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	<title>Paolo Gilli | Il Cineocchio</title>
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		<title>Dossier &#124; To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-3/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2020 08:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude il nostro giro di pattuglia per le strade degli Stati Uniti, soffermandosi sui titoli più recenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-3/">Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">parte I</a> e la <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">parte II</a> del nostro approfondimento, parliamo ora velocemente di <strong>James Grey</strong>, regista di <em>Little Odessa</em> (1994) e <em>The Yards</em> (2000), che ha affrontato il genere sempre con un approccio singolare e anche <strong>We Own the Night &#8211; I padroni della Notte</strong> (2007) segue questa linea. Purtroppo il risultato <strong>è disastroso</strong>. Una trama banale e allo stesso tempo poco credibile (o meglio, come viene raccontata la rende inverosimile), uccide qualsiasi traccia di realismo e quello che rimane l&#8217;abbiamo già visto e pure molto meglio. Inspiegabili le lodi ricevute alla sua uscita.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/we-own-the-night.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-22243" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/we-own-the-night-300x169.jpg" alt="we-own-the-night" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/we-own-the-night-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/we-own-the-night-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/we-own-the-night.jpg 580w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Pride &amp; Glory &#8211; Il prezzo dell&#8217;onore</strong> (2008), all&#8217;epoca era stato abbastanza atteso dai fan del genere, per poi rivelarsi purtroppo una delusione su tutta la linea. La storia di tre generazioni di sbirri della stessa famiglia si delinea lungo stereotipi e situazioni scontate viste dozzine di volte. Anche il cast, tra cui <strong>Edward Norton</strong> e <strong>Colin Farrell</strong>, non sembra troppo convinto. Pensare che il regista<strong> Gavin O&#8217;Connor</strong> (il cui padre, guarda caso faceva il poliziotto a New York) ha collaborato con Joe Carnahan per la sceneggiatura, ma il risultato è da pollice verso. Come nota a margine, il film sembra aver ispirato la serie televisiva<strong> Blue Bloods</strong>, in onda dal 2010.</p>
<p>Come l&#8217;originale di <strong>Abel Ferrara</strong>, anche il remake/<em>reboot</em><strong> Il cattivo tenente &#8211; Ultima chiamata New Orleans</strong> (2009) usa il genere come contenitore per raccontare l&#8217;inferno personale del suo protagonista. Lo citiamo per dovere.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-22241 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell-300x184.jpg" alt="pride_and_glory_farrell" width="300" height="184" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell-300x184.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell-825x510.jpg 825w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell-500x306.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/pride_and_glory_farrell.jpg 883w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Arriviamo a <strong>Brooklyn&#8217;s Finest</strong> (2009), l&#8217;atteso ritorno di Antoine Fuqua al poliziesco, che senza dubbio è da annoverare tra i film migliori del genere visti negli ultimi anni. Ci ritroviamo nuovamente nell&#8217;ambito dei poliziotti corrotti e ancora una volta il racconto è corale. Questa volta però il regista ha il coraggio di portare il suo assunto fino in fondo. Fuqua si dimostra abile sia nella messa in scena, sia nel raccontare le varie sottotrame e i diversi personaggi che vanno a comporre la storia. Inoltre, faccenda di non poco conto, il regista sposta l&#8217;ambientazione da Los Angeles a New York.</p>
