Una commedia animata brillante e sorprendentemente profonda che riporta lo studio alla sua forma più vivace e umana
Con Jumpers – Un Salto tra gli Animali la Pixar ritrova una vitalità che, negli ultimi anni, sembrava alternarsi a prove più prudenti o ingessate. Daniel Chong, al debutto nel lungometraggio dopo l’esperienza televisiva, imposta una commedia di animazione in cui la meraviglia tecnologica non serve a fare sfoggio di trovate fini a sé stesse, ma a mettere in moto un racconto su rabbia, lutto, appartenenza e responsabilità collettiva. Il risultato è un film che corre veloce, sì, ma con un cuore sorprendentemente saldo: non cerca la lacrima a comando, preferisce la tenerezza che arriva di lato, quando meno te l’aspetti, tra una gag e un inseguimento.
La trama si apre con un gesto che definisce subito la protagonista: Mabel Tanaka, da bambina tenta di “salvare” gli animali rinchiusi nei terrari scolastici, incapace di accettare l’idea stessa di confine. È una furia che sembra coraggio, ma Chong e lo sceneggiatore Jesse Andrews la trattano come una maschera: la collera è una scorciatoia, spesso nasce dalla paura e non risolve nulla. A offrirle un’altra grammatica emotiva è la nonna, che la conduce in una radura placida e le insegna a stare ferma, a guardare, ad ascoltare. È una scena semplice e decisiva: la natura non come cartolina, ma come luogo che rimette in scala i pensieri, e che fa percepire la propria presenza dentro qualcosa di più grande.
Quando ritroviamo Mabel a 19 anni, l’equilibrio è saltato. La nonna non c’è più, la radura rischia di essere sventrata da un grande progetto viario voluto dal sindaco Jerry Generazzo, politico affabile e invadente, uno che stringe mani con la stessa disinvoltura con cui sposta i paletti della convenienza. L’ostacolo burocratico sarebbe l’esistenza di un habitat animale, ma gli animali sono spariti: assenza sospetta, perfetta per trasformare un’operazione dannosa in “sviluppo”. Mabel reagisce come ha sempre fatto: attacca, urla, si irrigidisce. Solo che questa volta la sua ostinazione ha un peso più adulto, perché è intrisa di perdita.
L’innesco più audace arriva all’università, dove la professoressa Samantha Fairfax, detta Dr. Sam, sperimenta un trasferimento temporaneo della coscienza in un castoro artificiale stampato in tre dimensioni. Mabel ruba l’attrezzatura e “salta” dentro il corpo del castoro-robot per capire dove siano finiti gli animali e come riportarli nella radura, bloccando i cantieri. Qui Jumpers – Un Salto tra gli Animali gioca con un’idea di fantascienza popolare che ricorda inevitabilmente Avatar, ma con una differenza sostanziale: non trasforma l’immersione in un’altra specie in un trionfo narcisista, bensì in un percorso pieno di fraintendimenti, figuracce e conseguenze morali. Entrare in un mondo non significa comprenderlo, e Mabel lo impara a suon di regole… e di errori.
Quando Mabel interferisce salvando un castoro goffo, Loaf, dalle fauci dell’orsa Ellen, si attira addosso il tribunale animale e, nel tentativo di “fare la cosa giusta”, finisce per scatenare una spirale politica che coinvolge un consiglio di sovrani: la Regina dei Pesci, il Re degli Uccelli, un Re degli Anfibi, tre regine serpente e soprattutto la Regina degli Insetti, figura carismatica e temibile, con un figlio arrivista, Titus, pronto a sfruttare ogni passaggio di potere. È qui che la commedia diventa satira: la convivenza tra specie diverse somiglia troppo alle nostre assemblee umane, con interessi che cozzano, slogan che semplificano, decisioni che degenerano. E Mabel, che si crede immune dai compromessi, scopre quanto sia facile trasformare un’istanza giusta in una crociata sbagliata.
Il film riesce a tenere insieme i fili: la corsa contro il tempo per salvare la radura; il laboratorio di Dr. Sam che tenta di riportare Mabel nel suo corpo; la pressione elettorale su Jerry, che da macchietta “da prendere a schiaffi” si sfalda in un personaggio più ambiguo e, a tratti, persino vulnerabile; l’escalation animale che arriva a soluzioni estreme. L’azione è inventiva e ben scandita, con inseguimenti e svolte che non sembrano attaccate con lo scotch, anche quando la storia sfiora il caos: è un caos controllato, sostenuto da una colonna sonora energica di Mark Mothersbaugh che spinge la commedia senza schiacciarne la malinconia.
Visivamente, Jumpers – Un Salto tra gli Animali riscopre una tattilità che fa bene alla Pixar: acqua, piante, legno, dighe e tane hanno consistenza, non solo brillantezza. La natura è ripresa con lo stupore che la nonna aveva insegnato a Mabel, e quella lezione diventa la chiave critica del film: non si tratta di “uomini contro animali”, ma di imparare a sentirsi parte di un insieme, senza romanticismi e senza cinismo. Se la Pixar è spesso “la fabbrica dei sentimenti”, qui i sentimenti non sono decorazione: sono strumenti, e a volte ostacoli. La rabbia acceca, il dolore irrigidisce, l’empatia richiede fatica. Proprio per questo, quando il film arriva al suo approdo, non suona come una predica verde, ma come una conquista narrativa.
Insomma, Jumpers – Un Salto tra gli Animali è una felice sorpresa: una commedia di animazione che parla di comunità senza parole d’ordine, usa un paradosso tecnologico per smontare l’arroganza del “salvatore”. Non perfetto, forse troppo ricco di idee per il suo respiro, ma proprio quell’abbondanza lo rende vivo: come uno stagno affollato in cui, tra una risata e un morso, si capisce finalmente che “noi” non è un club, è un ecosistema.
Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di Jumpers – Un Salto tra gli Animali, nei nostri cinema dal 5 marzo: