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4/10 su 270 voti. Titolo originale: Dark Crimes , uscita: 18-05-2018. Budget: $4,480,393. Regista: Alexandros Avranas.

Dark Crimes | La recensione del film di Alexandros Avranas

22/05/2018 recensione film di William Maga

Jim Carrey è l'apatico protagonista di un thriller totalmente sciapo ispirato a un caso di cronaca assolutamente intrigante

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Dark Crimes (o True Crimes) si basa su un vero articolo del 2008 scritto da David Grann (autore del libro The Lost City of Z) che descriveva un caso che coinvolgeva lo scrittore polacco di libri mistery Krystian Bala, che usò il suo romanzo Amok del 2003 come confessione de facto di un omicidio e un secondo libro inedito che descriveva nel dettaglio un delitto che aveva intenzione di commettere. Di tutte le perplessità che sorgono vedendolo, quella più abbacinante resta la sconcertante scelta di un Jim Carrey anestetizzato nel ruolo di uno sbiadito poliziotto polacco. Quasi completamente privo di una personalità palpabile, il suo ruolo avrebbe potuto essere interpretato da un attore qualsiasi senza alcuna alterazione apprezzabile del prodotto finale.

Certo, l’ironia è che non avremmo probabilmente mai sentito parlare del film diretto da Alexandros Avranas (Love me not) – comunque distribuito dopo due anni di ‘oblio’ – se la star non fosse stata coinvolta, perché non c’è davvero nient’altro degno di nota a riguardo.

Tadek (Carrey) è un tipico detective in disgrazia. Non ha amici nella polizia. La sua trasandata moglie nutre preoccupazioni per il fatto che il lavoro lo stia consumando e uno scontro con un rivale diventato suo superiore lo ha ridotto a misere mansioni d’ufficio. Ma la sua vera natura non può essere domata. Scavando in un vecchio caso ancora aperto, Tadek collega l’omicidio irrisolto di un uomo in un club sotterraneo per sadomasochisti ai dettagli incredibilmente accurati raccontati nel romanzo di un autore arrogante. Tadek crede di essersi imbattuto in una confessione in forma di finzione narrativa. Per portare il sospetto dalle pagine alla prigione, Tadek deve però districare una intricata ragnatela fatta di poliziotti corrotti e prostitute ingannevoli senza sprofondare nella palude che infesta la sua mente turbata.

Prima di vedete Dark Crimes, in pochi immaginerebbero possibile che un misterioso omicidio che coinvolge un subdolo e astuto scrittore e un locale clandestino dove uomini d’affari pagano per vivere perverse fantasie di schiavitù in pruriginosi giochi di ruolo potrebbe rivelarsi così noiosamente arido. Con la routinaria sceneggiatura di Jeremy Brock che si muove a ritroso indossando una benda, il regista trasforma una storia vera e avvincente in un dramma addomesticato e addolcito, sovraccaricato da conversazioni insignificanti e tediosi momenti morti. Potrebbe essere inaccurato persino classificare Dark Crimes come un thriller.

È un procedurale pedestre, fondato sull’assenza di azione e di ambizioni. I primi venti minuti del film consistono principalmente in Jim Carrey che esamina con attenzione vecchi nastri. Tadek inizia quindi un ciclo di interrogatori a persone interessate solo a parlare in modo enigmatico o proprio per nulla, costringendo quindi a proporre un altro interludio che porti a un altro scambio interpersonale ostinatamente inutile. Togliendo immediatamente dal tavolo l’opzione di un whodunit classico, Tadek accusa subito il suo sospettato, rendendo il suo caso un opaco esercizio di mera connessione dei punti per dimostrare la colpevolezza di questa persona piuttosto che condurre un’indagine tortuosa che si tradurrebbe in intrighi più tradizionali e interessanti tipici del genere.

Per capirsi, il momento più prossimo a suscitare nello spettatore un qualche tipo di suspense viscerale è quando Tadek è costretto a nascondersi quando irrompe in una abitazione i cui proprietari rincasano inaspettatamente. C’è anche un altro veloce momento in cui un’auto corre verso Tadek a velocità media, sebbene questa minaccia appaia ben poco credibile. Fronteggiando così pochi pericoli fisici in grado di riuscire a coinvolgere in qualche modo il pubblico, Tadek preferisce invece occupare il suo tempo con questioni familiari di routine. Preoccupata che sia troppo intimamente coinvolto nel caso, la moglie di Tadek, Marta (Agata Kulesza), minaccia di lasciarlo e portare con sé la figlia.

Dark Crimes si preoccupa così poco di questi personaggi che in un passaggio la macchina da presa incornicia una cena in famiglia con Marta che impalla completamente la figura della ragazzina, quasi a voler sottolineare quanta poca importanza questa rivesta. Tale comportamento rimane coerente in tutto il cast. I soggetti secondari (c’è anche una emaciata Charlotte Gainsbourg) appaiono di rado e senza un contesto di accompagnamento, rendendoli immediatamente dimenticabili e rapidamente dimenticati. Il film concede a Jim Carrey un solo momento per dimostrare la sua caratura di attore drammatico con un collasso emotivo nel terzo atto. E comunque arriva alla scoperta della morte di qualcuno che è apparso solo in una scena singolarmente breve, lasciando il pubblico incapace di provare una qualche reazione empatica.

In definitiva, Dark Crimes illustra quello che accade quando una star sa di aver scelto un progetto scadente, ma è contrattualmente obbligata a spendere comunque il minimo sforzo, proprio come fa il resto della pellicola. Costellato di dialoghi prosaici utili solo a mandare avanti le lancette, questo progetto che ha coinvolto malauguratamente Jim Carrey chiede in silenzio di porre fine alle sue sofferenze a ogni battuta. Un sentimento quasi certamente condiviso da chiunque sia stato così avventato da arrivare fino alla ridicola conclusione.

Di seguito il trailer di Dark Crimes: