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Titolo originale: Stranger Things , uscita: 15-07-2016. Stagioni: 5.

Stranger Things 5 girata senza copione finale, i Duffer: “È stato spaventoso”

13/01/2026 news di Stella Delmattino

Il documentario Un’ultima avventura racconta il dietro le quinte della serie

duffer writers room stranger things

Una delle rivelazioni più forti emerse da Stranger Things – Un’ultima avventura riguarda un dettaglio che ribalta l’idea di controllo totale associata alla serie: Matt e Ross Duffer hanno iniziato a girare il finale della serie Netflix senza avere la sceneggiatura conclusiva pronta. Non una scelta creativa, ma una necessità dettata da una produzione ormai in piena accelerazione.

«Siamo entrati in produzione senza avere finito lo script del finale. Ed è stato spaventoso, perché volevamo farlo nel modo giusto. Era lo script più importante della stagione», racconta Matt Duffer nel documentario.

Una frase che pesa, soprattutto se si considera che Stranger Things è sempre stata costruita su archi narrativi pianificati e su una scrittura estremamente controllata. Ma per la quinta stagione, la macchina produttiva era già in corsa.

Nel documentario, e nelle interviste rilasciate ad Access Hollywood e E! Online, i Duffer descrivono il contesto come il più difficile della loro carriera.

«Venivamo martellati continuamente dalla produzione e da Netflix per l’episodio 8», ricorda Matt. «Non solo doveva essere buono, ma c’era più rumore intorno di quanto avessimo mai vissuto prima».

undici finale stranger thingsCon una troupe enorme, un calendario rigido e un set che doveva rispettare vincoli stagionali – alcune scene dovevano avere luce estiva – fermarsi non era un’opzione. A metà dei 237 giorni di riprese della stagione, lo script del finale non era ancora completo. Eppure, le riprese sono partite lo stesso.

«Non ho mai fatto una cosa del genere prima. Non mi piace», si sente dire Ross Duffer sul set, mentre ammette di non aver ancora letto l’episodio 8 per intero.

Una scelta che spiega molto di ciò che si percepisce nel finale: un senso di corsa, di accumulo, di compressione narrativa.

Il punto su cui i Duffer si sono bloccati più a lungo è stato Undici. Non tanto dal punto di vista spettacolare, quanto simbolico.

Nel documentario, Matt ammette:

«Più vai avanti, più storie devi chiudere, più archi devi completare, più aspettative devi soddisfare. Come fai a sorprendere senza tradire?»

Una versione prevedeva che Undici si sacrificasse restando nell’Abisso per distruggere il Sottosopra. Un’altra la vedeva semplicemente sparire. Alla fine, i Duffer hanno scelto una strada più ambigua: Undici deve lasciare Hawkins e i suoi amici, perché – come spiegano – lei rappresenta la magia, e la magia non può restare.

La scena del gruppo che ripone i manuali di Dungeons & Dragons è stata pensata come una chiusura simbolica dell’infanzia, paragonata dai Duffer alla porta di Narnia che si chiude: il mondo resta, ma per loro l’avventura è finita.

Il documentario mostra anche quanto il finale sia stato letteralmente scritto mentre le telecamere erano già accese. La produzione assistente Montana Maniscalco lo dice senza filtri:

«Stiamo girando l’episodio 8 che non è ancora completamente scritto. Quindi… sì, non sappiamo nemmeno bene cosa stia succedendo».

E Matt Duffer conferma:

«Non ho mai letto l’8 per intero e lo stiamo già girando. È assurdo».

È una situazione rarissima per una serie di questo livello. E spiega perché alcuni fan, notando incongruenze e scarti, abbiano persino ipotizzato l’esistenza di un episodio segreto. In realtà, il “mistero” è molto più semplice: il finale è nato sotto pressione reale.

Nel documentario emergono anche le discussioni su come costruire lo scontro finale. Una versione prevedeva Vecna che cambiava schieramento. Un’altra puntava su un’invasione totale di demogorgoni, demobats e demodogs. Finn Wolfhard aveva persino chiesto che Mike avesse una pistola nella battaglia finale.

Alla fine, ha prevalso una linea più contenuta, anche per evitare la cosiddetta “demo-fatigue”, come la definisce la sceneggiatrice Kate Trefry. Matt Duffer ammette inoltre di avere difficoltà con il blue screen, usato per creare l’aspetto desertico e giallastro dell’Abisso, preferendo set fisici come il gigantesco “Albero del dolore” costruito in 16 settimane.

stranger things finale tettoC’è un passaggio che colpisce più di altri. Matt dice:

«È terrificante, perché vedi serie che tutti amano e poi il finale rovina tutto. E la gente elimina l’intero viaggio».

È la paura che aleggia su tutta Un’ultima avventura: non tanto di sbagliare una scena, ma di vanificare dieci anni di investimento emotivo.

E quando le riprese si chiudono, il tono cambia. I Duffer ringraziano la troupe in modo quasi commosso:

«Senza iperbole, è il miglior gruppo con cui abbiamo mai lavorato. Abbiamo imparato tutto da voi».

Sapere che il finale di Stranger Things – Un’ultima avventura è stato girato senza una sceneggiatura definitiva non è un dettaglio di colore. È una chiave di lettura. Spiega:

  • alcune scelte narrative affrettate
  • alcune ambiguità irrisolte
  • una struttura che sembra più emotiva che logica

Non è dilettantismo. È produzione sotto pressione, con una macchina troppo grande per fermarsi e due autori costretti a decidere mentre correvano. Ed è forse questo il vero senso del documentario: mostrare che dietro un finale divisivo non c’è superficialità, ma stanchezza, responsabilità, paura di sbagliare e una mole di aspettative ingestibile.