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	<title>Federico Ravazzoni | Il Cineocchio</title>
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		<title>Riflessione: e allora chi, se non Mario Bava?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Ravazzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 22:21:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Bava]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con un approccio innovativo e un occhio per i dettagli tecnici, il regista di Sanremo ha plasmato l'horror gotico e gettato le basi per generi poi divenuti popolarissimi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-e-allora-chi-se-non-mario-bava/">Riflessione: e allora chi, se non Mario Bava?</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se ve intendete di arti magiche, invocate Thot (dio egizio della sapienza) e chiedetegli chi è il regista italiano che per mordente, influenza e capacità di inventare generi filmici dal nulla si sia contraddistinto a partire dal suo primo film.</p>
<p>Lui esiterà un secondo, sarà tentato di rispondervi uno scontatissimo Federico Fellini, ma sono certo che, alla fine, farà il nome di <strong>Mario Bava</strong>.</p>
<p>Nato il 31 luglio 1914, parliamo di un regista a cui, se vi piace il cinema <em>d’essai</em> e in particolare l’horror e il suo vasto florilegio di sottogeneri, dovete più che ai vostri genitori.</p>
<p>Parliamo di un regista che, con budget irrisori e a volte persino ridicoli, riusciva a calamitarsi addosso l’invidia e l’ammirazione di addetti ai lavori ben più facinorosi di lui.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-9296" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Barbara-Steele-in-La-maschera-del-demonio-300x227.jpg" alt="Barbara Steele in La maschera del demonio" width="340" height="257" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Barbara-Steele-in-La-maschera-del-demonio-300x227.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Barbara-Steele-in-La-maschera-del-demonio-1024x776.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Barbara-Steele-in-La-maschera-del-demonio-500x379.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Barbara-Steele-in-La-maschera-del-demonio.jpg 1200w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" />Fece il suo ingresso a gamba tesa nell’industria cinematografica nel 1960 con una gemma senza tempo, la pellicola capostipite dell’horror gotico italiano: <strong>La maschera del demonio</strong>.</p>
<p>Il genere horror <em>lato sensu</em>, a dire il vero, nascerà qualche anno prima, nel 1957, con <em><strong>I vampiri</strong> </em>di Riccardo Freda. Provate, anche qui, a fare una piccola ricerca su chi fu il direttore della fotografia e degli effetti speciali.</p>
<p>Ve lo dico io: inizia con “Mario” e finisce con “Bava”. Monopolio, questo è il termine giusto.</p>
<p>La maschera del demonio sarà il film che consacrerà il genere in Italia e gli darà i natali una volta per tutte. Guardandolo oggi, per quanto sia visivamente lampante la senilità della pellicola, sarete catapultati in <strong>un mondo gotico e perverso</strong>, sentirete sulla pelle il marchio di Caino, l’avvicinarsi ad ampi passi dell’anatema. Diventerete ciò che non avreste mai voluto essere, e vi piacerà.</p>
<p>Percepitene le atmosfere, fruitene con mente attiva e reattiva, informatevi sul budget a disposizione e stupitevi di quello che una mente illuminata riesce a plasmare dal nulla.</p>
<p>Mario Bava era sì un regista, ma <strong>un regista factotum</strong>. Suo padre, Eugenio Bava, era direttore della fotografia e scenografo agli albori del cinema italiano e, come spesso succede, aveva l’abitudine di portarsi il figlio sul posto di lavoro.</p>
<p>È nei vari set in cui lavorò il padre che Mario Bava iniziò a prendere dimestichezza con gli aspetti tecnici della realizzazione di un film, e proprio questo sarà il bagaglio culturale che gli permetterà di diventare ciò che già era, citando Nietzsche. Un suo grande talento, forse il più grande di tutti, era quello degli <strong>effetti speciali</strong>.</p>
<p>Ne La maschera del demonio c’è una scena dove alla protagonista (una splendida e inimitabile Barbara Steele, ancora oggi regina indiscussa dell’horror gotico italiano) viene conficcata una maschera chiodata in faccia, e quando questa le verrà poi estratta rimarrà con tutti i fori dei chiodi sul viso niveo.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-295325 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/cani-arrabbiati-bava-film-300x208.jpg" alt="cani arrabbiati bava film" width="335" height="232" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/cani-arrabbiati-bava-film-300x208.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/cani-arrabbiati-bava-film-1152x798.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/cani-arrabbiati-bava-film-768x532.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/cani-arrabbiati-bava-film.jpg 1429w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" />I fori, se guardate bene, sono fori verso il &#8216;fuori&#8217; (concedetemi questo gioco di parole), come effettivamente accade quando un oggetto viene estratto da una superficie.</p>
<p>Una minuzia, un particolare che se fosse stato fatto in un altro modo, non sarebbe pesato a nessuno. Forse, nessuno se ne sarebbe neanche mai accorto.</p>
<p>Eppure, lui sì. Mario Bava ci faceva caso, a queste cose. Per lui era <strong>un’ossessione</strong>.</p>
<p>Lui voleva fare le cose come andavano fatte, pretendeva realismo nelle scenografie e surrealismo nelle atmosfere. Qualche decennio dopo, <strong>un certo Martin Scorsese</strong> (vi dice qualcosa?) dirà che fu proprio guardando i film di Mario Bava che capì l’importanza della messinscena.</p>
<p>Purtroppo, né La maschera del demonio né gli altri suoi film ebbero grande successo in patria, ma questa cosa fu controbilanciata dall’<strong>enorme successo all’estero</strong>: in particolare in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. L’impatto fu giganteo e profondo, influenzando la società in maniera netta. Alcuni esempi:</p>
<p><strong>I tre volti della paura</strong> (1963) è un altro capolavoro <em>baviano</em> che ispirerà Wes Craven nel realizzare “<em>Scream</em>” (il regista statunitense prenderà in prestito anche alcune caratteristiche fisiche del serial killer di <strong>Sei donne per l’assassino</strong> (1964) dello stesso Bava per realizzare il suo iconico Freddy Krueger), <em>Sleepy Hollow</em> di Tim Burton (dove c’è un’intera sequenza a cavallo praticamente identica) e <em>L’inquilino del terzo piano</em> di Roman Polanski.</p>
<p>Roba da niente, insomma.</p>
<p>Quando questo film uscì oltreoceano, venne distribuito col titolo <em>Black Sabbath</em>.</p>
<p>Penso possiate immaginare da soli chi visionò la pellicola e se ne fece influenzare per dare un nome alla propria band. Altrimenti, prendiamo il suo <strong>Diabolik</strong> (1968), ad oggi al 429 posto della lista dei migliori film di sempre redatta dalla rivista “Empire”.</p>
<p>È un film barocco, scenograficamente pomposo e allo stesso tempo cromaticamente bilanciatissimo. La cesura netta nelle pigmentazioni della fotografia, come accade in tutti i film di Bava, mescolata a scenografie futuriste costruite con niente, dà una particolarissima energia alla pellicola, talmente peculiare da volere essere fedelmente riprodotta dai Beastie Boys nel video di <em>Body Movin&#8217;</em>.</p>
<p>Inoltre, per questo film, Bava caccerà dal set Catherine Deneuve perché, a suo dire, “faceva troppo la diva”. La sostituirà con una splendida, seppur non altrettanto affascinante, Marisa Mell.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-268275" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/12/Terrore-nello-spazio-1965-300x193.jpg" alt="Terrore nello spazio (1965)" width="350" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/12/Terrore-nello-spazio-1965-300x193.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/12/Terrore-nello-spazio-1965-768x494.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/12/Terrore-nello-spazio-1965.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Insomma, potremmo parlare di Mario Bava per anni, forse per secoli, e trovare sempre qualcosa di nuovo.</p>
<p>Vi basti sapere tutti i generi che ha creato, o di cui è in un qualche modo precursore: l’horror gotico italiano con il già citato La maschera del demonio, il pulp con <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/lamberto-bava-su-cani-arrabbiati-vi-racconto-e-chiarisco-tutta-la-storia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cani Arrabbiati </strong></a>(1974), i film di fantascienza con <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-terrore-nello-spazio-di-mario-bava-il-fanta-horror/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Terrore nello spazio </strong></a>(1965) che, tra le altre cose, diventerà una delle principali fonti d’ispirazione per Ridley Scott nella realizzazione di <em>Alien</em>.</p>
