Un mestiere artigianale che sta scomparendo
Il leggendario direttore della fotografia Roger Deakins (1917, Blade Runner 2049) guarda a Hollywood con una punta di malinconia. In una lunga intervista rilasciata a The Guardian, Deakins sostiene che l’industria cinematografica sia cambiata radicalmente e che molti film contemporanei abbiano perso ciò che un tempo rendeva grande il cinema: l’attenzione per i personaggi, la messa in scena e il racconto visivo.
Il suo riferimento è un cinema “a misura d’uomo”, come Hud il selvaggio, film che metteva al centro gli esseri umani più che lo spettacolo. Oggi, secondo Deakins, il sistema privilegia franchise, cinecomic e kolossal d’azione, spesso costruiti su green screen, CGI e post-produzione digitale invasiva.
«Credo che parte del problema sia che le tecnologie delle videocamere digitali sono arrivate a un punto tale per cui non devi nemmeno più illuminare un’inquadratura.»
Deakins è altrettanto critico verso certi tic visivi contemporanei: lens flare abusati, montaggi frenetici e l’uso pigro delle nuove tecnologie. Un esempio su tutti? Le riprese con i droni.
«Quante volte guardi una serie TV e, quando passano a un campo lungo, è palesemente fatto con un drone? E pensi: “Oh no, un altro ancora!”.»
Il cinema che Deakins amava — quello dei film interpretati da Paul Newman, che cita spesso come modello — è lontanissimo dall’Hollywood di oggi.
«Sono nostalgico dei film che si facevano una volta e che oggi non si fanno più.»
Secondo il direttore della fotografia, molti registi non danno più priorità a luce, composizione e narrazione per immagini, perché il digitale consente di “aggiustare tutto dopo”. Il risultato, dice, sono immagini piatte o eccessivamente saturate.
«Penso che il motivo sia proprio questo: la tecnologia digitale è arrivata a un livello tale che non sei più costretto a illuminare davvero una scena.»
Deakins contrappone questa tendenza al suo metodo rigoroso e intenzionale, affinato soprattutto lavorando con i fratelli Coen e Denis Villeneuve.
«Mi piace la precisione. È per questo che ho adorato lavorare con Joel ed Ethan [Coen] e con Denis [Villeneuve]. Amo il processo di trovare la scena prima, invece di girare tantissimo materiale e “scoprirla” in sala di montaggio. Quello è semplicemente sciatto e pigro.»
Per Deakins, la fotografia cinematografica come mestiere artigianale sta lentamente scomparendo, e con essa un modo di raccontare in cui l’inquadratura stessa è parte attiva della storia. Il suo rammarico è chiaro, quasi definitivo:
«Oggi farebbero un film come Hud? Probabilmente no.»
Una riflessione che suona come un atto d’accusa, ma anche come un promemoria: senza personaggi, senza sguardo e senza intenzione visiva, il cinema rischia di diventare solo rumore spettacolare.