<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Anna Landi | Il Cineocchio</title>
	<atom:link href="https://www.ilcineocchio.it/author/anna-landi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilcineocchio.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 Apr 2022 16:00:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-the-slumber-party-massacre-di-amy-holden-jones/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-the-slumber-party-massacre-di-amy-holden-jones/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Landi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 11:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=284492</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 1982, la montatrice esordiva alla regia con un'opera(zione) innovativa, non del tutto riuscita ma capace di distinguersi dalle produzioni del periodo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-the-slumber-party-massacre-di-amy-holden-jones/">Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’America degli anni ’80, i cosiddetti film<em> slasher</em> conobbero certamente una grande popolarità: violenti ed eccessivi sotto ogni punto di vista, rappresentarono una vera novità per gli amanti del genere horror.</p>
<p>Ed è proprio in questo periodo storico che viene prodotto anche <strong>The Slumber Party Massacre</strong>, esordio alla regia della montatrice <strong>Amy Holden Jones</strong>, che dopo un lungo periodo di gavetta si era mostrata impaziente di girare personalmente il suo primo film, tanto da rinunciare alla proposta di lavorare come montatrice ad <em>E.T. l&#8217;extraterrestre </em>di Steven Spielberg, girato proprio nello stesso anno.</p>
<p>Come è facilmente immaginabile, The Slumber Party Massacre &#8211; che venne <strong>finanziato da Roger Corman</strong> &#8211; non conobbe mai la stessa popolarità del classico di Spielberg, ma riuscì con il passare del tempo a diventare ugualmente un piccolo <em>cult</em>, attirando una certa quantità di estimatori soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra (in Italia, purtroppo &#8211; e abbastanza inspiegabilmente &#8211; il film risulta ancora oggi inedito sul mercato home video, né passò mai nei cinema) e finendo per essere considerato un vero e proprio apripista per gli<em> <strong>slasher</strong></em><strong> femministi</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-284497" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982-poster-300x450.jpg" alt="The Slumber Party Massacre film 1982 poster" width="234" height="351" /></a>Com’era la norma per l’epoca, The Slumber Party Massacre <strong>venne girato in poco tempo e con un budget limitatissimo</strong> (appena 250.000 dollari di budget), con un cast composto da giovani attori alle prime armi che frequentavano l’Università della California e che, successivamente all’uscita del film, non si può dire che ebbero una carriera rilevante nell’industria cinematografica.</p>
<p><strong>La trama è semplice e ridotta all’essenziale</strong>: una sonnolenta provincia americana viene sconvolta da una serie di sanguinosi omicidi per mano di Russ Thorn (<strong>Michael Villela</strong>), un maniaco recentemente fuggito di prigione. Vittime della sua furia inarrestabile, sono alcuni ragazze all’ultimo anno di liceo, ritrovatesi nella casa di una di loro per organizzare una festa.</p>
<p>Un&#8217;idea di base non particolarmente originale dunque, che ci ricorda per molti versi i capisaldi del sottogenere, <strong><em>Halloween &#8211; La notte delle streghe</em></strong> di John Carpenter (1978) e <strong><em>Black Christmas (Un Natale Rosso Sangue)</em></strong> di Bob Clark (1974).</p>
<p>Cosa rende allora The Slumber Party Massacre quanto meno interessante? Una delle ragioni principali è il fatto che dietro alla mdp ci sia appunto una donna. Se negli ultimi anni ci siamo sempre di più abituati all’incursione di registe nel genere horror (si pensi a Jennifer Kent, Julia Ducournau o Mary Harron), negli anni ’80 il panorama horror era dominato esclusivamente da uomini.</p>
<p>È interessante allora notare da questo punto di vista che<strong> la sceneggiatura del film sia stata elaborata dalla scrittrice femminista Rita Mae Brown</strong>, che aveva in mente un intento ben preciso: creare una parodia degli <em>slasher</em>, sottolineando in particolare il loro ridicolo trattamento delle &#8216;inerti&#8217; figure femminili che abitualmente trattavano.</p>
<p>Si pensi al modo in cui i colleghi maschi di Amy Holden Jones usavano la cinepresa, indugiando in maniera voyeuristica sui corpi delle vittime – sempre femminili ed esposti il più delle volte a nudità gratuite -, ad esacerbare quella che la critica cinematografica Laura Mulvey arrivò a definire nel 1975 come <em>“Male gaze”</em>. Ebbene, se lo scopo di Rita Mae Brown era esattamente quello di farsi beffe di questa &#8216;ossessione&#8217; tutta maschile per i giovani corpi femminili, tratteggiando un&#8217;opera prevalentemente ironica, non si può dire lo stesso per i produttori di The Slumber Party Massacre, che erano invece determinati a finanziare un film che fosse principalmente di paura.</p>
