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5/10 su 28 voti. Titolo originale: Primal Rage: The Legend of Oh-Mah, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Patrick Magee.

Recensione | Primal Rage di Patrick Magee

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L'esperto di effetti speciali esordisce dietro alla mdp per un horror boschivo incentrato sul ferino Oh-Mah, che punta sullo splatter e sorvola sulla banalità dell'intreccio

Non è che Primal Rage dell’esordiente Patrick Magee sia particolarmente orribile o altro. Probabilmente se così fosse sarebbe quasi preferibile. Qui siamo invece di fronte a qualcosa di blando e routinario, incapace di suscitare feroce sarcasmo o al contrario di elettrizzare.

Dopo aver scontato un anno in una prigione, Maxwell (Andrew Joseph Montgomery) viene raccolto da sua moglie Ashley (Casey Gagliardi) e la coppia riprende rapidamente da dove il loro  matrimonio si era interrotto. I due si fermano quindi a un distributore di benzina lungo la strada di ritorno verso casa, al cui interno lo sceriffo sta appendendo un volantino che segnala l’ennesima persona scomparsa nella zona. L’eccentrico cassiere, Nickel Pete (Matt Herold), borbotta allora qualcosa sull’Oh-Mah, la versione nativa americana del Sasquatch / Bigfoot, ma l’ufficiale di polizia si mostra scettico verso questo tipo di folklore indotto dal peyote del suo popolo. All’esterno dell’emporio, Max e Ashley si imbattono poi nel consueto assortimento di bifolchi locali con fucili da caccia pistole, sigarette e birre di ordinanza, che giocano a fare i duri e importunare i forestieri e che hanno nomi tipo BD, Lefty, Hicks, Trout, Eze, Gordy e Critter. Provate a tenerli a mente comunque, dal momento che prima o poi serviranno corpi caldi da dare in pasto alla creatura dei boschi. In ogni caso, la coppietta prosegue verso la remota strada boschiva dove, naturalmente, appena Ashley distoglie gli occhi dalla strada per un istante, qualcuno barcolla dal ciglio e viene colpito. Tuttavia, non c’è molto tempo per preoccuparsi dell’incidente, poichè un Oh-Mah emerge dagli alberi per scagliare una pietra che abbatte Max, facendolo cadere nel fiume sottostante.

A quanto si deduce, ‘Oh-Mah’ si scopre essere il modo di dire di lingua Chinook per “colui che usa rozze armi fatte a mano per n qualche motivo”. Più grande di un orso grizzly e altrettanto feroce, questa bestia potrebbe usare solamente artigli e zanne per fare a pezzi le su prede, cosa che naturalmente non manca di fare. Ma per ‘qualche ragione’, l’Oh-Mah gradisce brandire anche un’ascia di pietra e un rudimentale arco – oltre alle rocce summenzionate. In ogni caso, Ashley lascia per la sorpresa cadere il cellulare con cui sta chiamando il 911 e si tuffa nelle ruggenti rapide per salvare Max dall’annegamento e quando ne escono, la coppia è bloccata a valle e la loro unica speranza di salvataggio è … quando si dice il caso … i cacciatori che hanno poco prima incontrato nel parcheggio del benzinaio. Queste piccole città di provincia. Si tratta di un’alleanza difficile, eppure tutti avranno bisogno di tutte le braccia a disposizione quando il percorso attraverso la foresta li metterà in rotta di collisione con, indovinate … l’Oh-Mah. Per farla breve, concludiamo questa sinossi dicendo che lo sceriffo ora non più scettico, una vecchia strega ai limiti del caricaturale (e completamente fuori posto) che vive nei boschi e qualche altro personaggio altrettanto irrilevante entrano nella mischia prima dello scorrere dei titoli di coda.

Detto questo, Primal Rage non è una scelta totalmente sbagliata per una serata horror disimpegnata tra amici. È solamente troppo anonimo e convenzionale, pur cercando di mascherare questa banalità di plot puntando sul fascino di un soggetto non troppo inflazionato come il Bigfoot e immergendo il tutto in atmosfere da leggenda indiana (con cliché che si sprecano in tal senso). Si tratta sostanzialmente di uno slasher con il solito maniaco gigantesco mascherato e apparentemente inarrestabile (quasi soprannaturale) che ammazza tutti senza ragioni precise, tranne la Bella del caso, che da brava Bestia si porta nella tana come trofeo. L’Oh-Mah in sé assomiglia a un incrocio tra la bestia di Bigfoot e i suoi amici e il cugino di Predator che ha scelto di indossare una maschera fatta di corteccia d’albero per far capire a tutti di essere molto più umano che animale. La recitazione del cast, come la maggior parte degli altri elementi del film, è tutto sommato non disprezzabile. La final girl Casey Gagliardi ricorda vagamente Katrina Bowden (Monolith), credibile quando c’è da soffrire e prestante quando c’è da reagire, mentre l’esperto Eloy Casados (​Indagini Sporche) interpreta uno sceriffo funzionale e umano. Sono però gli effetti pratici impiegati nei 105′ di durata a guadagnarsi gli elogi più positivi, e con distacco. Diverse sono le uccisioni inventive (le teste la fanno da padrone) e dimostrano bene dove sia finita la maggior parte della creatività di chi è stato coinvolto in Primal Rage. Il fatto che le sequenza più truculente ricevano i voti più alti non deve tuttavia sorprendere, considerando che Patrick Magee ha alle spalle trascorsi nei team degli effetti speciali di film come Jurassic Park III e Men in Black 3.

In definitiva, questo esordio si fa apprezzare più che altro per il soggetto, l’ambientazione e le dosi di splatter propinate dalla seconda metà in poi con un certo gusto. Si poteva chiedere anche una trama inedita? Ah, c’è una sequenza alla fine dei titoli di coda.

Di seguito il secondo trailer originale:

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