<p>E poi ancora, creerà il giallo all’italiana con <strong>La ragazza che sapeva troppo</strong>, realizzerà uno dei primi western comici italiani con <strong>Roy Colt &amp; Winchester Jack</strong> (1970) e, ad oggi, possiamo considerare i suoi Sei donne per l’assassino e <strong>Reazione a catena</strong> (1971) come veri e propri antesignani del cinema slasher; un sottogenere dell’horror in cui un assassino compie una mattanza, solitamente con un’arma da taglio e in una struttura chiusa.</p>
<p>In Sei donne per l’assassino, oltretutto, verrà configurato <strong>il cliché filmico dell’assassino con l’impermeabile nero e i guanti in pelle</strong>, il volto coperto e il cappello sulla testa.</p>
<p>In conclusione, c’è un ultimo regista che deve tutto, e fors’anche di più, a Mario Bava. Un regista che non ha mai fatto mistero di questa influenza e che l’ha citato fedelmente varie volte nelle sue opere: sua maestà <strong>Dario</strong> <strong>Argento</strong>, la cui filmografia (se non altro sino a <em>Inferno</em>) sembra l’appendice pop di quella di Bava.</p>
<p>L’influenza <em>baviana</em> in Dario Argento emerge chiaramente nella fotografia e nello sperimentalismo cromatico, oltre che in alcuni espedienti registici come lo zoom su un singolo occhio che spia da una fessura, il piano sequenza su alcune biglie di vetro che rotolano su una superficie piana e l’omicidio di una vittima affogandola a forza nella vasca da bagno. Guardate i film a colori di Mario Bava e poi guardatevi <em>Suspiria</em> di Dario Argento.</p>
<p>Ve ne accorgerete da soli.</p>
<p>Io, purtroppo per me, li ho già visti talmente tante volte da saperli a memoria e non mi resta quindi che parlarvene.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer </strong> di La maschera del demonio:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="La Maschera del Demonio (Trailer Italiano)" src="https://www.youtube.com/embed/PznUE7snlnU" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Riflessione: c&#8217;è ancora spazio oggi per Hank Moody di Californication? La rilevanza persistente del protagonista della serie</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/californication-hank-moody-personaggio-analisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Ravazzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 13:57:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[David Duchovny]]></category>
		<category><![CDATA[Madeline Zima]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo un po' se a un decennio dalla sua conclusione, lo show con David Duchovny ha lasciato davvero un segno nella storia della TV</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/californication-hank-moody-personaggio-analisi/">Riflessione: c&#8217;è ancora spazio oggi per Hank Moody di Californication? La rilevanza persistente del protagonista della serie</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi chiedo d’immaginare un uomo sulla cinquantina che fuma e scherza nel letto della sua amante sessualmente insoddisfatta. Immaginatelo che sente tornare a casa il compagno di lei e che scappa via in mutande perché non trova i pantaloni, senza peraltro porsi neanche troppi problemi.</p>
<p>Immaginatelo sul retro che se la ghigna mentre infila le scarpe. Immaginatelo che viene scoperto, che si trova faccia a faccia con il suo rivale e che, invece di reagire in maniera discreta e rispettosa, si mette a spiegargli dove si trova il punto G. Con tanto di mimica, oltretutto.</p>
<p>Sembra una barzelletta, o se non altro una parte della stessa, eppure è l’incipit dell’episodio pilota di <strong>Californication</strong>, serie cult (possiamo dirlo?) d’oltreoceano creata da <strong>Tom Kapinos</strong>. O meglio, l’incipit vero e proprio sarebbe un sogno molto particolare: una suora che pratica una fellatio all’interno di una chiesa.</p>
