Titolo originale: Wild at Heart , uscita: 17-08-1990. Budget: $9,500,000. Regista: David Lynch.
Cuore Selvaggio e l’assurda canzone di Nicolas Cage tagliata dal film
20/01/2026 news di Stella Delmattino
Tra improvvisazione estrema, sogni inquieti e simbolismo lynchiano

Cuore selvaggio è uno di quei film che incarnano perfettamente il metodo creativo di David Lynch: girare seguendo l’istinto, accumulare immagini, idee e deviazioni narrative anche a costo di lasciare ore di materiale sul pavimento della sala di montaggio. L’adattamento del romanzo di Barry Gifford, storia noir di amanti in fuga, non fa eccezione. Anzi, durante la lavorazione del film la fantasia di Lynch era talmente in ebollizione da spingersi ben oltre la pagina scritta, fino a includere suggestioni apertamente surreali e persino richiami a Il mago di Oz.
In questo clima di libertà assoluta, anche il cast fu incoraggiato a “lasciarsi andare”. Nicolas Cage, che nel film interpreta Sailor Ripley, criminale innamorato e idolatra di Elvis Presley, ricordò di aver chiesto al regista se fosse “lecito divertirsi mentre si girava il film”. La risposta di Lynch fu lapidaria: «Non è solo lecito, è necessario». Una dichiarazione che spiega molto del tono e dell’energia anarchica di Cuore selvaggio.
Nel film Sailor interrompe spesso l’azione per cantare brani di Elvis, e uno snodo narrativo fondamentale riguarda il suo rifiuto di intonare Love Me Tender se non alla donna che sposerà, Lula Pace Fortune, interpretata da Laura Dern. Proprio per questo non sorprende che Lynch abbia pensato a ulteriori momenti musicali. Ciò che sorprende davvero è la natura di uno di questi, poi eliminato: una vera e propria “opera lirica sui batuffoli di cotone”.
Durante una proiezione del 2020 a New York, Cage ha raccontato che si trattò della richiesta più strana mai ricevuta da Lynch. Il regista gli disse: «Ci saranno due batuffoli di cotone e voglio che tu canti un’opera lirica sui batuffoli di cotone». Nessuna prova, nessuna preparazione: «Sul momento ho dovuto inventare questa canzone d’opera, con Laura lì davanti a me». Cage lo fece, assecondando completamente l’atmosfera improvvisata e surreale del set.
Isolata dal contesto, l’idea di un’“opera sui batuffoli di cotone” può sembrare una gag assurda. Eppure, all’interno dell’universo lynchiano, assume un senso più profondo. Cuore selvaggio è strutturato come un road movie costellato di deviazioni inquietanti: la storia del cugino Dell (Crispin Glover), la ragazza che muore in un incidente d’auto, incontri che incrinano il sogno romantico di Sailor e Lula. Una scena tagliata ma sopravvissuta mostra Sailor tormentato da un incubo: del fumo nero esce dal suo corpo mentre Lula gli canta «Per favore vattene, il fumo mi spaventa», accompagnata dalla musica orchestrale di Angelo Badalamenti, come se fosse davvero un’opera. Alla fine del sogno, Sailor confessa di essere terrorizzato da un batuffolo di cotone nascosto sotto il letto, che non riesce a trovare ma sa essere lì. L’inquadratura finale rivela effettivamente il batuffolo sotto il letto.
È plausibile che la famosa opera sui batuffoli dovesse seguire o amplificare questa scena. In ogni caso, rientra perfettamente in una strategia tipica di Lynch: usare dettagli apparentemente innocui per segnalare una minaccia imminente. Succede con l’orecchio mozzato in Velluto blu, con date e visioni in Twin Peaks: Fuoco cammina con me, con la frase «Dick Laurent è morto» in Strade perdute, o con l’angoscia indefinita dietro il diner di Winkie’s in Mulholland Drive. In tutti questi casi, sogno e realtà si intrecciano per annunciare un pericolo.
Così, la canzone lirica sui batuffoli di cotone non sarebbe stata solo un divertissement grottesco, ma un modo per comunicare il peso oscuro del mondo in cui Sailor e Lula sono precipitati. Anche se la sequenza è stata eliminata, Lynch ha trovato altri modi per trasmettere quel senso di minaccia, come quando Lula vede la madre trasformarsi nella Strega Cattiva.
Nicolas Cage, dal canto suo, ha dichiarato di essere «molto felice di come il film ha resistito nel tempo». E anche senza poter mai vedere l’intera “opera del cotone”, Cuore selvaggio resta un concentrato di momenti disturbanti, romantici e deliranti, testimonianza di un cinema che accettava il rischio dell’eccesso pur di inseguire una visione.
La scena tagliata:
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