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	<title>Carlo Nicolosi | Il Cineocchio</title>
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		<title>Must TV: Mr. Robot &#8211; Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nicolosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 08:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Mr. Robot]]></category>
		<category><![CDATA[Rami Malek]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione serie]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Esmail]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sguardo ravvicinato ai 10 episodi della serie rivelazione del 2015 che ha lanciato lo sceneggiatore e regista Sam Esmail e il protagonista Rami Malek</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/must-tv-mr-robot-stagione-1-2015-hackeriamo-la-democrazia/">Must TV: Mr. Robot &#8211; Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Intro. </strong></span><em>Ero un nerd, stavo sul mio computer per tutto il tempo, ero un fan di Steve Jobs, ero ossessionato da lui. All’inizio sembrava contro Microsoft, poi un giorno l’ho visto insieme a Bill Gates e hanno unito le forze: ricordo di essere rimasto tanto scoraggiato e disilluso. Penso che ci siano un sacco di continue delusioni quando si tratta dei nostri eroi, purtroppo. Tutti pensano fosse un grande uomo ma ha fatto i miliardi sfruttando i bambini, tutto il mondo non è che un grande imbroglio.</em></p>
<p><em>I social media agiscono come surrogato dell’intimità, io sono egiziano e sono andato in Egitto subito dopo la primavera araba: quella è sicuramente stata una delle ispirazioni per la serie.</em></p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-poster.jpg" rel="lightbox" title="Must TV: Mr. Robot - Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright  wp-image-42230" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-poster-232x300.jpg" alt="mr robot poster" width="253" height="327" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-poster-232x300.jpg 232w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-poster-309x400.jpg 309w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-poster.jpg 583w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a>Esordisce in questo modo il regista <strong>Sam Esmail</strong> (fin’ora conosciuto principalmente come sceneggiatore del film <em>The Comet</em> del 2014) alla presentazione della serie rivelazione dello scorso anno: <strong>Mr. Robot</strong>, pluripremiata agli Emmy, ai Golden Globe e soprattutto dalla critica, con ascolti che in America si sono aggirati attorno ai 2 milioni di spettatori a episodio.</p>
<p>Era prevedibile, in quanto tema molto attuale (vedete anche le similitudine con <strong>Snowden</strong>, gioiellino di Oliver Stone del 2016) e molto sentito dalle nuove generazioni, che il movimento <strong>Anonymous</strong> (hacker senza leader che agiscono in gruppo per perseguire un obiettivo comune che spesso è quello di danneggiare le multinazionali e rivelarne alla gente i segreti più scabrosi) &#8211; balzato agli onori delle cronache e molto attivo fino a poco tempo fa &#8211; venisse ripreso in una qualche maniera dal cinema o dalle produzioni televisive.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Trama (con SPOILER)</strong></span></p>
<p><em>Viviamo in un mondo di menzogne, persino nei Big Mac che mangiamo ogni giorno. Ma che ti piaccia o no, io sono reale.</em></p>
<p>Elliot Alderson (<strong>Rami Malek</strong>) lavora per una società che si occupa di sicurezza online, la <strong>AllSafe</strong>, il cui maggior cliente è la più grande corporation mondiale, tale <strong>E Corp</strong>.</p>
<p>L’obiettivo di Elliot e dei suoi ‘colleghi’ hacker (Darlene, che scopriremo esser sua sorella; Leslie, Trenton e Cisco) è di rendere illeggibili tutti i dati della E Corp (e tutti i vari backup sparsi per il mondo) riuscendo così ad “azzerare la società moderna”, cancellando debiti e crediti economici, mettendo un punto alla storia e facendo “ripartire il sistema da zero”.</p>
<p>Il protagonista infatti è in grado di carpire informazioni su chiunque gli stia attorno, dalla ragazza minacciata dagli spacciatori, alla terapista che sta iniziando a vedersi con un uomo che in verità nasconde un&#8217;altra famiglia. Ho citato la sua terapista non a caso, Elliot infatti non è una persona propriamente equilibrata, anzi. Per fortuna non ci troviamo però di fronte a un sociopatico in stile <strong>Dr. House</strong> tutto battute, cinismo e misantropia, ma a una persona realmente disturbata che evita il contatto umano e cerca di contenere la propria ansia sociale con le bugie, l&#8217;isolamento e la morfina. Insomma pur avendo alcuni lati positivi non è la classica simpatica canaglia né il piccolo genio con cui lo spettatore sarebbe solito empatizzare, ma piuttosto un personaggio che attraverso il proprio disagio e i conflitti interiori aggiunge realismo e veridicità alla narrazione.</p>