<p>Un cambiamento non solo di location, ma anche di tono e la differenza si fa sentire. Gli spazi aperti della città degli angeli vengono sostituiti dalle strade anguste e buie della Grande Mela. Totalmente ignorato da critica e pubblico, merita assolutamente un recupero da parte degli appassionati. Per chi scrive è anche superiore a <em>Training Day</em>. Consigliato.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/brooklyn-s-finest.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-22240" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/brooklyn-s-finest-300x199.jpg" alt="brooklyn-s-finest" width="300" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/brooklyn-s-finest-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/brooklyn-s-finest-500x331.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/brooklyn-s-finest.jpg 789w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Abbiamo citato varie volte <strong>lo scandalo Rampart</strong> e nel 2011 esce il film omonimo di<strong> Oren Moverman</strong>, sceneggiato insieme a James Ellroy, anche responsabile del soggetto. I due scelgono un&#8217;impostazione interessante, in quanto la trama si svolge in parallelo agli eventi centrali dello scandalo (quindi siamo nella seconda parte degli anni &#8217;90), come se ne raccontasse una delle tante storie. Rampart infatti ruota intorno all&#8217;agente Dave Brown (<strong>Woody Harrelson</strong>), un veterano della guerra del Vietnam e in servizio nel distretto di Rampart. Brown, violento, alcolizzato e con due matrimoni falliti alle spalle, svolge il suo lavoro usando ogni mezzo a sua disposizione e spesso al dì fuori della legalità. Quando durante un arresto inizia a picchiare un sospettato viene ripreso da una telecamera e il filmato finisce al notiziario. Pur riuscendo a imporsi contro la commissione d&#8217;inchiesta, la sua vita professionale inizia a sgretolarsi, mentre le vicende personali lo lasciano senza alcun tipo d&#8217;appiglio.</p>
<p>Rampart è <strong>la perfetta rappresentazione dei criteri che abbiamo descritto</strong> all&#8217;inizio di questo speciale. Un film che racconta la vita quotidiana del poliziotto come solo pochi sono riusciti a fare prima. L&#8217;aspetto, se vogliamo, limitante, sta nel fatto che Brown è effettivamente uno sbirro corrotto, quindi rappresenta teoricamente una piccola parte della polizia. Molte delle caratteristiche, anche se smorzate, sono probabilmente comunque comuni a molti poliziotti. Overman però non si attacca alle azioni negative del personaggio, bensì le usa per indagare, ma non spiegare, l&#8217;individuo. Non c&#8217;è giudizio o condanna nel racconto di Moverman, che infatti lascia il suo racconto con il finale aperto. Un film notevole.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/Codice-999-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-16965 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/Codice-999-poster-204x300.jpg" alt="Codice 999 poster" width="204" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/Codice-999-poster-204x300.jpg 204w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/Codice-999-poster-271x400.jpg 271w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/03/Codice-999-poster.jpg 475w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></a>L&#8217;ultimo lustro non ha prodotto polizieschi americani di rilievo, al cinema o in televisione. Le tre migliori serie poliziesche di sempre (<em>The Shield</em>, <em>The Wire</em> e <em>Southland</em>) sono ancora vive nel ricordo degli appassionati, ma ad oggi non hanno avuto seguiti degni di nota. Se escludiamo il &#8216;caso&#8217; <strong>True Detective</strong>, siamo in un momento in cui <strong>si preferisce andare sul sicuro e quindi già visto</strong>, almeno per quanto riguarda il poliziesco. Sul grande schermo la situazione non è diversa, o meglio, sono uscite pellicole notevoli (alcune citate nell&#8217;introduzione), ma che non rientrano nella nostra definizione del genere.</p>
<p>A chiudere questo speciale è la più recente entrata sul genere, <strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/nuovo-poster-e-trailer-non-censurato-per-codice-999-di-john-hillcoat/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Codice 999</a> </strong>di <strong>John Hillcoat</strong>, arrivato nelle nostre sale lo scorso 21 aprile. Il regista, una garanzia se escludiamo l&#8217;ultimo <em>Lawless </em>(2012), sembra aver rispolverato la dualità del racconto già visto magistralmente in Heat. Ambientata in una crepuscolare Atlanta, per non farla troppo lunga la pellicola racconta di un gruppo di poliziotti corrotti che si ritrova costretto ad assaltare banche e uffici governativi per recuperare alcuni documenti top secret che servono a scagionare un boss della mafia russa.</p>
