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Il diario da Venezia 79 (2022), episodio 0: noi della Mostra del cinema, ultimi giapponesi in sala

29/08/2022 news di Giovanni Mottola

Nulla cambierà, mentre intorno tutto è già cambiato, o sta cambiando

venezia 2022 mostra

Chissà se al momento di progettare il Festival di Venezia di quest’anno – che inizierà mercoledì sera con Rumore bianco di Noah Baumbach – il Direttore Alberto Barbera si è reso conto di trovarsi davanti a un bivio. Poteva decidere di allestire l’edizione numero 79 in continuità con quella dell’anno precedente e di quelle prima ancora; oppure, come si usa per le nuove iniziative editoriali, poteva realizzarne un’edizione numero 0, di prova. Ha scelto la prima strada.

Da amanti delle tradizioni, ce ne rallegriamo. Ma due anni di divieti, obblighi, timori e seccature varie hanno contribuito ad accelerare un distacco ormai fisiologico della gente rispetto alla sala. Non serve citare statistiche, verso le quali nutriamo peraltro la diffidenza di Trilussa: è sufficiente recarsi in un cinema per vedere che la maggior parte delle poltrone, salvo casi eccezionali, rimane vuota e che, tra i pochi occupanti, tre su quattro continuano ad indossare la mascherina.

mostra cinema venezia 2022Segno evidente di un persistere di disagio nel frequentare un ambiente affollato (per modo di dire), quasi in attesa di poter scoprire o consolidare un’abitudine alternativa per godere dei film con maggior rilassatezza. Senza contare le difficoltà a cui, per questa ragione e per altre evidenti su cui non è il momento di soffermarsi, vanno incontro gli esercenti e che costringerà molti tra essi a un forzato abbandono.

Il rapporto della gente con il cinema è mutato in modo probabilmente irreversibile, complici anche il ricambio generazionale e le nuove tecnologie, dunque anche i festival dovranno prima o poi tenerne conto. Non si potrà infatti realizzare rassegne cinematografiche se il cinema, inteso come luogo, non vi sarà più o resterà una scelta di pochi. Impensabile conservare un tale “carrozzone” per presentare prodotti soltanto domestici.

In verità la Mostra negli ultimi anni sta già tentando in qualche modo di tenersi al passo coi tempi. Ha cominciato ad ospitare produzioni Netflix, imboccando da subito quella strada che alla fine anche la riluttante Croisette è stata costretta a percorrere. Inevitabile, ma inutile: Netflix e le altre piattaforme non saranno la salvezza del cinema, ma piuttosto la sua tomba.

Inoltre, da alcuni anni alle produzioni tradizionali si affiancano quelle di film in Realtà Virtuale. Quest’anno collocate nuovamente nella loro sede originaria dell’isola del Lazzaretto Vecchio, continuano però a riscuotere scarso interesse: non suscitano discussioni tra il pubblico, non vengono raccontate dalla stampa, non hanno a tutt’oggi uno sbocco al di fuori dei Festival. Per avere il polso della situazione è sufficiente assistere alle reazioni del pubblico al momento delle premiazioni: fischi o urla di gioia per quelle dei film reali, silenzio assoluto per quelle dei film virtuali.

La Mostra continuerà quindi a vivere soltanto se potrà ancora farlo nella maniera in cui lo ha fatto sempre. A costo di precipitare in una situazione opposta alla profezia di Tancredi: qui nulla cambierà, mentre intorno tutto è già cambiato, o sta cambiando.

lazzarettoAbbiamo cominciato a frequentare il Festival a poco più di vent’anni, all’inizio dello scorso decennio, ed eravamo i più giovani. Ci venivamo con lo spirito di quei cercatori d’oro che si avventurano a setacciare i fondali più ricchi e ignoti ai loro concorrenti, venendone ripagati dal ritrovamento delle pepite di maggior valore. Allora la Mostra costituiva l’ouverture di una sinfonia che nei mesi successivi sarebbe poi risuonata nelle sale di tutta Italia. Quella sinfonia non c’è più, o meglio: è rimasta un’incompiuta, composta della sola ouverture.

Noi, popolo del Festival, siamo infatti rimasti gli unici ad ascoltare questa melodia; ma ci ostiniamo, per romanticismo più che per miopia, a credere eterno questo svago che identico era stato dei nostri nonni, fingendo di non accorgerci che nessun altro degli svaghi dei nostri nonni è resistito fino ai loro nipoti.

Guardandola dal di fuori, prima di tuffarci nella sua comunque inebriante ed entusiasmante vitalità, dobbiamo riconoscere che la Mostra è il residuo di un rituale ormai al lumicino. E noi, suoi irriducibili adepti, siamo ormai diventati gli ‘ultimi giapponesi’ della sala: un intero esercito di Hiroo Onoda, pronti ad aprire il fuoco su chiunque ci avvicini per avvisarci che siamo rimasti fuori dal tempo.

Sappiamo già che nel lungo periodo saremo condannati alla resa. Ma da domani ci caleremo ugualmente in trincea per combattere fino allo stremo questa nostra velleitaria e straordinaria battaglia. ​​​​​​​​​​

Di seguito il teaser trailer italiano di Rumore bianco:

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