<p>L&#8217;episodio pilota è magistralmente diretto dal regista di <em>Uomini che odiano le donne</em>, <strong>Niels Arden Oplev</strong>, che entra direttamente nel mondo di Elliot e della AllSafe (facendo da subito capire chi è il protagonista, per chi lavora e quali sono i suoi drammi personali), e permette di offrire il passo ai successivi 9 episodi &#8211; 3 dei quali diretti direttamente dallo sceneggiatore di origine egiziane Esmail.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/mr-robot-malek.jpg" rel="lightbox" title="Must TV: Mr. Robot - Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-16389 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/mr-robot-malek-300x200.jpg" alt="mr robot malek" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/mr-robot-malek-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/mr-robot-malek.jpg 620w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il giovane hacker viene avvicinato nella seconda puntata da Mr. Robot, un misterioso anarco-insurrezionalista (alias <strong>Cristian Slater</strong>) che intende introdurlo in un gruppo di <em>hacktivisti </em>conosciuti con il nome di <strong>fsociety</strong>, il cui manifesto è fondamentalmente smascherare i corruttori che stanno distruggendo il mondo.</p>
<p>Mr. Robot gli rivela nel corso della serie di voler causare il fallimento della multinazionale E Corp, ritenuta responsabile, tra le altre cose, di un disastro ambientale, facendo leva sul fatto che il padre di Elliot sia una delle centinaia di vittime. La E Corp, soprannominata in seguito <strong>EVIL Corp</strong> dal protagonista, è il cliente principale della stessa Allsafe per la quale Elliot sarà successivamente nominato supervisore della sicurezza informatica.</p>
<p>Il personaggio con il quale Elliot interagisce e si confronta di più è proprio Mr. Robot, questo misterioso personaggio che lo avvicina nelle sue giornate di paranoia. A quell’uomo, ri-soprannominato Mr. Robot per la pezza che porta sul petto del suo giubbotto, il ragazzo inizia a raccontare il suo passato, ad aprirsi e affidarsi nel momento del bisogno. Emblematica la scena in cui lo sconosciuto lo aiuta a superare una <strong>crisi di astinenza dalla morfina</strong>, usata dal protagonista abitualmente per allietare la sua solitudine, rassicurandolo del fatto che per lui sarà sempre presente.</p>
<p>Ma quella presenza – confortante e stimolante in alcuni casi, critica e dura in altri – si rivelerà essere solo appunto una presenza, una proiezione mentale di Elliot, che ha assunto le sembianze proprio di quel padre a cui il ragazzo era legato in maniera quasi morbosa. Mr. Robot ed Elliot sono la stessa persona, le due facce di una stessa medaglia.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot.jpg" rel="lightbox" title="Must TV: Mr. Robot - Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia"><img decoding="async" class="alignright  wp-image-31048" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot-300x152.jpg" alt="the-shining-reference-in-mr-robot" width="353" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot-300x152.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot-768x389.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot-752x380.jpg 752w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/09/The-Shining-reference-in-Mr-Robot.jpg 874w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /></a>Non ci è voluto molto prima che Mr. Robot diventasse un vero e proprio cult negli Stati Uniti e fosse di conseguenza acquistato dai principali network europei (Mediaset in Italia). Un vero e proprio manifesto di <strong>un’ideale ‘rivoluzione 2.0’</strong> che strizza l’occhio a molti film di spessore, sia nei protagonisti che per la trama.</p>
<p>Su tutti senz’altro <strong>Fight Club</strong>, il film di David Fincher del 1999 con Brad Pitt alter ego di Edward Norton ispirato all’omonimo libro di <strong>Chuck Palahniuk</strong>. Disturbi dissociativi, volontà di non adattarsi al mondo ma anzi cercare di cambiarlo attraverso metodi personali quanto poco etici, e gesti folli sono il leitmotiv che accompagnano ed accomunano la serie TV al lungometraggio, oltre a un uso lampante della canzone “<strong>Where is my mind</strong>” dei Pixies (vedere l&#8217;episodio 9 per capire bene), a sottolineare quanto l’autore si concentri sulla parte psicologica del <em>drama</em>.</p>
<p>Inoltre, la trama di un newyorkese deluso dalla società che vuole rivoluzionare il mondo è forse già nota. Un po’ poco per descrivere Mr. Robot, ancora meno per descrivere <strong>Taxi Driver</strong> di Martin Scorsese. Ma la comunanza è pressoché identica (anche se cambiano i risvolti finali).</p>
<p>In alcune interviste Esmail ha spesso dichiarato di aver più volte rivisto <strong>Arancia Meccanica</strong> e <strong>American Psyco</strong> per dare linfa ad alcuni aspetti dei personaggi, come ad esempio quello di Tyrell Wellick (<strong>Martin Wallström</strong>), di cui noterete la spigliata voglia di abbattere ogni limite alle proprie ambizioni. Tyrell, il più giovane tra i dirigenti della multinazionale, sarà protagonista nella seconda parte della serie (compiendo addirittura un efferato omicidio pur di scalare la vetta della E Corp), in cui avverte Elliot di aver scoperto il suo hackeraggio e costringendolo a farsi portare nel covo segreto della fsociety, sede in cui vedremo Elliot impugnare nell&#8217;ultimo episodio una pistola poco prima dei titoli di coda finali, lasciando aperta qualsiasi prospettiva per la seconda stagione.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-stagione-1.jpg" rel="lightbox" title="Must TV: Mr. Robot - Stagione 1 (2015), hackeriamo la democrazia"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-42232 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-stagione-1-300x171.jpg" alt="mr robot stagione 1" width="337" height="192" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-stagione-1-300x171.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-stagione-1-500x286.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/mr-robot-stagione-1.jpg 730w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a>Concludendo, Mr. Robot è una serie assolutamente consigliata in quanto attuale e realistica. La globalizzazione e <strong>le multinazionali che ci controllano e “giocano a fare Dio senza averne il permesso”</strong> sono tematiche al centro delle cronache degli ultimi anni, temi che in passato erano sicuramente più di nicchia, ma che grazie ai sistemi d’informazione virtuali sempre più disponibili e consultati/consultabili dalla popolazione mondiale stanno portando a galla avvenimenti e magheggi sinora occultati.</p>
<p>Banche, agenzie di rating, debiti nascosti, sono stati dettagliatamente raccontati in questa prima stagione, a cui seguirà una seconda &#8211; già trasmessa negli Stati Uniti &#8211; che si concentrerà in maniera più approfondita, invece, gli aspetti della vita privata di Elliot, della sua famiglia e dei propri mali interiori.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Curiosità</strong></span></p>
<p>Prima di realizzare la serie televisiva, Esmail aveva pensato per molto tempo (pare 15 anni) a <strong>un film per il cinema</strong>.<br />
Malek ha dichiarato di essere diventato paranoico dopo aver cominciato a calarsi nei panni di Elliot. Sembra ormai che oggi non usi più di tanto il suo computer o lo smartphone, in quanto si è reso conto di quanto i nostri dati sensibili siano davvero a rischio.<br />
Il protagonista ha inoltre ottenuto la parte principale nella serie dopo essere stato notato in <strong>The Pacific</strong> (serie HBO del 2010 prodotta dal duo Tom Hanks &#8211; Steven Spielberg) dalla compagna di Esmail (Emmy Rossum).</p>
<p>La serie TV ha ottenuto una trasposizione videoludica, per iOs e AndroID: <strong>Mr.Robot:1.51 exfiltrati0n.apk</strong> (fate prima a cercarlo come exilftrati0n, con lo zero), ed è disponibile nei principali market-store telefonici, al costo di poco più di 3 euro.</p>
<p>La scorsa settimana ho iniziato la visione della seconda stagione di Mr. Robot, che recensirò a breve sempre qui su MUST TV, mentre USA Network ha annunciato che non rivedremo Elliot Alderson prima di ottobre.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer</strong> della prima stagione:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/N6HGuJC--rk" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[Must TV] 3% di Pedro Aguilera &#8211; Stagione 1</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/must-tv-3-di-pedro-aguilera-stagione-1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nicolosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sguardo ravvicinato agli 8 episodi della prima serie originale prodotta da Netflix in Brasile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/must-tv-3-di-pedro-aguilera-stagione-1/">[Must TV] 3% di Pedro Aguilera &#8211; Stagione 1</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cos&#8217;è Must TV</strong></p>