<p>Pedine della spietata <strong>Kate Winslet</strong>, gli agenti elaborano un ultimo piano che prevede un &#8216;agente a terra&#8217; che depisti i sospetti dando loro il tempo per entrare in azione. Ovviamente le cose non vanno come previsto. Hillcoat &#8211; non certamente un ottimista di natura &#8211; prende in prestito cliché e dinamiche del genere e si affida a un cast di star per comporre il suo plumbeo quadro di un&#8217;umanità travagliata e senza speranza, dove la corruzione dilaga, i mafiosi fanno le regole e i poliziotti si trovano a brancolare circondati da molte più ombre che luci. Costato circa <strong>20 milioni di dollari</strong>, il film ne ha raccolti nel mondo circa 23, scoraggiando almeno per il momento qualsiasi tentativo di emulazione.</p>
<p><strong>fine &#8230; ?</strong></p>
<p>Il <strong>trailer</strong> di Brooklyn&#8217;s Finest:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/7XfcwkjnknI" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-3/">Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte III)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Dossier &#124; To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 11:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=179651</guid>

					<description><![CDATA[<p>Continua la ronda tra i film scritti e diretti da David Ayer, ma non mancano altre voci che si distinguono nel panorama degli anni 2000</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-2/">Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dicevamo di <strong>David Ayer </strong>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-i/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la prima parte del dossier</a>), che tra sceneggiature e regie fa decisamente la parte del leone in questo speciale, per cui invece di procedere in ordine cronologico ci concentriamo ora sul suo contributo al genere, per poi discutere una mezza dozzina di altre pellicole, che sono di interesse per il nostro discorso.</p>
<p>Dopo <strong>Training Day</strong>, Ayer scrive le sceneggiature di <strong>The Fast and the Furious</strong> (2001), <strong>Dark Blue &#8211; Indagini Sporche</strong> (2002) e <strong>S.W.A.T.</strong> (2003).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/dark-blue.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-20542" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/dark-blue-300x169.jpg" alt="dark blue" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/dark-blue-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/dark-blue-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/dark-blue.jpg 888w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dark Blue, scritto insieme al grande <strong>James Ellroy</strong> (<strong>La Dalia Nera</strong>,<strong> L.A. Confidential</strong>), narra una storia di sbirri corrotti, nei giorni del pestaggio di<strong> Rodney King</strong> e del conseguente proscioglimento dei poliziotti coinvolti. Le storie individuali arrivano al pettine proprio quando Los Angeles viene messa in ginocchio dalle <em>Riots</em> del 1992. Dark Blue, diretto da <strong>Ron Shelton</strong> (<strong>Chi non salta bianco è</strong>, 1992) è un racconto corale che trova i suoi punti di forza proprio nella classicità del genere, ma il cinismo ostentato è molto più moralista di quanto vuole dar a vedere.</p>
<p>In particolare la conclusione ne diminuisce la forza e mostra la mancanza di coraggio di andare fino in fondo. Un elemento che era già presente in Training Day (chi ha letto bene Ellroy, faticherà a credere che questo è il finale che aveva in mente). In ogni caso, Dark Blue è un solido esempio di poliziesco con un ottimo <strong>Kurt Russell</strong> nel ruolo del protagonista.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-20545 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film-300x186.jpg" alt="SWAT film" width="300" height="186" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film-300x186.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film-825x510.jpg 825w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film-500x310.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/SWAT-film.jpg 888w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>S.W.A.T., ossia l&#8217;acronimo per i corpi speciali della polizia, sposta invece il peso decisamente sul versante dell&#8217;azione. La storia è ridotta agli stereotipi del genere, con una trama prevedibile, dialoghi banali e caratterizzazioni approssimative dei personaggi. Basata sulla serie dello stesso nome, andata in onda nel 1975/76, include nel suo cast il sempre efficiente <strong>Woody Harrelson</strong>,<strong> Samuel L. Jackson</strong>, i lanciatissimi <strong>Michelle Rodriguez </strong>e<strong> Jeremy Renner</strong>, nonché un <strong>Colin Farrell</strong>, da poco promosso a nuova superstar di Hollywood.</p>