<p>Non ci vuole granché a capire il taglio della serie, questo è sicuro. Il titolo stesso, Californication, è sicuramente una citazione all’album iconico dei <strong>Red Hot Chili Peppers</strong>, e anche da qui capiamo fin da subito l’anima rock del prodotto, ma è principalmente un sunto di ciò che la serie vuole rappresentare: la <em>californicazione</em>. Il sesso in California, per intenderci.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-301866" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-mia-300x169.jpg" alt="californication mia" width="350" height="197" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-mia-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-mia-1152x648.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-mia-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-mia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Chiaramente, prima ancora che un titolo, è <strong>una sineddoche</strong>. È il classico esempio di una parte per il tutto; non si vuole parlare solo di sesso, <strong>si vuole scavare in profondità nel diabolico degrado losangelino</strong> attraverso lo sguardo di un protagonista sicuramente caotico e disordinato, ma altrettanto acuto e lucido nella sua analiticità.</p>
<p>Tornando a noi, possiamo dire che la faccenda della fuga da casa dell’amante è l’incipit narrativo, l’inizio della storia che ci esploderà negli occhi per ben sette stagioni consecutive.</p>
<p><strong>Correva l’anno 2007</strong>; erano gli ultimi anni di George W. Bush, la “Grande Recessione” del Real Estate iniziava a mietere le sue prime vittime e il sogno americano cominciava a vacillare. <strong>David Duchovny</strong> (già memore di set di notevole caratura pop come “I segreti di Twin Peaks”, “X Files” e “Zoolander”) viene scritturato per una serie TV dove interpreterà la parte di un “<strong>romanziere maledetto</strong>” in crisi di mezza età, seppur inizialmente non così palesata.</p>
<p>Il nome del nuovo antieroe televisivo americano è <strong>Henry James Moody</strong>, per tutti Hank. Il soprannome, non a caso, <strong>strizza l’occhio all’alter ego letterario di Charles Bukowski</strong>: Henry Chinaski, detto Hank a sua volta.</p>
<p>Così come Bukowski, Hank Moody è uno scrittore licenzioso, una sorta di moderno Sardanapalo, intrappolato mani e piedi nelle lorde dinamiche californiane di cui sopra. È un pendolo che oscilla lento tra croce e delizia e non accetta il fatto che, tutto sommato, questa cosa gli piaccia.</p>
<p>Da qui nasce il disgusto per se stesso che paleserà più e più volte, persino in un programma radio, nel corso di tutti <strong>gli 84 episodi della serie</strong>. Il rapporto con l’alcol è morboso, nauseante, e la sua vita privata un Nodo Palomar apparentemente impossibile da sciogliere; il rapporto con Karen (<strong>Natascha McElhone</strong>), la sua bellissima e pazientissima ex moglie, è naufragato.</p>
<p>Lei convive felicemente, se non altro all’inizio della storia, con un riccone un po’ svampito ma decisamente più equilibrato di Hank:<br />
“Bill, Bob, Billy Bob o come cazzo ti chiami.” Cito testualmente.</p>
<p>La figlia di Bill (questo il suo vero nome, ndr) si chiama Mia (<strong>Madeline Zima</strong>) ed è un’avvenente ragazza quasi diciottenne, sensuale e provocante. Mia sarà una vera e propria sciagura per Hank ma, nel complesso, dimostrerà di sapergli infondere un “élan vital” a tratti positivo, sicuramente unico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-301867" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Californication-becca-serie-300x200.jpg" alt="Californication-becca-serie.jpg " width="350" height="233" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Californication-becca-serie-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Californication-becca-serie.jpg 500w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
<p>Tuttavia, è principalmente la minorenne che si lascerà sedurre in libreria senza rivelargli la sua vera età. Lo guarderà di sguincio, sfoggerà un sorriso con il suo libro tra le mani e, per Hank, questo sarà già abbastanza. I due finiranno a letto insieme e lei, all’acme della sua lussuria, gli darà due pugni in piena faccia. Non per fare male, per eccitarsi ed eccitarlo.</p>
<p>Da questa <strong>involontaria corruzione di minorenne che lo accompagnerà per tutte le prime stagioni di Californication</strong>, nascerà l’idea per la trama del libro il cui manoscritto verrà rubato e pubblicato da Mia stessa, riscuotendo un enorme successo popolare a sua volta e divenendo così sua rivale e collega.</p>
<p>Hank è, quindi, <strong>un uomo vittima di se stesso</strong>.</p>
<p>Un’anima fondamentalmente buona che, un po’ per sfortuna e un po’ per faciloneria, si troverà a dovere gestire situazioni emotivamente molto delicate. Sicuramente, possiamo imputargli <strong>un po’ troppa autoindulgenza</strong>.</p>
<p>Un altro personaggio centrale è Becca (<strong>Madeleine Martin</strong>), contemporaneamente sua figlia adolescente e “sorella acquisita” di Mia. Becca, secondo il mio modesto pensare, è <strong>uno dei personaggi meglio riusciti di Californication</strong>. Sicuramente, uno dei più complessi. Nonostante sia una ragazzina, se non altro nelle prime 4 stagioni, dimostra una profondità di pensiero e una perspicuità tali da fare pensare allo spettatore che il genitore, tra lei e il padre, sia proprio lei.</p>
<p>Hank ama sua figlia più d’ogni altra cosa, e questo risulta chiaro a più riprese, ma allo stesso tempo non riesce mai a conquistarsi pienamente la sua fiducia. La cosa estremamente affascinante di Hank Moody, oltre al suo <strong>“marchio di Caino” frammisto a una bruciante acutissima ironia</strong>, è la sua ambivalenza degna del miglior Giano Bifronte: scrittore maledetto e padre empatico, incallito<br />
dongiovanni e strenuo difensore del gentil sesso, fedelissimo amico e spietato provocatore, intellettuale <em>ennuyé</em> e spassoso scavezzacollo.</p>
<p><strong>Se un personaggio simile venisse presentato al grande pubblico al giorno d’oggi</strong>, sarebbe sicuramente divisivo, come lo fu nel 2007. Di questi tempi, però, penso che attirerebbe a sé innumerevoli critiche in più, e fors’anche censure. Sono finiti i tempi di gloria, per i Dongiovanni. Stanno perdendo sempre più quell’area glamour le cui origini, se proprio vogliamo ricercarle, risalgono al Satana di John Milton.</p>
<p><strong>Il donnaiolo è sempre meno “cool” agli occhi del grande pubblico e mi viene da dire che, forse, è anche meglio così</strong>. Credo, ad ogni modo, che verrebbe accettato e compreso per via delle sue innegabili qualità umane. Il fatto che Hank Moody agisca con benevolenza, seppur anche con arrendevolezza, è sempre stato sotto gli occhi di tutti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-301868" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-karen-serie-300x200.jpg" alt="californication karen serie" width="350" height="233" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-karen-serie-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/californication-karen-serie.jpg 500w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Basti pensare a scene quali Hank che difende una prostituta da un regista hollywoodiano che la molesta, o al modo in cui tratta e rispetta gli esseri umani ai quali si sente emotivamente legato, primi su tutti la sua famiglia (figlio illegittimo compreso) e il suo migliore amico e buffo manager erotomane: Charlie Runkle (<strong>Evan Handler</strong>).</p>
<p>Il protagonista dimostra continuamente di essere <strong>un uomo in cerca di qualcosa di più grande di lui</strong>, ma salta all’occhio il suo cercarlo costantemente nel posto sbagliato: fuori di sé. Cerca nelle plurime partner, negli amici e nella famiglia ciò che, forse, dovrebbe iniziare a cercare nella sua anima. Meglio per noi, da una parte; <em>it’s for the plot</em>.</p>
<p>Hank è sicuramente un romanziere alcolizzato con la scomoda abitudine di cacciarsi in situazioni oltre la sua portata, eppure, proprio per questo motivo viene spontaneo attribuirgli <strong>un vigoroso coraggio sociale</strong>, nel bene e nel male. Non ha paura di dire la verità e di agire in linea con ciò che lui ritiene sia vero, e questo lo rende un personaggio molto variegato e profondo, coerente ed interessante.</p>
<p>Concludendo, Hank Moody <strong>è una stella che brucia di luce propria e non penso che nel cielo inquinato d’oggi giorno brillerebbe m</strong>eno, né tantomeno penso che meno persone se ne farebbero indicare la direzione. Checché se ne dica, una stella è una stella da qualsiasi prospettiva la si osservi e in qualunque cielo vogliate incastonarla.</p>
<p>Di seguito <strong>la sigla</strong> di Californication:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Californication Intro" src="https://www.youtube.com/embed/PqxQTSCPKAg" width="1180" height="658" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/californication-hank-moody-personaggio-analisi/">Riflessione: c&#8217;è ancora spazio oggi per Hank Moody di Californication? La rilevanza persistente del protagonista della serie</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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