<p>&#8220;C&#8217;è solo un giudice ultimo della scrittura ed è lo scrittore. Quando si diventa preda di redattori, editori e lettori è finita. E naturalmente quando si diventa preda della fama e della gloria potete buttarvi a mare.&#8221;</p>
<p>Così <strong>Charles Bukowski</strong> descriveva perfettamente il fine ultimo dello scrivere. 22 anni, cinefilo, scrivo per passione e per bisogno, mai per gloria.<br />
Con questa rubrica condivideremo opinioni e critiche sulle serie TV che seguo.<br />
I personaggi del nostro cinema vivono ormai tutti in solitudine. Nudi di sentimenti, nudi di ossessioni, agiscono in un mondo del quale non è mai possibile vedere gli orizzonti, i confini. Mai proiettati in un paesaggio: alle loro spalle o dinnanzi ai loro occhi restano stanze fredde, spazi disabitati.<br />
Cercherò di far luce proprio su questo, di riempire gli spazi, di ampliare le visioni.</p>
<p>A voi la scelta di continuare o meno.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three_percent_netflix.jpg" rel="lightbox" title="[Must TV] 3% di Pedro Aguilera - Stagione 1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-35321" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three_percent_netflix-202x300.jpg" alt="three_percent_netflix" width="202" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three_percent_netflix-202x300.jpg 202w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three_percent_netflix-270x400.jpg 270w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three_percent_netflix.jpg 509w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" /></a>Intro</strong></p>
<p>Come ogni anno, qualche giorno fa l’Oxford Dictionaries ha comunicato la sua parola dell’anno: <strong><em>post-truth</em></strong>. Tradotto letteralmente è post-verità e va a descrivere quella situazione in cui la verità che si afferma non è quella dei fatti, ma quella che crea più emozioni. Una verità falsata, parallela, che in fondo fa il paio con quella che potrebbe essere la parola dell’anno per quanto riguarda le serie TV: <strong>distopia</strong>. Negli ultimi mesi si è parlato tantissimo di quei mondi un filo deviati, che descrivono futuri possibili o addirittura presenti alternativi.<br />
<a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/il-trailer-di-3-ci-porta-nella-distopica-serie-sci-fi-brasiliana-di-netflix/" target="_blank"><strong>3%</strong></a> è la prima serie originale prodotta da <strong>Netflix</strong> in Brasile, creata da <strong>Pedro Aguilera</strong>, prodotta dal regista uruguaiano <strong>César Charlone</strong> &#8211; che nel 2003 fu nominato all’Oscar per <strong>City of God </strong>&#8211; e disponibile in tutto il mondo dallo scorso 25 novembre. Siamo in un futuro non meglio precisato, in una grande città brasiliana: come ogni anno, si tiene il Processo, ovvero una sorta di grandissima selezione a cui partecipano ragazzi e ragazze che hanno appena compiuto 20 anni. Nell’arco di una serie di giorni, vengono sottoposti a varie prove per scoprire chi sono i più meritevoli: solo il 3% di loro potrà accedere all’Offshore, ricchissima zona artificiale al largo della costa. Tutti gli altri dovranno tornare alle vite di tutti i giorni nell’Inland, l’entroterra, segnato da violenza ed estrema povertà.<br />
Uno spunto che sarebbe potuto venire a Charlie Brooker per <strong>Black Mirror</strong>: in quel caso avremmo avuto una puntata secca e con un livello di angoscia altissimo, costruito in poche scene. Con 3%, invece, siamo di fronte a <strong>8 episodi</strong> (circa 45 minuti a episodio) interamente dedicati alla stessa storia, ovvero la ‘selezione’. Per rendere più pepata la faccenda, però, 3% ha anche una sottotrama politica, che vede tra i candidati all’Offshore una ragazza che fa parte della Causa, il gruppo ribelle che lotta per eliminare l’ingiusta divisione tra ricchi e poveri, e partecipanti dal dubbio passato.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three-percent-netflix-serie-Brasile.jpg" rel="lightbox" title="[Must TV] 3% di Pedro Aguilera - Stagione 1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-35324 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three-percent-netflix-serie-Brasile-300x179.jpg" alt="three-percent-netflix-serie-brasile" width="300" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three-percent-netflix-serie-Brasile-300x179.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/three-percent-netflix-serie-Brasile.jpg 686w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La trama</strong></p>