<p>La messa in scena di <strong>Clark Johnson</strong>, qui alla sua prima regia è cinetica, in linea con i film d&#8217;azione del periodo, ma manca completamente di catturare la tensione e la frenesia degli eventi. In altre parole, si dimentica già a fine visione. L&#8217;elemento più interessante è che anche in questo caso Ayer include nuovamente una scena (l&#8217;apertura del film), che prende spunto dalla realtà, il famoso <strong>North Hollywood Shootout</strong> del 1997 (che a sua volta era stato in qualche modo ispirato dalla finzione di Heat &#8211; La sfida).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Harsh-Times.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-20544" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Harsh-Times-300x168.jpg" alt="Harsh Times" width="300" height="168" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Harsh-Times-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Harsh-Times-500x280.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Harsh-Times.jpg 580w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ayer tra il 2005 e il 2012 realizza tre pellicole, due delle quali anche scritte da lui. Questa trilogia non ufficiale di Ayer comprende <strong>Harsh Times &#8211; I giorni dell&#8217;odio</strong> (2005), <strong>Street Kings &#8211; La notte non aspetta</strong> (2008) e <strong>End of Watch &#8211; Tolleranza Zero</strong> (2012).<br />
Harsh Times in realtà non è un vero poliziesco, ma un <em>crime movie</em>, in cui solo uno dei due protagonisti (<strong>Christian Bale</strong>) è un ex-Army Ranger, che vorrebbe entrare nella polizia, ma che soffre di stress post traumatico. Lo citiamo soltanto, perché è comunque evidente che rientra nello stesso “universo” degli altri film scritti e/o diretti da Ayer, dandone però un punto di vista diverso. Detto questo, Harsh Times per quanto cupo e disperato, si regge soprattutto sull&#8217;interpretazione di Bale, ma il risultato finale non convince per niente.</p>
<p>Street Kings è il primo film diretto, ma non scritto da Ayer. Inizialmente infatti la regia doveva andare a Spike Lee. Le prime stesure, con il titolo <strong>The Night Watchman</strong>, sono nuovamente opera di James Ellroy, ma la sceneggiatura finale è firmata da <strong>Kurt Wimmer</strong> (suoi anche gli <em>script</em> degli abissali remake di <strong>Il caso Thomas Crown</strong>,<strong> Robocop </strong>e<strong> Point Break</strong>, praticamente un killer seriale) e <strong>Jamie Moss</strong>. Nonostante la trama intricata, la violenza esasperata e una moltitudine di personaggi, Street Kings si riduce al solito poliziesco in cui tutto e tutti sono corrotti. Il cast è solido (tra cui <strong>Keanu Reeves</strong>,<strong> Hugh Laurie</strong>,<strong> Chris Evans</strong>,<strong> Forrest Whitaker</strong> e i rapper <strong>Common </strong>e<strong> The Game</strong>), ma si ritrova intrappolato in un film scontato e di maniera.</p>
<p>Nel 2012 infine esce End of Watch, senza dubbio il più riuscito dei tre. Se le altre regie e sceneggiature di Ayer si concentrano principalmente sulla corruzione e sull&#8217;eccesso di forza e l&#8217;abuso di potere, qui la situazione viene invertita. Ayer, che è cresciuto a South Central Los Angeles e che ha diverse amicizie nel LAPD, con End of Watch ha voluto raccontare soprattutto il rapporto di lavoro e d&#8217;amicizia che lega i poliziotti, concentrandosi sulla routine quotidiana degli agenti. Stilisticamente Ayer sceglie di dare il suo contributo al genere del <em>found footage</em>, alternando il tutto però con riprese tradizionali. Se questo tipo di approccio spesso è confuso e/o inutile, in End of Watch aiuta ad aumentare realmente il coinvolgimento da parte dello spettatore, grazie anche alle ottime interpretazioni di <strong>Jake Gyllenhall </strong>e<strong> Michael Pena</strong>. Un discreto poliziesco nella tradizione di classici come <strong>I Nuovi Centurioni</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Bruce-Willis-solo-2-ore.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-20541 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Bruce-Willis-solo-2-ore-300x169.jpg" alt="Bruce Willis solo 2 ore" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Bruce-Willis-solo-2-ore-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Bruce-Willis-solo-2-ore-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Bruce-Willis-solo-2-ore.jpg 888w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ritorniamo indietro di qualche anno. Nel 2005 esce <strong>Dirty &#8211; Affari Sporchi</strong> di <strong>Chris Fischer</strong>. Considerato da quei pochi che l&#8217;hanno visto come <em>rip-off</em> di Training Day, nonostante qualche somiglianza (soprattutto nel personaggio di <strong>Cuba Gooding Jr.</strong>), si rivela in realtà un film piuttosto solido. Già dal titolo si capisce che ancora una volta si parla di sbirri corrotti, tanto che possiamo considerarlo l&#8217;altra faccia di End of Watch. I riferimenti allo scandalo <strong>Rampart</strong> sono evidenti e Fischer sceglie una messa in scena interessante, con contaminazioni da film horror, descrivendo una Los Angeles desolata e squallida, in cui la violenza la fa da padrone. I due protagonisti sono pedine in un gioco più grande di loro e solo nel finale il puzzle si compone del tutto. Nulla di trascendentale, ma una visione da parte degli appassionati è consigliata.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Dirty-fisher.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-20543" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Dirty-fisher-206x300.jpg" alt="Dirty fisher" width="206" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Dirty-fisher-206x300.jpg 206w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Dirty-fisher-275x400.jpg 275w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/Dirty-fisher.jpg 300w" sizes="(max-width: 206px) 100vw, 206px" /></a>Otto anni dopo<strong> Arma Letale 4</strong> (1998), <strong>Richard Donner</strong> torna al poliziesco con <strong>16 Blocks &#8211; Solo 2 ore</strong> (2006), film che ad oggi rimane la sua ultima regia.</p>
<p>La trama è ridotta all&#8217;essenziale. Il detective Jack Mosley (<strong>Bruce Willis</strong>), un poliziotto alcolizzato e disilluso, ma onesto, ha due ore (16 isolati, la traduzione del titolo originale trasmette meglio la dinamica del film) per scortare un prigioniero, Eddie Bunker (<strong>Mos Def</strong>), al palazzo di giustizia. Eddie è l&#8217;unico testimone in un caso di corruzione, in cui sono coinvolti numerosi poliziotti. Ovviamente, nessuno lo vuole vedere arrivare vivo alla testimonianza e così Jack si trova in mezzo a un fuoco incrociato. Riusciranno ad arrivare a destinazione? Solo 2 ore è in realtà un western metropolitano, mascherato da poliziesco. Willis è il classico anti-eroe, che alla fine si ritrova a difendere i suoi ideali (e quelli di una nazione), perché solo quelli gli sono rimasti, anche se questo gli può costare la pelle. Un bel film, che purtroppo perde qualche punto nel finale inutilmente sdolcinato.</p>
<p>Nello stesso anno <strong>Michael Mann</strong> realizza finalmente il tanto atteso adattamento cinematografico di <strong>Miami Vice</strong>. Non è questo il posto per una recensione approfondita, ma ci basta dire che rasenta il capolavoro. Mann crea una versione fedele allo spirito e all&#8217;estetica della serie televisiva, senza dimenticarsi che sono passati 15 anni per un film che va oltre il genere.</p>
<p><strong>continua &#8230;</strong></p>
<p>Il trailer di Dirty &#8211; Affari sporchi:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/28GIpDaI0f8" width="1013" height="557" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Dossier &#124; To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 09:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Training Day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio tra le produzioni degli ultimi 20 anni che hanno raccontato le storie dei poliziotti e dei detective che ogni giorno pattugliano le strade americane, a volte al limite della legge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-to-protect-and-serve-part-1/">Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Antoine Fuqua + David Ayer: nasce il poliziesco americano del nuovo millennio</strong></span>. Il poliziesco puro, non contaminato con altri generi, è ormai cosa abbastanza rara. Lontani sono i tempi d&#8217;oro degli anni Sessanta e soprattutto Settanta, dove storie di sbirri imperversavano sul grande e piccolo schermo. Un periodo d&#8217;oro che oltre a sfornare alcuni epocali capolavori (<strong>Bullitt, Ispettore Callghan &#8211; Il caso Scorpio è tuo, Il braccio violento della legge</strong>) e un numero impressionante di classici del genere (citiamo almeno <strong>Mani sporche sulla città, Squadra speciale, Una strana coppia di sbirri e Rapporto al capo della polizia</strong>), vede anche la nascita di diverse serie di culto come <strong>Kojak, Colombo </strong>e<strong> Starsky &amp; Hutch</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/police-story-tv.gif" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-19256 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/police-story-tv-300x259.gif" alt="police story tv" width="300" height="259" /></a>La vera svolta in televisione però è rappresentata da una serie, oggi praticamente dimenticata, ma che ha cambiato per sempre il modo di raccontare il poliziesco sul piccolo schermo: <strong>Police Story</strong> (1973-1978), ideata da Joseph Wambaugh, ex poliziotto e poi autore di romanzi come <strong>I nuovi centurioni, I ragazzi del coro e Il campo di cipolle</strong> (tutti adattati ottimamente per il cinema), è una delle rappresentazioni più realistiche della polizia vista fino ad allora (in questa prospettiva va nominata anche la sitcom <strong>Barney Miller</strong>, 1974-1982). Non a caso è con Police Story che <strong>Michael Mann</strong> inizia a farsi le ossa come sceneggiatore.</p>
<p>Nei due decenni successivi, il genere perde d&#8217;importanza e d&#8217;attrazione, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta. I gusti del pubblico si spostano su generi d&#8217;azione più “muscolari” (i vari Schwarzenegger, Stallone, Willis) oppure il poliziesco con tocchi leggermente comici come <strong>Una perfetta coppia di svitati</strong> (John Hyams, 1986) e la serie di <strong>Arma Letale</strong> (Richard Donner, 1987-1998).</p>
<p>Escono comunque capolavori come <strong>Vivere e morire a Los Angeles</strong> (William Friedkin, 1985) e <strong>Heat &#8211; La sfida</strong> (Michael Mann, 1995), che riesce addirittura nell&#8217;impresa di raccontare sia la vita dello sbirro sia quella del criminale. Vanno citati però anche un serie di film notevoli come <strong>8 milioni di modi per morire</strong> (Hal Ashby, 1986), <strong>Cop &#8211; Indagine ad alto Rischio</strong> (James B. Harris, 1988), <strong>Colors &#8211; Colori di guerra</strong> (Dennis Hopper, 1988), <strong>Affari sporchi</strong> (Mike Figgis, 1990), <strong>Punto d&#8217;impatto</strong> (John MacKenzie, 1990), <strong>L.A. Confidential</strong> (Curtis Hanson, 1997),<strong> Phoenix</strong> (1998, Danny Phoenix) e pochi altri.Il poliziesco tradizionale sopravvive e trova nuovi sbocchi in televisione con prodotti tra loro anche molto diversi, ma di immensa importanza, sia per l&#8217;estetica sia per il tipo di narrazione, come <strong>Miami Vice</strong> (1984-1990) e <strong>Hill Street Blues</strong> (1982-1987). Gli anni Novanta si segnalano invece per due pesi massimi della serialità come <strong>NYPD Blues</strong> (1995-2005) e <strong>Homicide</strong> (1993-1999), nonché il poco conosciuto <strong>Brooklyn South</strong> (1997-98).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/vivere-e-morire-locandina.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19264 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/vivere-e-morire-locandina-207x300.jpg" alt="vivere e morire locandina" width="240" height="348" /></a>Poi, a cavallo del nuovo millennio, la situazione cambia con l&#8217;uscita di <strong>Training Day</strong>. Il film diretto da <strong>Antoine Fuqua</strong>, ma soprattutto scritto da <strong>David Ayer</strong>, che emerge come la figura centrale in questo rinnovato contesto, è il punto di partenza per il poliziesco americano del nuovo millennio. Prima però di entrare nel vivo, indichiamo rapidamente <strong>i criteri di inclusione usati per questo speciale</strong>. In primis, ci siamo limitati