Horror & Thriller

The Beauty: la recensione degli 11 episodi della serie fanta-horror di Ryan Murphy (su Disney+)

Un prodotto che usa il body horror per raccontare l’ossessione contemporanea per l’apparenza, ma resta più provocazione visiva che vera satira

The Beauty di Ryan Murphy parte come uno schiaffo volutamente grottesco e chiarisce subito le intenzioni: non c’è ambiguità sul tono, qui siamo nel registro del cattivo gusto programmato, dell’eccesso che si compiace di sé.

La scena iniziale è già un manifesto: una top model interpretata da Bella Hadid fugge da una passerella parigina, scivola in una corsa furiosa tra motociclette e scalinate, si ferma giusto il tempo di ingoiare acqua a litri come se fosse carburante, aggredisce i fotografi e infine esplode. È un’apertura che promette una satira feroce dell’ossessione per l’apparenza, ma anche un gioco visivo che vuole stupire più che convincere. Il problema è che, una volta sparato il colpo a effetto, la serie fatica a trovare un’idea altrettanto forte per sostenere 11 episodi.

La trama ruota attorno a un “trattamento” chiamato The Beauty appunto, capace di trasformare persone comuni in versioni idealizzate di se stesse: giovani, sane, perfette, come se il corpo fosse riscritto per aderire a un catalogo pubblicitario. Il prezzo, però, non è morale ma fisico: dopo un certo tempo, il corpo va in sovraccarico e l’infetto può finire in combustione spontanea. A rendere tutto più inquietante – almeno sulla carta – c’è la natura contagiosa del fenomeno: il trattamento si diffonde anche attraverso i rapporti sessuali, e quindi la bellezza diventa un’epidemia desiderabile. È un’idea potente perché mette in cortocircuito desiderio e paura: ciò che promette liberazione diventa condanna, e ciò che attrae produce morte.

A indagare su questa scia di “belli” che muoiono male sono due agenti federali, Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall), coppia professionale e sentimentale, almeno finché conviene. La serie insiste sul loro rapporto come motore emotivo, ma lo costruisce a colpi di battute e dichiarazioni, più che con scene capaci di far emergere davvero fragilità e conflitti. Peters gioca il detective come se stesse facendo un provino per l’eroe d’azione internazionale: corpo sempre in movimento, scatti, inseguimenti, risse. La Hall regge con solidità, ma la sua Jordan resta spesso imprigionata in un paradosso poco interessante: anche una donna già attraente può sentirsi inadeguata. È un punto vero, ma qui viene trattato in modo sbrigativo, quasi come se bastasse pronunciarlo per renderlo incisivo.

Dietro l’epidemia, la serie piazza un antagonista da fumetto: un miliardario che vuole trasformare il contagio in prodotto, vendendo iniezioni e “richiami” per controllare gli effetti collaterali. A interpretarlo è Ashton Kutcher, che punta su un ghigno sintetico e su una crudeltà da cartone animato più che su una minaccia credibile.

Accanto a lui c’è una presenza che funziona meglio perché più fisica e concreta: l’assassino incaricato di ripulire, interpretato da Anthony Ramos, che porta energia e ironia crudele, come se avesse capito che l’unico modo per restare a galla in questo mondo è spingere sul piacere della cattiveria. E poi c’è un contorno di volti e corpi selezionati per “stare bene in quadro”, tra cui Isabella Rossellini, usata come icona di stile e autorità, più che come personaggio davvero determinante.

Il confronto con The Substance è inevitabile non perché le opere condividano solo l’idea di un corpo trasformato, ma perché mostrano due modi opposti di fare satira sul culto della bellezza. Là il racconto era specifico, ostinato, costruito come un incubo coerente che cresceva di scena in scena. Qui invece l’eccesso è spesso un sostituto del pensiero: trasformazioni ripetute, corpi che scricchiolano, bava, bozzoli, “rinascite” che dovrebbero scioccare e invece diventano presto un rito prevedibile. La regia sembra innamorata dei propri giocattoli: occhiali scuri da immaginario futurista, cadaveri messi in posa, città europee riprese come cartoline svuotate di vita. Roma, Venezia, Parigi: scenari bellissimi, ma stranamente deserti, come se la serie volesse un mondo pulito per parlare di sporco.

Il limite più serio, però, sta nel bersaglio. The Beauty pretende di denunciare il capitalismo dell’immagine e la cultura che sfrutta le insicurezze, ma lo fa con una superficialità che finisce per assomigliare a ciò che critica. Il discorso sull’avidità delle aziende e sulla vanità collettiva viene espresso presto e in modo esplicito, poi la serie si disperde: introduce personaggi e li abbandona, apre piste narrative che non maturano, confonde il cinismo con la lucidità.

Rimane una sensazione sgradevole: l’opera vuole rimproverare lo spettatore per la sua attrazione verso i corpi perfetti, mentre contemporaneamente vende la stessa attrazione come spettacolo. La satira, per funzionare, deve essere più spietata con se stessa che con il pubblico. Qui accade il contrario: la serie osserva l’umanità dall’alto, come se tutti fossero riducibili a desiderio e stupidità, ma non trova uno sguardo capace di trasformare questa accusa in racconto.

Eppure, a tratti, qualcosa affiora: quando la storia si avvicina a persone “normali”, quando mostra il peso della vergogna, quando lascia intravedere che la bellezza non è solo privilegio ma anche gabbia, allora Murphy sfiora un dolore autentico. Sono momenti rari, soffocati dal bisogno di correre alla prossima scena estrema. Alla fine, The Beauty resta un prodotto coerente con il suo autore: un’idea folgorante, una confezione ricchissima, un’energia intermittente. Ma anche una serie che scambia l’abbondanza per profondità e il clamore per corrosione. Se il tema è l’ossessione per la pelle perfetta, il paradosso è che lo spettacolo finisce per avere lo stesso difetto dei corpi che racconta: sembra lucidato, vistoso, e vuoto sotto la superficie.

Di seguito trovate il full trailer internazionale di The Beauty, su Disney+ coi primi tre episodi il 22 gennaio, proseguendo con cadenza settimanale fino al 4 marzo:

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Published by
Gioia Majuna