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Guillermo del Toro parla di – e loda – Suspiria insieme a Dario Argento

16/10/2017 di Redazione Il Cineocchio

I due registi si sono trovati sul palco del Festival di Sitges per parlare dell'importanza del film a 40 anni dalla sua uscita al cinema

Il Festival di Sitges, per il suo 50° anniversario, ha deciso quest’anno di omaggiare uno dei grandi maestri del terrore, Dario Argento, ospitandolo per alcuni giorni e proiettando per i numerosi appassionati accorsi la versione restaurata di Suspiria, classico datato 1977. Non contenti però, gli organizzatori hanno voluto strafare, invitando Guillermo del Toro, padrino di questa edizione e grande estimatore del regista italiano, a un Q&A proprio in compagnia di Argento sul film.

locandina_suspiriaDi seguito gli estratti più salienti.

Del Toro ci ha tenuto a mettere bene in chiaro il suo amore per Argento e l’assoluta idolatria per il film del 1977:

Suspiria per me è come una danza vudù in cui il danzatore è stato posseduto da uno spirito, che va oltre e che ha una frenesia pagana e brutale, che lo fa diventare  uno dei pochi film della storia in cui si sente che quello che si vede va oltre qualsiasi spiegazione e analisi. Mi piacerebbe molto scrivere un saggio a riguardo e provare ad articolare quello che provo, ma è impossibile.

Pensate che oggi la ‘credibilità’ stia uccidendo un po’ il cinema di genere, visto che un tempo era più importante la sensazione che il regista riusciva a suscitare nello spettatore?

D. A. Nei film di genere in realtà ancora oggi molte cose risultano assolutamente incredibili … alcune sono proprio sciocchezze … Ad esempio, recentemente ho visto un film horror americano che sia chiama La Mummia [di Alex Kurtzman], un film disgustoso, stupido, idiota, demenziale …

G. del T. Si parla molto dell’onirismo di Suspiria, ma a mio parere è molto più imparentato con le fiabe che con qualcosa di onirico. Effettivamente, vedendola, risulta assolutamente chiaro che le influenze sono Biancaneve e i Sette Nani e lo spirito dei fratelli Grimm. Pensate a come inizia Hänsel e Gretel, in modo naturalista, con un famiglia che non può dare da mangiare ai figli, coi genitori che portano i bambini nella foresta perchè vi muoiano di fame e questi nel mezzo ci trovano invece una casa fatta di dolcetti … Cosa importa chi l’ha costruita? Fa lo stesso! Questa è la logica da fiaba che segue Suspiria. Vedendolo sul grande schermo restaurato, ti accorgi che il flusso narrativo viene elevato dalle immagini e dal colore. La fotografia del film è narrativa, non è estetica. E’ una delle pochissime pellicole nella storia del cinema in cui il modo di fare cinema è parte stessa della storia. Il sonoro e i protagonisti che si fanno silenziosi sono degni di una pantomima. E’ un’opera monumentale di caos e di distruzione. E’ un sabba pagano aggiornato ai tempi moderni. Mi torna anche alla mente Possession di Andrzej Żuławski. E’ un film sul divorzio in cui c’è una piovra! Se fosse stata una pellicola americana, ci avrebbero detto da dove fosse venuto, quale strada avesse percorso, quanto avesse pagato di pedaggio ecc. L’importante è abbandonarsi alla narrazione. Da metà degli anni ’90 ho visto un aumento nel contorcimento della trama, che prima sembra seguire una pista salvo poi svoltare in un colpo di scena imprevedibile sul finale … A me sta bene che si utilizzi una forma tradizionale, purchè si dicano cose non tradizionali.

Come mai nei suoi film, da Profondo Rosso a Suspiria, gli specchi celano sempre dei segreti?

D. A. Lo specchio nasconde una verità riflessa, una verità diversa. E’ come un ricordo, che non è mai esattamente come è accaduto il fatto, ma è filtrato dalla mente.

suspiria argentoCome mai, alla fine di Suspiria, la protagonista ride?

D. A. Non lo so nemmeno io … Forse perchè lei ha vissuto una favola e ne è uscita, quindi è contenta che sia finita. Anche in La Terza Madre alla fine ridono …

Può dirci qualcosa delle musiche di Suspiria e della sua collaborazione con i Goblin?

D. A. Volevamo fare la più bella musica possibile, quindi ci siamo molto impegnati. Abbiamo cercato anche sonorità etniche. Elena Markos è greca, quindi avevo pensato di usare dei ritmi tradizionali di quella terra. Non a caso infatti, uno degli strumenti più importanti usati nel film è il bouzuki.

Dario Argento, in chiusura ha ricambiato le lodi per del Toro:

Ammiro molto l’impegno politico dei suoi film, perchè è qualcosa che ci fa ogni volta pensare. Anche in The Shape of Water, che resta un film di genere, emerge tutto il suo sentimento politico … Guillermo [chiamato affettuosamente Guglielmo] è un grande uomo.

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