alle produzioni americane, non per una visione limitata delle cose, ma per il semplice fatto che paesi come la Francia, che continuano ad avere un output notevole di polizieschi (sia al cinema che in TV), meritano un approfondimento separato. Lo stesso si può dire per il cinema asiatico e altri. In secondo luogo, ma non meno importante, i film in questione sono incentrati su poliziotti o detective e raccontano le loro storie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pellicole in cui la componete del criminale, come personaggio, prende il sopravvento sono state escluse. Film di rapina, gangster, investigatori privati o thriller per riflesso mostrano sempre poliziotti, ma raramente ne fanno il centro del racconto (ancora una volta è Heat, la gloriosa eccezione). Sono elementi di contorno, non la forza motrice della storia in questione (per esempio <strong>Inside Man, The Departed, American Gangster, The Town</strong>). Allo stesso tempo l&#8217;ambientazione temporale deve essere contemporanea (escludendo così film come <strong>Gangster Squad</strong>). In questo la selezione è stata molto restrittiva. Il terzo e ultimo criterio di inclusione è semplicemente basato sull&#8217;idea personale di quali pellicole, tenendo a mente i due criteri precedenti, possano realmente entrare nel genere. Di conseguenza questo approfondimento non ha nessuna pretesa di completezza.</p>
<p>Parliamo dunque del film di Fuqua, che oggi viene forse ricordato soprattutto per il premio Oscar come miglior protagonista a <strong>Denzel Washington</strong>. Training Day (2001) ebbe un notevole riscontro di pubblico, ma anche di critica. La premessa è semplice, ma funzionale. Il giovane Jake Hoyt (<strong>Ethan Hawke</strong>), alla sua prima giornata di lavoro, viene affiancato dal rispettato detective Alonzo Harris (Washington). Quest&#8217;ultimo ha il compito di valutarne il possibile inserimento nella squadra narcotici. Hoyt, fresco di accademia, segue le regole alla lettera, ma nel corso della giornata scopre non solo che le regole della strada sono ben diverse da quelle del manuale di polizia, ma anche che Alonzo è in realtà uno sbirro sadico e corrotto.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/The-Shield.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-19259" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/The-Shield-300x180.jpg" alt="The-Shield" width="338" height="203" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/The-Shield-300x180.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/The-Shield.jpg 460w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></a></p>
<p>Training Day è una discesa agli inferi coinvolgente, ma perde colpi nel finale abbastanza scontato e moralista, che lascia un po&#8217; l&#8217;amaro in bocca.<strong> L&#8217;influenza dello scandalo</strong> <strong>Rampart</strong> (forse il distretto più corrotto nella storia della polizia di Los Angeles) è percepibile e presente in tutta una serie di pellicole (come<strong> Crash &#8211; Contatto fisico </strong>e<strong> Cellular</strong>) alcune qui discusse. Il capolavoro televisivo <strong>The Shield</strong> (2002-2008), prende ispirazione direttamente dallo stesso scandalo (tanto che inizialmente la serie si doveva proprio chiamare Rampart). Fatto sta che Training Day ha dato il via alla rinascita del genere. Anche se il numero di uscite di film, così come quì definiti, rimane ridotta, il poliziesco ritorna finalmente di moda.</p>
<p>Il vero capolavoro del nuovo millennio però esce l&#8217;anno seguente, <strong>Narc &#8211; Analisi di un delitto</strong> (2002). La seconda regia di <strong>Joe Carnahan</strong> guarda senza mezzi termini ai classici di William Friedkin (incluso il suo documentario del 1965 <strong>The Thin Blue Line</strong>, da cui prende direttamente spunto per la trama) e Sidney Lumet (<strong>Serpico, Il principe della città, Q&amp;A &#8211; Terzo Grado</strong>), dimostrandosi all&#8217;altezza dei suoi modelli. Narc racconta la storia dell’omicidio di un agente dell’antidroga e dei poliziotti, Tellis (Jason Patric) ed Oak (Ray Liotta) che vengono incaricati di risolvere il caso. I due non vanno tanto per il sottile e presto si trovano risucchiati dalla realtà dell’indagine, mentre la linea di confine con i criminali che incontrano si fa sempre più sottile.