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Voto: 5/10 Titolo originale: Osiris , uscita: 25-07-2025. Regista: William Kaufman.

Osiris (2025): la recensione del fanta-action con Linda Hamilton nello spazio

02/03/2026 recensione film di Gioia Majuna

Un prodotto artigianale con buoni effetti pratici, ma troppo derivativo e privo di vera tensione

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Nel panorama del cinema di fantascienza a basso budget, Osiris di William Kaufman si presenta come un’operazione tanto ambiziosa nelle intenzioni quanto limitata nei risultati. Il film parte da un’idea semplice e potenzialmente efficace: un’unità delle forze speciali viene rapita nel mezzo di un’operazione militare e si risveglia a bordo di un’astronave aliena, trasformata in preda di una razza extraterrestre spietata. Sopravvivere diventa l’unico obiettivo. È una premessa che richiama immediatamente l’eco di Aliens di James Cameron e, per estetica e ambientazioni, anche suggestioni da Predator, ma senza possederne né la tensione né la potenza visionaria.

La trama segue il sergente Kelly, interpretato da Max Martini, e la sua squadra impegnata in uno scontro a fuoco in Uzbekistan. La sequenza iniziale, sorprendentemente energica, promette un film compatto e muscolare: movimenti tattici, esplosioni, una regia che sembra a suo agio nel territorio del cinema bellico. Poi, un lampo rosso e il rapimento. Al risveglio, i soldati si ritrovano in corridoi metallici claustrofobici, circondati da cadaveri scuoiati e creature armate di fucili laser e scudi al plasma. Lì incontrano Ravi, interpretata da Brianna Hildebrand, prigioniera da tempo, che fornisce le poche informazioni narrative disponibili. Più avanti compare anche Linda Hamilton in un cameo esteso, presenza che evoca inevitabilmente memorie di eroismi fantascientifici passati ma che qui resta sottoutilizzata.

Il confronto con i modelli è inevitabile. Se Cameron in Aliens trasformava lo scontro tra marines e xenomorfi in un crescendo di paranoia e sacrificio, Kaufman sembra limitarsi a replicarne la superficie: soldati stereotipati, battute virili, sparatorie nei corridoi. I personaggi sono definiti da tratti minimi – il duro, il buffone, il capo tormentato – e non superano mai lo stadio di pedine funzionali all’azione. Non c’è vero investimento emotivo, e la loro sorte appare intercambiabile. Il film procede per ripetizione: avanzare, sparare, ripararsi, ripetere. Una struttura che ricorda più un videogioco degli anni Novanta che un’opera cinematografica compiuta.

osiris film 2025Eppure Osiris non è privo di meriti tecnici. Gli effetti speciali artigianali, curati da Todd Masters, restituiscono una fisicità tangibile alle creature: protesi, trucco, sangue finto che esplode con orgoglio materico. In un’epoca dominata dalla grafica digitale, questa scelta dona una consistenza quasi nostalgica. Anche alcune sequenze d’azione, soprattutto quella iniziale terrestre e lo scontro finale, mostrano una certa perizia nel montaggio e nella gestione dello spazio. Kaufman dimostra di conoscere il ritmo dello scontro a fuoco, ma non riesce a trasformarlo in racconto.

Il vero limite risiede nell’immaginazione. L’idea di collegare l’invasione al Voyager e al celebre “disco d’oro” avrebbe potuto aprire riflessioni inquietanti sul desiderio umano di farsi conoscere dal cosmo. Invece resta un pretesto didascalico, liquidato in poche righe di testo iniziale. Anche la minaccia aliena, che dovrebbe risultare enigmatica e terrificante, viene mostrata in piena luce, privata di mistero. Le domande narrative si accumulano senza risposta convincente: perché lasciare armi a portata dei prigionieri? Di cosa si nutrono i sopravvissuti da anni sull’astronave? L’assenza di logica interna erode ulteriormente la tensione.

Rispetto ad altri lavori di Kaufman, come The Marine 4: Moving Target o Daylight’s End, Osiris tenta un salto verso la fantascienza pura ma finisce per rifugiarsi nella comfort zone del cinema d’azione militare. È come se l’autore non volesse davvero abbandonare il terreno familiare degli uomini armati che avanzano in formazione. Il risultato è un ibrido che non possiede la furia spettacolare dei grandi modelli né l’audacia visionaria di certa fantascienza indipendente contemporanea.

Ciò che resta è un prodotto professionale ma privo di anima, incapace di sfruttare fino in fondo le sue potenzialità. Non è la povertà dei mezzi a tradirlo – numerosi film dimostrano che con budget contenuti si possono creare universi memorabili – bensì l’assenza di uno sguardo. Osiris suggerisce possibilità cosmiche, ma le riduce a un corridoio metallico dove uomini e mostri si sparano addosso senza che nulla davvero cambi. Per gli appassionati di azione essenziale potrà rappresentare un passatempo decoroso; per chi cerca nel cinema di fantascienza un’idea, una vertigine o un interrogativo, rimarrà un’occasione mancata.

Il trailer di Osiris: