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Dossier: Stephen King e l’enorme rimpianto per uno spot televisivo che gli sconvolse la vita

18/11/2024 news di Redazione Il Cineocchio

Un passo falso che non aveva previsto

Nel corso della sua lunga e incredibilmente prolifica carriera, Stephen King, il maestro dell’horror per eccellenza, è stato coinvolto in una serie di progetti e situazioni di cui, forse, avrebbe preferito dimenticare o di cui potrebbe essersi pentito.

Uno di questi è l’adattamento di “Shining” di Stanley Kubrick, una visione che si discosta sensibilmente dal romanzo originale, tanto che King stesso ha espresso più volte il suo disappunto, condiviso in modo sorprendente anche da Clint Eastwood.

Un altro evento di cui si potrebbe immaginare che King si sia pentito è la famigerata scena dell’orgia descritta in “It” del 1986, un passaggio che ha sollevato diverse controversie e che alcuni lettori trovano poco adeguato ai giorni nostri.

Inoltre, King ha avuto una controversa esperienza di regia nel film “Brivido” (1986), un’opera accolta con scetticismo. Pur essendo un buon sceneggiatore e un attore occasionale, King si è rivelato forse meno adatto alla sedia del regista, almeno secondo la critica. Nonostante alcuni appassionati vedano un certo fascino in “Brivido”, l’imbarazzante campagna promozionale del film, in cui King promette più di quanto il film abbia offerto, resta memorabile.

Ciascuno di questi elementi potrebbe ben rappresentare un rimpianto prevedibile per l’iconico autore. Tuttavia, King, che ha dimostrato di avere una visione equilibrata del suo lavoro, non sembra prendersi troppo sul serio; come le sue interviste e opere dimostrano, non è un artista che si perde nella perfezione.

stephen king aka richard bachmanAnzi, la carriera di King, con oltre 65 romanzi pubblicati, è una testimonianza della sua capacità di accettare e superare i propri limiti. Eppure, sorprendentemente, il suo unico vero rimpianto risale agli anni ’80, quando decise di partecipare a una pubblicità per American Express. Nonostante la pubblicità in sé non fosse affatto imbarazzante, King rimpiange l’effetto che questa ebbe sulla sua privacy.

Questa dichiarazione è emersa durante un’intervista nel 2012, in cui Stephen King racconta di come lo spot per American Express abbia svelato il suo volto a milioni di americani:

“Se potessi rivivere la mia vita, rifarei tutto allo stesso modo. Anche le parti brutte. Ma non avrei fatto lo spot televisivo ‘Do You Know Me?’ dell’American Express. Dopo di che, tutti in America sapevano che aspetto avevo.”

A prima vista, la pubblicità sembra innocua, un’aggiunta simpatica alla celebre campagna “Do You Know Me?” di American Express, ideata negli anni ’70. Questa campagna presentava celebrità e figure di successo che, sebbene molto influenti, non avevano un volto immediatamente riconoscibile.

Lo spot di King si inserisce bene in questo filone, giocando sul suo ruolo di autore horror e arricchendolo con riferimenti gotici. Sebbene King non sia Vincent Price, il noto maestro del gotico, la pubblicità enfatizzava il suo contributo al genere. Prima di questo spot, solo i fan dell’horror più appassionati e i lettori accaniti riconoscevano il suo volto.

Con la pubblicità in onda su scala nazionale, la sua fama e riconoscibilità crebbero esponenzialmente, portando l’autore a perdere gran parte dell’anonimato che lui apprezzava.

Pur rimpiangendo la decisione di apparire nello spot, è probabile che senza questo particolare passaggio King non sarebbe diventato così popolare nel panorama culturale americano, mantenendo un’aura di autore di culto senza arrivare all’icona che è oggi.

Curiosamente, la campagna potrebbe anche aver ispirato una parodia in una scena del programma “Garth Marenghi’s Darkplace”. King ha espresso più volte il suo dispiacere nel non essere più anonimo, ma la stima che i fan nutrono per lui potrebbe fargli vedere questo effetto come un complimento.

Ecco lo spot incriminato:

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