I Duffer hanno parlato di Tolkien e Peter Jackson
Dopo dieci anni di mostri, biciclette, amicizie indistruttibili e incubi paralleli, Stranger Things ha salutato il pubblico con un finale che non ha avuto paura di prendersi il suo tempo. L’episodio conclusivo della quinta stagione non si limita a risolvere lo scontro con Vecna, ma allunga lo sguardo oltre la battaglia, seguendo i personaggi quando la polvere si è posata. Una scelta precisa, emotiva e dichiaratamente ispirata a uno dei finali più celebri della storia del cinema fantasy: Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re.
A confermarlo sono stati direttamente Matt e Ross Duffer, che in un’intervista hanno spiegato quanto il film di Peter Jackson abbia pesato nella costruzione dell’epilogo.
«Abbiamo pensato molto a Il Ritorno del Re, soprattutto per quanto riguarda la lunghezza dell’epilogo. Quello è stato il nostro principale riferimento per costruire il finale. Amiamo i titoli di coda de Il Ritorno del Re, ed è da lì che è nata l’idea iniziale», ha raccontato Matt Duffer a Deadline.
La struttura dell’ultimo episodio di Stranger Things 5 segue infatti lo stesso principio: non chiudere sulla vittoria, ma sul dopo. Dopo la sconfitta di Vecna, la serie salta in avanti nel tempo e torna a Hawkins per mostrare cosa ne è stato dei suoi protagonisti. Le strade si separano, i legami cambiano forma, qualcuno resta, qualcuno parte. È un addio dilatato, consapevole, quasi cerimoniale.
Il parallelismo con Tolkien è evidente anche nella scelta di chiudere con una sorta di “montaggio della memoria”, che ripercorre i volti, i momenti e le tappe fondamentali della serie. Un richiamo diretto ai titoli di coda del film di Jackson, che scorrevano come un album di ricordi dopo la distruzione dell’Anello. Non è solo nostalgia: è un modo per riconoscere il peso del viaggio.
«Non volevamo un finale affrettato. Questa serie è sempre stata corale, e il finale doveva rispettare quella natura. Doveva sembrare una conclusione, non uno stop improvviso», hanno aggiunto i Duffer. In un’epoca di finali rapidi e spesso bruschi, Stranger Things sceglie invece la via della chiusura emotiva, quasi letteraria.
E non è un caso che la fonte d’ispirazione sia proprio Il Ritorno del Re. «È uno degli esempi migliori di come chiudere una storia enorme senza tradire i personaggi. È lungo, sì, ma è emotivamente giusto. E per noi era fondamentale essere emotivamente giusti», ha sottolineato Ross Duffer.
Il risultato è un finale che divide, come tutti i finali importanti, ma che rivendica con forza la propria identità: non spettacolare per forza, non cinico, non sbrigativo. Un addio che guarda in faccia il pubblico e gli dice grazie, prendendosi il tempo necessario per farlo.
Dopo aver riscritto l’immaginario pop degli anni Ottanta e aver accompagnato un’intera generazione dalla preadolescenza all’età adulta, Stranger Things sceglie di uscire di scena come i grandi racconti epici: lentamente, con rispetto, lasciando che ogni personaggio trovi il suo posto nel mondo. Proprio come la Compagnia dell’Anello.