Sci-Fi & Fantasy

George R.R. Martin e The Winds of Winter: “Nessun altro concluderà questo libro al posto mio”

Un’intervista che svela il processo creativo tormentato dietro il capitolo più difficile di Cronache del ghiaccio e del fuoco

Ogni intervista concessa da George R. R. Martin segue sempre lo stesso destino: prima o poi, la conversazione torna inevitabilmente a The Winds of Winter. Non importa che si parli di draghi, di Dunk e Egg o dello stato attuale della fantasy televisiva: il sesto capitolo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco resta il centro di gravità di tutto.

È successo di nuovo in una recente intervista rilasciata all’Hollywood Reporter. Martin ha parlato con entusiasmo di A Knight of the Seven Kingdoms, ha commentato la possibilità di nuovi sviluppi legati a Il Trono di Spade e ha lasciato trapelare persino qualche tensione creativa. Ma nulla pesa quanto l’assenza, ormai leggendaria, di The Winds of Winter.

La domanda, ancora una volta, ha toccato un nervo scoperto. Martin non ha dimenticato un episodio avvenuto al WorldCon dello scorso anno, quando un fan gli chiese se, vista l’età, avrebbe permesso a un altro scrittore di completare il romanzo. Oggi Martin ha 77 anni, e la ferita è ancora aperta:

«Non avevo proprio bisogno di questa merda. Nessuno ha bisogno di questa merda».

Alla frustrazione si affianca però una lucida consapevolezza del tempo che passa. Martin ha confermato di avere circa 1.100 pagine già scritte, lo stesso numero citato da anni. Ciò che cambia, semmai, è il loro contenuto. Il lavoro procede attraverso continue riscritture, tagli radicali e cambi di prospettiva tra i personaggi.

«Apro l’ultimo capitolo su cui stavo lavorando e penso: “Oh cazzo, non è molto buono”. Allora lo riscrivo. Oppure decido: “Questo capitolo di Tyrion non funziona, scriviamo Jon Snow”. Se però non vengo interrotto, prima o poi entro nel flusso».

Nemmeno le condizioni ideali garantiscono rapidità. Durante la pandemia, Martin si è isolato in una baita per concentrarsi esclusivamente sulla scrittura. Il risultato è stato un grande accumulo di materiale, accompagnato però da dubbi continui:

«Ho scritto un capitolo di Tyrion che adoravo. Poi l’ho riletto e mi sono detto: “Non posso farlo, cambierebbe tutto il libro”. Ho pensato di trasformarlo in una serie di sogni. No, non funzionava nemmeno quello…».

Nonostante tutto, l’idea di abbandonare il romanzo non è mai stata presa in considerazione. «Sarebbe un fallimento totale per me. Voglio finirlo», ha ribadito. Allo stesso modo, Martin ha escluso categoricamente la possibilità che qualcun altro completi l’opera al suo posto. Se non riuscirà a terminarla per morte o incapacità, il libro resterà incompiuto.

«Il mio lavoro non sarà terminato [da altri] …», ha detto, citando Il mistero di Edwin Drood di Charles Dickens come precedente storico che è disposto ad accettare.

Per i lettori è una prospettiva amara. Martin continua a scrivere, rivedere, correggere, ossessionato dall’idea di consegnare un libro all’altezza. Resta però impossibile sapere se The Winds of Winter arriverà davvero sugli scaffali o se entrerà definitivamente nel mito delle grandi opere incompiute.

Nel frattempo, il mondo di Westeros continua a vivere sullo schermo, mentre l’attesa per il romanzo prosegue, sospesa tra speranza e rassegnazione.

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Published by
Stella Delmattino