Titolo originale: Robin Hood , uscita: 12-05-2010. Budget: $200,000,000. Regista: Ridley Scott.
Russell Crowe su Robin Hood: “La Director’s Cut è il film che avremmo voluto al cinema”
21/02/2026 news di Stella Delmattino
L'attore è tornato sul film del 2010 che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera

Ripensare oggi alla carriera di Russell Crowe significa ricordare uno dei percorsi più solidi del cinema tra fine anni Novanta e Duemila. Dal 1997 al 2009 l’attore ha inanellato interpretazioni decisive in L.A. Confidential, The Insider, Il Gladiatore, A Beautiful Mind, Master and Commander – Sfida ai confini del mare, Cinderella Man, Quel treno per Yuma e American Gangster. Un ciclo creativo che lo aveva consacrato come interprete di riferimento del cinema epico e drammatico.
Poi qualcosa si è incrinato. Per molti osservatori, il punto di svolta è stato Robin Hood, il kolossal storico diretto da Ridley Scott e uscito nel 2010. Il film non fu accolto con entusiasmo: le recensioni furono tiepide, il pubblico non rispose come previsto e, nonostante un incasso globale di 321 milioni di dollari, l’aumento del budget fino a 237 milioni durante una produzione complessa rese l’operazione meno brillante del previsto. Da lì in avanti, Crowe uscì gradualmente dal ristretto gruppo delle star di prima fascia.
A distanza di quasi diciassette anni dalla presentazione a Cannes, Crowe è tornato a parlare di Robin Hood, difendendo con convinzione la Director’s Cut del film. Secondo l’attore, la versione estesa rappresenta il vero montaggio pensato dal team creativo prima che intervenissero tagli per l’uscita nelle sale.
Ecco le sue parole:
«La versione estesa è il film che eravamo convinti di portare al cinema. Per la distribuzione in sala sono stati eliminati 17 minuti. E un minuto sullo schermo è tantissimo. Provate a immaginare uno dei vostri film preferiti privato di 17 minuti delle sue scene più emotivamente importanti: è per questo che consiglio di vedere la Director’s Cut.»
Il punto sollevato da Crowe è centrale: il montaggio può cambiare radicalmente la percezione di un’opera. Nel caso di Robin Hood, quei 17 minuti aggiuntivi, a suo dire, restituiscono maggiore profondità ai personaggi e rendono più organica l’evoluzione narrativa. Non si tratta solo di sequenze in più, ma di legami emotivi che nella versione cinematografica sarebbero risultati compressi.
Il film rappresentava la quinta collaborazione tra Crowe e Scott e proponeva una lettura più cupa e realistica della leggenda di Sherwood. Lontano dall’eroe scanzonato della tradizione, questo Robin è un arciere segnato dalla guerra, inserito in un contesto politico teso e stratificato. Il cast era imponente: oltre a Crowe, figuravano Cate Blanchett, Oscar Isaac, William Hurt, Léa Seydoux, Max von Sydow e Mark Strong.
Eppure, al momento dell’uscita, molti spettatori lamentarono una narrazione eccessivamente solenne e poco coinvolgente sul piano avventuroso. L’operazione sembrava più interessata a costruire le origini del mito che a offrire un racconto epico compiuto. È proprio su questo squilibrio che la Director’s Cut promette di intervenire, restituendo respiro alle relazioni e maggiore continuità emotiva.
Resta aperta la domanda: quei 17 minuti bastano a trasformare Robin Hood in un film sottovalutato? O le criticità riscontrate nel 2010 sono più profonde di quanto un montaggio alternativo possa risolvere? La presa di posizione di Russell Crowe riaccende il dibattito e invita a riconsiderare un titolo spesso archiviato con troppa fretta. In un’epoca in cui le versioni estese sono sempre più centrali nella riscoperta delle opere, il caso di Robin Hood dimostra quanto il confine tra film incompiuto e film incompreso possa dipendere, anche, da appena diciassette minuti.
Il post originale:

© Riproduzione riservata