<p>3% è ambientato in un futuro prossimo post apocalittico in cui il 3 per cento della popolazione brasiliana – i più meritevoli, secondo criteri, almeno nelle prime puntate, non chiarissimi – vive in una specie di pacifica e ricca oasi in mezzo al mare, mentre tutti gli altri abitano in città sporche, controllate da bande criminali e dove il cibo scarseggia. Non è chiaro se il Brasile sia l’unico paese al mondo ad avere questa situazione.<br />
Ogni anno le persone che vivono nell’oasi offrono la possibilità a tutti i ragazzi che hanno compiuto 20 anni di entrare a far parte del loro gruppo: tutti i ragazzi ventenni affrontano quindi il “Processo”, una complicata sequenza di prove in cui man mano i meno meritevoli vengono eliminati. Queste variano da problemi di logica a test fisici o di gruppo, durante i quali i candidati vengono portati al limite delle loro capacità (e durante i quali è possibile che vengano uccisi o si uccidano).<br />
Il Processo ha anche una specie di significato religioso – è stato istituito dai due mitici fondatori dell’oasi, di cui però nella serie si parla pochissimo – ed è supervisionato da un responsabile, un uomo misterioso chiamato Ezequiel (<strong>João Miguel</strong>), messo dal governo a gestire l&#8217;esperimento da cinque anni, e che dovrà fronteggiare i rivali del Consiglio desiderosi di detronizzarlo, motivo per cui viene inviata Aline (<strong>Viviane Porto</strong>), agente con compiti di supervisione sull&#8217;esperimento. Il Processo e gli abitanti dell’oasi hanno ovviamente dei nemici: i membri della Causa, un gruppo di ribelli clandestini che cerca di combatterli in nome del diritto all&#8217;eguaglianza e alla giustizia sociale.<br />
Lo show sci-fi, nello specifico, si concentra su un gruppo di ragazzi che si trova ad affrontare insieme la maggior parte delle prove: c’è Michelle (<strong>Bianca Comparato</strong>), la protagonista, di cui si sa solo che forse lavora per la Causa e che ha un fidanzato che è riuscito ad accedere all’oasi ma che poi è morto; Rafael (<strong>Rodolfo Valente</strong>), un ragazzo intelligente quanto disonesto; Fernando (<strong>Michel Gomes</strong>), disabile e figlio di un sacerdote della religione che venera la coppia dei fondatori dell’oasi; Marco (<strong>Rafael Lozano</strong>), il discendente di una famiglia in cui tutti i membri sono riusciti a entrare nell’oasi, e altri ancora.<br />
Tutti i personaggi nascondono storie e motivazioni che verranno svelate progressivamente, e le durissime prove a cui saranno posti di fronte faranno più volte riconsiderare ai membri del gruppo le proprie ferme convinzioni. Il vero punto di forza di questa serie è però <strong>l&#8217;ambientazione tipicamente brasiliana</strong>: musica, colori, attori, tutto richiama il paese verde-oro dove è stata realizzata la serie, dimostrando che anche fuori dal circuito <em>mainstream</em> di Stati Uniti e Gran Bretagna è possibile realizzare prodotti di pregevole fattura. Non è disponibile il doppiaggio italiano, ma sono disponibili i sottotitoli.<br />
Una delle scene più profonde a livello tecnico e stilistico si trova già nella prima puntata, in cui uno dei protagonisti inganna un compagno nei primissimi test, passando così al livello successivo grazie al motto “<strong>mors tua vita mea</strong>”.<br />
L’aspetto più interessante resta il tema: veniamo da anni in cui la protesta contro l’1% più ricco del mondo è andata montando dappertutto, a cominciare dagli Stati Uniti, per poi diffondersi. Quegli stessi Stati Uniti in cui ha vinto un candidato presidente che, pur essendo miliardario, si è presentato come ‘campione’ della gente normale contro l’elite. 3% è esattamente questa contrapposizione, che muove però da un punto di partenza per nulla scontato e moralista: lo scontro, la lotta di classe c’è, ma tutti quelli che non fanno parte dei privilegiati hanno come primo e totalizzante desiderio quello di entrare nel club. Non è un’aperta ribellione, ma un’aspirazione differente, molto meno idealistica, più affascinante e profonda.<br />
Anche per questo motivo, 3% convince e si merita una chance.</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>Nel 2011 il creatore della show Pedro Aguilera – sceneggiatore brasiliano che finora ha lavorato prevalentemente a commedie e serie televisive – realizzò una puntata pilota e la mise su YouTube per attrarre potenziali investitori. L&#8217;episodio è ancora online (lo trovate qui sotto assieme al trailer ufficiale) e segue a grandi linee il <em>pilot</em> della prima puntata della serie di Netflix (che ha deciso di comprare i diritti per espanderla solo nel 2015).<br />
Moltissimo il materiale per una <strong>seconda stagione</strong>, annunciata tra l’altro nei giorni scorsi al Sao Paolo Film Festival.</p>
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