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Voto: 6/10 Titolo originale: Send Help , uscita: 22-01-2026. Regista: Sam Raimi.

Send Help: la recensione del film sperduto di Sam Raimi

28/01/2026 recensione film di Gioia Majuna

Il regista torna sulle scene con un’idea brillante e corrosiva che si perde per strada, salvata soprattutto da una Rachel McAdams magnetica

Rachel McAdams in Send Help (2026)

Con Send Help, Sam Raimi firma uno dei suoi film più contraddittori: un’opera che parte con un’intuizione lucidissima, quasi feroce, e finisce per disperderla in un eccesso di svolte, rumore e ambiguità. È un film che sembra sapere esattamente cosa vuole dire sul potere, sul lavoro e sulla sopravvivenza, salvo poi avere paura delle conseguenze di quel discorso. Il risultato è un’esperienza spaccata in due, sorretta fino all’ultimo da una notevole prova attoriale.

La trama ha la semplicità delle parabole. Linda Liddle (Rachel McAdams) è una dipendente brillante ma invisibile in una grande società di consulenza. Vive sola, parla poco, lavora troppo, viene ignorata o derisa per dettagli insignificanti. Sopra di lei arriva Bradley Preston (Dylan O’Brien), nuovo amministratore delegato per eredità, incapace e tronfio, circondato da uomini identici a lui: completi costosi, sorrisi vuoti, promozioni scambiate come favori. A Linda viene negato ciò che le era stato promesso e, come beffa finale, viene trascinata in una trasferta aziendale in Asia. Il volo privato precipita però durante una tempesta e lascia soli i due su un’isola deserta, lontani dall’ufficio, dai ruoli, dalle maschere quotidiane.

Qui Send Help diventa improvvisamente lucidissimo. L’isola non è solo un luogo fisico, ma un dispositivo narrativo che svela tutto: il potere di Bradley evapora, le competenze di Linda diventano centrali. Raimi orchestra questa inversione con una messa in scena energica, fatta di macchina a mano nervosa, brevi accelerazioni in soggettiva, persino l’amata shaky cam a restituire instabilità e spaesamento. Non è solo stile: è il mondo che ha perso equilibrio. Il film osserva con sarcasmo come certi uomini “falliscono verso l’alto” finché esistono strutture a proteggerli, e quanto rapidamente crollino quando restano solo fame, dolore e necessità.

send help film sam raimiLa McAdams (Doctor Strange nel Multiverso della Follia) è straordinaria nel rendere credibile questa fioritura tardiva. La sua Linda non diventa forte per magia, ma perché smette di essere compressa. Anche nei momenti di silenzio, il corpo racconta una trasformazione: lo sguardo che non si abbassa più, i gesti che occupano spazio, una sicurezza che nasce dal fare, non dal proclamare. O’Brien di contro costruisce un antagonista perfetto proprio perché fragile: Bradley non è un mostro, è un vuoto ambulante che senza privilegi non sa chi essere. Nella prima metà del film, la loro dinamica è tesa, spesso divertente, a tratti spietata, e basterebbe da sola a sostenere l’intera durata.

Il problema nasce quando Send Help sembra non fidarsi della propria semplicità. Invece di approfondire il conflitto morale, la sceneggiatura inizia a moltiplicare le svolte: alleanze che si spezzano, sospetti che emergono senza vero accumulo emotivo, escalation di violenza che rispondono più al bisogno di sorprendere che a quello di raccontare. La relazione tra Linda e Bradley oscilla troppo spesso, perdendo progressivamente tensione e credibilità.

È in questo punto che il film compie anche la sua scelta più problematica. Lo sguardo su Linda cambia. Da figura di riscatto diventa progressivamente una minaccia da dimostrare, quasi che la liberazione femminile dovesse essere necessariamente patologica. Invece di interrogarsi sul prezzo del potere, Send Help sembra suggerire che ottenerlo sia di per sé sospetto. Il film vorrebbe tenere insieme la satira sociale e l’eccesso grottesco, ma finisce per scivolare in una zona ambigua, dove la rivincita si confonde con la caricatura.

Raimi tenta allora di ricompattare tutto ricorrendo alla sua firma più riconoscibile: sangue, fluidi corporei, violenza spinta verso il cartoonesco, autocitazioni. Alcune sequenze funzionano, soprattutto quando la crudeltà è rapida e improvvisa. Altre, appesantite da effetti digitali troppo visibili, perdono fisicità. Una lunga caccia sull’isola, pensata come momento iconico, colpisce più per l’idea che per l’impatto reale: manca quella sensazione tattile che rende memorabile la sofferenza.

send help film raimi 2026Anche il discorso sul genere di appartenenza resta irrisolto. Presentato come horror, Send Help raramente fa paura; come thriller, anticipa troppo le proprie mosse; come dark comedy, perde ritmo nella seconda parte. E in questo senso ricorda titoli recenti come Triangle of Sadness, con cui condivide l’idea di usare un contesto estremo per smascherare le gerarchie sociali. Ma mentre quel film spingeva la sua satira fino alle estreme conseguenze, Raimi sembra frenare proprio quando il discorso diventa scomodo.

Alla fine Send Help resta un film affascinante e frustrante. Funziona meglio se ricordato che se visto per intero: la prima metà sembra l’inizio di una grande commedia nera sul potere, la seconda la paura di portarla davvero fino in fondo. Rachel McAdams offre comunque una delle prove più libere e fisiche della sua carriera recente, e regge sulle spalle un’opera da quasi due ore che senza di lei crollerebbe. Raimi dimostra ancora una volta di saper accendere immagini e idee, ma qui la fiamma si disperde. Send Help è un segnale potente lanciato dall’isola giusta, che però arriva al pubblico distorto, proprio quando avrebbe dovuto essere più netto e impietoso.

Ah si, c’è un cameo di Bruce Campbell.

Di seguito trovate il secondo trailer doppiato in italiano di Send Help, nei cinema dal 29 gennaio:

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