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Hollywood ha perso pubblico? “La paura di offendere sta danneggiando il box office”

30/03/2026 news di Stella Delmattino

A parlare è l’ex dirigente degli Amazon Studios Roy Price

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Un interessante editoriale pubblicato sul New York Times e firmato dall’ex dirigente degli Amazon Studios Roy Price sta alimentando il dibattito su ciò che Hollywood ha sbagliato nell’ultimo decennio e su cosa potrebbe cambiare nei prossimi anni.

Secondo Price, proprio casi come Project Hail Mary dimostrano che il pubblico ha ancora voglia di grandi film originali, spettacolari ma anche divertenti, sinceri e capaci di emozionare, in netta controtendenza rispetto a un’industria sempre più dipendente da sequel, reboot e formule consolidate.

L’ex dirigente sostiene infatti che Hollywood abbia progressivamente perso il contatto con ciò che rende davvero un film popolare, privilegiando narrazioni cupe e franchise-driven a discapito di intrattenimento, ottimismo e qualità artigianale, mentre titoli non legati a universi condivisi come Hail Mary, The Housemaid e Cime Tempestose avrebbero contribuito a una crescita del 20% del box office nel 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il punto più controverso della sua analisi riguarda però l’evoluzione creativa dell’industria, sintetizzata in queste parole:

Gli elementi dionisiaci dell’intrattenimento popolare — irriverenza, franchezza sessuale e umorismo ampio, persino scatologico — sono stati messi da parte mentre l’industria cercava di correggere torti storici e resistere a quelli attuali. Un’evidente tendenza censoriale e la paura di dire o fare la cosa sbagliata sembravano essersi imposte sul processo creativo. Considerazioni culturali e politiche hanno assunto un ruolo sproporzionato — non solo in quali film venivano realizzati, ma anche nel modo in cui veniva definito il loro successo. E cosa sembrava contare meno? Assicurarsi che il pubblico riempisse le sale.”

Secondo Price, negli ultimi anni Hollywood sarebbe diventata più prudente e autocensurata, con la conseguenza di allontanare una parte del pubblico proprio mentre cercava di intercettarlo, spostando l’attenzione dall’esperienza dello spettatore a logiche più ideologiche e produttive.

Il risultato, nella sua lettura, è un’industria che ha perso centralità culturale e slancio commerciale, come dimostra anche il fatto che i film di supereroi incassano oggi circa la metà rispetto a dieci anni fa e che remake e reboot vengono accolti con crescente disinteresse.

In questo scenario, il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta, con segnali sempre più evidenti che indicano un ritorno del pubblico verso storie originali e meno prevedibili, e la possibilità concreta che Hollywood sia costretta a correggere la rotta, rimettendo al centro non solo ciò che è giusto raccontare, ma soprattutto ciò che il pubblico vuole davvero vedere.

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