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Voto: 6.5/10 Titolo originale: ناقة , uscita: 08-09-2023. Regista: Meshal Aljaser.

NAGA: la recensione del film survival d’esordio di Meshal Aljaser (su Netflix)

09/12/2023 recensione film di Gioia Majuna

Adwa Bader è la tenace protagonista di un'opera prima sorprendente e carica di significati

naga film 2023

Il debutto al lungometraggio del pluripremiato regista saudita di corti Meshal Aljaser stravolge ogni aspettativa. Una commedia thriller mediorientale che distilla i familiari temi regionali della tradizione, del conservatorismo e della sottomissione delle donne attraverso una roboante e frenetica narrazione femminista di sopravvivenza, non sarebbe fuori posto in un cartellone che comprendesse Quantin Tarantino e i fratelli Safdie.

Presentato nella sezione Midnight Madness del Festival di Toronto e ora finito dritto e all’improvviso su Netflix anche in Italia, NAGA dovrebbe piacere soprattutto al pubblico in cerca di prodotti insoliti. E sebbene la sua ambientazione sia geograficamente e culturalmente specifica, lo stile visivo distintivo di Aljaser – e l’impressionante interpretazione della protagonista Adwa Bader – dovrebbero riuscire a irretire un pubblico domestico più ampio.

Una sequenza d’apertura stabilisce il tono spavaldo, mentre un uomo armato si infiltra in un ospedale e spara al medico che ha osato far nascere il figlio di sua moglie. Questo potrebbe pur essere avvenuto negli anni ’70, ma oltre cinquant’anni dopo, nel Paese prevale ancora una cultura aggressivamente patriarcale.

naga film 2023 posterCome molte giovani donne saudite, Sarah (Bader) si sente soffocata dalle regole che limitano le sue libertà, ma è anche pietrificata dal padre ultra-rigoroso. Così, quando abbandona un’approvata gita per lo shopping con le amiche per andare a un appuntamento clandestino nel deserto con Saad (Yazeed Almajyul), sa che dovrà tornare in tempo per il coprifuoco delle 21.59.

Tuttavia, i piani di Sarah le scivolano tra le dita come la sabbia in cui si ritrova, quando il rave illegale in cui Saad la porta viene scoperto dalla polizia. Il suo viaggio inizia sotto il sole cocente di una giornata saudita, ma presto sprofonda nell’oscurità, sia in senso figurato, quando Sarah si scontra con una serie di pericoli, sia in senso letterale, con il direttore della fotografia Ibraheem Alshangeeti che fa un uso liberale, e a volte confuso, dell’anonimato nero come la pece garantito dalla notte in pieno deserto.

È qui che Sarah si trova a dover superare una miriade di barriere: Saad scompare durante il rave, lasciandola senza un passaggio; si ritrova chiusa in una tenda con un acclamato e pomposo poeta locale, che le fa la morale sui fallimenti delle giovani generazioni; il suo telefono si spegne, portandola alla futile ricerca di un caricabatterie.

La cosa più terrificante, tuttavia, è un lungo attacco da parte di un dromedario selvatico vendicativo (“naga” in arabo, appunto) che sulla carta sembrerebbe farsesco, ma che in realtà è intenso ed efficace, con la telecamera a mano traballante stretta sul volto insanguinato di Sarah, i pesanti zoccoli dell’animale che si stagliano nei fari dell’auto sotto cui la ragazza è intrappolata, il suo respiro pesante nella colonna sonora. È una scena davvero memorabile.

Altri momenti non sono però altrettanto riusciti. La fotografia disorientante, in cui la mdp si capovolge o riprende con angolazioni estreme, mira all’immersione ma può distrarre. L’eclettica colonna sonora, che si ispira a tutto, dagli spaghetti western alle pulsazioni electro dell’horror, si sposa con le immagini frenetiche, ma spesso è stridente e poco incisiva. Più efficace è allora la tavolozza dei colori, con i gialli brillanti e sbiancati del giorno che lasciano il posto alle tonalità viola del crepuscolo e poi al nero totalizzante della notte, dove le luci all’orizzonte segnalano più spesso il pericolo che la salvezza.

L’unica costante è allora Adwa Bader, che infonde a Sarah una personalità, una grinta e un carisma talmente forti che è impossibile non fare il tifo per lei, anche se la situazione inizia a superare i limiti della credibilità. All’inizio è una giovane donna che fuma sigarette, mastica gomme, fieramente indipendente, che chiaramente non sopporta volentieri gli sciocchi – compresi il fratello minore e lo sfortunato Saad – e che risponde alle occhiatacce degli uomini con un sogghigno o con una pronta frecciata. E mantiene questa scintilla, rimanendo determinata e tenace anche quando diventa sempre più disperata.

Con il tempo che scorre (letteralmente, con il tempo che viene spesso proiettato sullo schermo) e la narrazione che va avanti e indietro nei momenti chiave, lo spettatore viene gettato nella sua situazione. Capiamo che Sarah ha un controllo limitato sulla propria vita e che, per lei, disobbedire alle rigide regole della vita è una prospettiva più terrificante di qualsiasi cosa possa affrontare nel deserto.

Di seguito trovate il trailer internazionale di NAGA, nel catalogo di Netflix dall’8 dicembre: