Botteghino e critica parlano abbastanza chiaro
Con l’uscita nelle sale americane di The Strangers: Capitolo 3, Lionsgate ha ufficialmente portato a termine una delle operazioni di franchise più curiose – e discutibili – degli ultimi anni. Il film è arrivato nei cinema quasi in sordina, incassando appena 450.000 dollari nelle anteprime del giovedì, un segnale tutt’altro che incoraggiante per il capitolo conclusivo della trilogia.
L’intero progetto nasceva come un’operazione a basso rischio: un ritorno “alle origini” dell’horror, costruito su budget contenuti e sulla forza nostalgica di un marchio noto. Tutti e tre i film sono stati girati consecutivamente in Slovacchia, con un costo stimato tra i 9 e i 10 milioni di dollari ciascuno, prima ancora di considerare i numerosi reshoot che hanno accompagnato la produzione. L’idea era semplice: girare in fretta, spendere poco e capitalizzare sul nome The Strangers.
Inizialmente, il piano sembrava funzionare. The Strangers: Ccapitolo 1 (2024) ha chiuso la sua corsa con circa 48 milioni di dollari worldwide, quanto bastava per giustificare l’operazione e dare l’impressione che Lionsgate avesse fatto centro. Ma il crollo è arrivato subito dopo.
Il terzo capitolo arriva ora come un’uscita quasi sacrificata: meno sale, promozione ridotta e una collocazione strategica poco favorevole, nel weekend del Super Bowl. Le prime reazioni non sono incoraggianti e Chapter 3 sembra destinato a incassare meno dei due precedenti. Anche la risposta critica è impietosa: il film viaggia intorno al 13% su Rotten Tomatoes, trascinando la media dell’intera trilogia a un desolante 16%.
Questo nuovo insuccesso si aggiunge alla filmografia sempre più problematica di Renny Harlin, un regista la cui carriera è diventata quasi un caso di studio. Dopo alcuni successi iniziali come Die Hard 2 e Cliffhanger, ha attraversato decenni di flop critici e commerciali, da Corsari a Driven, passando per L’esorcista – La genesi, Mindhunters e Hercules – La leggenda ha inizio. L’unica vera eccezione resta Spy (1996), un solido noir d’azione che oggi appare come un lontano picco isolato.
Ciò che rende il caso The Strangers particolarmente singolare è la natura estremamente calcolata dell’operazione. Lionsgate ha affidato a Harlin tre film consecutivi girati in blocco, una scelta che già di per sé suona azzardata. Eppure, nonostante i risultati, il regista starebbe lavorando a una director’s cut unica da circa 4 ore e mezza, che unirebbe l’intera trilogia.
Più che un semplice fallimento, The Strangers rappresenta il limite di una strategia industriale che confonde velocità e nostalgia con valore creativo. Un esempio emblematico di come anche i franchise più semplici possano deragliare quando vengono trattati come meri esercizi contabili.