pericolo che inevitabilmente la seguirebbe ovunque. Mike, al contrario, si aggrappa alla fede. Non perché sia logico, ma perché è l’unico modo per andare avanti. Il finale sposa il punto di vista di Mike senza mai confermarlo apertamente.
Ross Duffer ha chiarito che una possibilità, invece, non è mai stata presa in considerazione: Undici che resta a Hawkins, con i suoi poteri intatti e riunita al gruppo.
Affinché i personaggi potessero andare avanti e la storia di Hawkins e del Sottosopra potesse davvero chiudersi, Undici doveva andarsene.
Ci sembrava bellissimo che i personaggi continuassero a credere in un finale felice anche senza una risposta definitiva. Il fatto stesso che ci credano ci è sembrato il modo migliore per chiudere la storia e rappresentare il passaggio dall’infanzia all’età adulta.”
Undici è sempre esistita leggermente ai margini del mondo degli altri. È stata un’arma, un miracolo e un simbolo dell’immaginazione infantile allo stesso tempo. Lasciarla svanire nell’incertezza, invece di inchiodarla a un destino definitivo, preserva questa idea. Rimane qualcosa di più grande della trama stessa.
Matt Duffer ha aggiunto che l’ambiguità non è solo tematica, ma anche pratica all’interno della storia:
“La realtà è che, se Undici fosse davvero là fuori, il massimo a cui potrebbero aspirare sarebbe crederci, perché non potrebbero avere contatti con lei. Tutto crollerebbe se fosse altrimenti.
Quindi, se questa è la narrazione, questo è davvero il modo migliore per tenerla in vita. Ed è una storia su Mike e sugli altri che trovano un modo per andare avanti.”
Questa idea riecheggia anche nel dialogo tra Undici e Hopper all’inizio dell’episodio. Dopo aver ascoltato le paure di Hopper di perderla, Undici gli restituisce le sue stesse parole, ridefinendo l’intero arco narrativo.
Il suo finale non è determinato dal fatto che sia viva o morta, ma dal fatto che abbia scelto. Per un personaggio la cui vita è sempre stata controllata da laboratori, mostri e piani altrui, quella scelta è tutto.
Rifiutandosi di dare una risposta definitiva, il finale chiede al pubblico di fare ciò che fanno i personaggi: scegliere la speranza. Credere in un futuro che non si può vedere. In Stranger Things, la chiusura non nasce dalla certezza, ma dalla fede nelle persone che ami e nelle storie che ti racconti per andare avanti.