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/training-day-film.jpg" rel="lightbox" title="Dossier | To protect and serve: il poliziesco americano contemporaneo, da Training Day a Codice 999 (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14809 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/training-day-film-300x200.jpg" alt="training-day-film" width="344" height="229" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/training-day-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/training-day-film-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/training-day-film.jpg 618w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a>I rispettivi problemi personali non aiutano il rapporto già fragile della coppia, soprattutto quando vengono alla luce segreti che lentamente vanno a comporre la storia completa. <strong>Un film, violento e viscerale, sull’abuso di potere e sul tradimento</strong>. Narc è sporco e ambiguo, un autentico omaggio al poliziesco anni Settanta. Il richiamo a figure come Popeye Doyle e Serpico non sta solo nelle caratterizzazioni dei personaggi, ma anche nelle motivazioni che li spingono ad agire in un certo modo. Una specie di percorso di redenzione, che risulterà alla fine essere la ricerca di se stesso. Detroit diventa il posto dove nessuno di noi vorrebbe ritrovarsi, una specie d’inferno. I personaggi vivono come in un mondo di ombre e Carnahan ci porta in questo mondo e ci lascia lì anche dopo la fine del film. “Questo caso ha tutto a che fare con ciò che è giusto e sbagliato e niente con quello che sono le regole e le procedure.”</p>
<p><strong>Passato clamorosamente inosservato in Italia</strong> (è uscito direttamente in DVD), Narc è senza dubbio il migliore poliziesco americano degli ultimi 20 anni.</p>
<p><strong>continua &#8230;</strong></p>
<p>Il trailer di Narc:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/pBu-Q0Ka_DM" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (INTEGRALE)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 23:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cheech & Chong]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Thomas Chong e Richard “Cheech” Marin, dai palchi delle stand-up comedy al grande e inaspettato successo cinematografico con i loro 'stoner movie', passando per un disco vincitore del Grammy. Questa è la loro storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-integrale/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (INTEGRALE)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte III)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 11:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cheech & Chong]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude il viaggio in compagnia dei due comici, con uno sguardo sulle loro carriere soliste e sui progetti più recenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-iii/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte III)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-iii/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte III)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte II)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-ii/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 11:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cheech & Chong]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il racconto della carriera dei due comici più 'fumati' della storia. Questa volta vengono affrontati i primi insuccessi commerciali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-ii/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-ii/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte I)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-i/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 12:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cheech & Chong]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Thomas Chong e Richard “Cheech” Marin, dai palchi delle stand-up comedy al grande e inaspettato successo cinematografico con i loro 'stoner movie', passando per un disco vincitore del Grammy. Questa è la loro storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/speciali/dossier-everybody-must-get-stoned-la-storia-di-cheech-chong-parte-i/">Dossier &#8211; Everybody must get stoned: la storia di Cheech &#038; Chong (Parte I)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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