<p>Ecco perché, almeno a un primo sguardo, in The Slumber Party Massacre la regista sembra fare esattamente quello che a lungo avevano fatto i colleghi uomini: <strong>più e più volte indugia sui fisici nudi delle protagoniste</strong>, sia che si trovino a fare la doccia dopo un allenamento di basket a scuola, che si cambino nella sicurezza (solo apparente) delle mura di casa, oppure mentre vengono spiate non solo dal killer, ma addirittura dai loro stessi compagni di classe.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-1982.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)"><img decoding="async" class=" wp-image-284498 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-1982-300x200.jpg" alt="The Slumber Party Massacre 1982" width="351" height="234" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-1982-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-1982-768x512.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-1982.jpg 1024w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>Questi elementi, però, <strong>vengono resi in maniera talmente esagerata</strong> da risultare molto più fedeli ai toni sovversivi dello <em>script</em> che al desiderio dei produttori di mantenere un tono di forte serietà generale, e Amy Holden Jones (intuendo perfettamente la vera natura del lavoro della Brown) <strong>finisce proprio col prendersi gioco di tutti quei cliché ricorrenti nel genere horror</strong>, che il più delle volte mortificavano le figure femminili presenti sul grande schermo.</p>
<p>Non è un caso, ad esempio, che l’arma scelta dal maniaco – un assassino unidimensionale, senza alcun tipo di profondità psicologica, la cui identità è svelata molto presto &#8211; sia allora <strong>un lungo trapano dall&#8217;inconfutabile allegoria fallica</strong>, che egli punta con rabbia contro le sue vittime prima di ferirle mortalmente (ma è vero che non disdegna di usarlo anche con gli uomini).</p>
<p>Particolarmente burlesca è anche <strong>la ripetizione estenuante e ossessiva di finti<em> jumpscare</em></strong>, talmente numerosi e a tratti ridicoli (in una scena un trapano elettrico fora una porta e, proprio quando ci aspettiamo di vedere apparire il killer, scopriamo invece che si tratta di una ragazza intenta a creare uno spioncino) da diventare dopo poco tempo facilmente prevedibili dal pubblico, per il sollievo degli spettatori più impressionabili (e forse lo sgomento di quelli che invece bramano il sangue &#8230;).</p>
<p>Questo aspetto non preclude a Amy Holden Jones di poter ugualmente creare in The Slumber Party Massacre <strong>momenti di vera tensione degni del genere (non manca nemmeno lo splatter, specie nell’ultimo atto)</strong>, volti soprattutto a rivendicare un nuovo spazio per le donne nei film di questo tipo: ad esempio, nella scena finale del film (segue <span style="color: #ff0000;"><strong>SPOILER</strong></span>), Valerie (<strong>Robin Stille</strong>), una delle sopravvissute (anche qui si noti come non ci sia soltanto una sola <em>final girl</em>, ma addirittura tre, che finiscono con l’aiutarsi a vicenda) trancia con un machete il trapano del killer, in una sorta di rudimentale castrazione che lo riduce all’impotenza fisica, e pertanto alla sconfitta definitiva.</p>
<p>Importante per The Slumber Party Massacre è poi il modo in cui, fin dall’inizio,<strong> le giovani protagoniste reclamino la loro sessualità, siano emancipate e non vengano &#8216;punite&#8217; per questo</strong>, anzi: ciò viene <em>normalizzato</em> e inquadrato non più come un’unica prerogativa maschile, come sottolineato dalla scena in cui la sorella minore di Valerie sgattaiola in camera sua per sfogliare la rivista <em>Playgirl</em>, l’equivalente femminista del celebre <em>Playboy.</em></p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982.jpg" rel="lightbox" title="Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)"><img decoding="async" class="alignright wp-image-284500" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982-300x184.jpg" alt="The Slumber Party Massacre film 1982" width="351" height="215" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982-300x184.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982-768x470.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/04/The-Slumber-Party-Massacre-film-1982.jpg 1024w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>La regista riesce quindi nell’intento di creare <strong>un prodotto ibrido</strong>, che sicuramente per gli standard cinematografici di oggi risulta un po’ goffo e demodé nell’esecuzione, ma che mantiene un’aurea anticonvenzionale, riuscendo a distinguersi nel foltissimo panorama degli <em>slasher</em> statunitensi usciti a ripetizione negli anni ’80 e a ritgaliarsi un suo spazietto nella storia del genere.</p>
<p>Non è infatti un caso che il film abbia dato vita a ben <strong>due sequel</strong>, <em>Slumber Party Massacre II</em> (1987) e <em>Slumber Party Massacre III </em>(1990), entrambi scritti e diretti da altrettante donne, che anche se apprezzati da un pubblico di nicchia vengono ancora oggi ritenuti decisamente inferiori al capostipite a causa di sceneggiature molto deboli e delle regie anonime. Nei seguiti si tenta infatti invano di mantenere un messaggio femminista, ma risultano in fin dei conti vuoti e facilmente dimenticabili, più interessati a fare leva sugli elementi sanguinolenti e sessuali delle rispettive vicende.</p>
<p>Invece, nel 2021 la regista canadese Danishka Esterhazy ha realizzato <strong>una ‘reimmaginazione moderna’</strong><em>, </em>uscita dritta per SyFy Channel (e inedita in Italia, naturalmente), sempre intitolata <em>“Slumber Party Massacre”</em> e accolto nemmeno troppo severamente dalla critica, a dimostrazione di come l’originale non sia stato affatto dimenticato.</p>
<p>Di seguito <strong>una clip che racchiude tutti gli omicidi</strong> di The Slumber Party Massacre:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/T2Rr2-nldDI" width="1488" height="691" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-the-slumber-party-massacre-di-amy-holden-jones/">Dossier: The Slumber Party Massacre di Amy Holden Jones, lo slasher si tinge di rosa (e di ironia)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-the-slumber-party-massacre-di-amy-holden-jones/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
