Horror & Thriller

[recensione] The Windmill di Nick Jongerius

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Dall'Olanda arriva uno slasher dagli omicidi cruenti al punto giusto ma affossato da una sceneggiatura troppo raffazzonata

I film horror olandesi non sono certo molto diffusi, quindi si può dire che The Windmill (o The Windmill Massacre) sia già in partenza qualcosa di decisamente inusuale e curioso. Grandi mulini in legno che fungono da anticamera dell’Inferno gridano Olanda da ogni poro, proprio come la protagonista australiana, la spalla giapponese … ok, forse oltre agli stereotipi locali è presente anche una biodiversità un po’ sospetta. In ogni caso, il regista Nick Jongerius svuota secchi di sangue lungo tutti i Paesi Bassi, grazie a un demone che presenta ai malcapitati peccatori del giorno la sua graziosa e affilatissima falce. Le teste rotolano in nome della redenzione definitiva, perché il karma è proprio una brutta bestia in questo slasher europeo. Indossate quindi i vostri zoccoli di legno e un bel poncho caldo, perché il giro turistico per le campagne olandesi sta per farsi caotico. Caotico nel modo più cruento certo, ma anche caotico nella sceneggiatura e caotico nello svolgimento.

The-Windmill-locandinaLa protagonista del film finisce per essere Jennifer (Charlotte Beaumont), un’immigrata australiana senzatetto e con passaporto falso che è appena stata scoperta. Senza un posto dove andare, salta sul bus “Happy Holland Tours” insieme a pochi altri fortunati. La guida del viaggio, Abe (Bart Klever), intende portare tutti in gita attraverso splendidi territori pieni di mulini a vento e ricchi di tradizionali storie nazionali interessanti. Sembrerebbe una scampagnata rilassante, giusto? E lo è, fino a quando Jennifer non sbrocca in seguito a un’allucinazione che la porta a vedere il padre (morto), causando lo stop forzato dell’autobus. Abe cerca di riaccenderlo, ma i problemi al motore bloccano tutti per la notte. E’ in questo momento che un losco figuro mascherato appare dai boschi, e il gruppo si ritrova faccia a faccia con i propri peccati. Saranno in grado di pentirsi, o verranno giudicati dal Tristo Mietitore?

Come ogni buon horror non americano, The Windmill tenta saggiamente di costruirsi una mitologia. Ogni uccisione ha un preciso significato, derivante dall’idea che gli sventurati si trovano in prossimità delle porte dell’Inferno. Il loro demoniaco inseguitore – un essere con la pelle bruciata alla Freddy Krueger che brandisce una falce acuminata – si comporta come un collezionista di dannati, che deve prendersi cura del suo ultimo gregge imbastardito. Gli errori del passato di Jennifer appaiono evidenti durante un flashback, mentre gli altri personaggi rivelano le proprie colpe nel corso dello svolgimento.

La fotografa Ruby (Fiona Hampton) ha dei trascorsi con la Yakuza, il Dott. Nicholas (Noah Taylor) con la droga, Douglas (Patrick Baladi) – che si porta dietro il figlio adolescente Curt (Adam Thomas Wright) – con la moglie, ecc. Fondamentalmente, Jennifer sale su un autobus colmo delle persone peggiori che si potrebbero incontrare. Questi non sono soltanto peccatori, ma criminali spregevoli che in qualche modo l’hanno fatta franca, situazione che regala si una nota oscura, ma che risuona un po’ troppo vile.

windmill-7C’è però un modo per guadagnare dei punti, ma i personaggi apparentemente ignorano quella che sembra essere un’informazione piuttosto fondamentale. Uno studente locale, Takashi (Tanroh Ishida), si trova faccia a faccia con il destino, ma vi sfugge perché mostra sincero rimorso quando si trova a rivivere il momento in cui si è originato il peccato che deve espiare (ricostruzione generata per gentile concessione della bocca dell’Inferno). Ovviamente il ragazzo – che non è poi così cattivo … – decide di rivelare agli altri come ha fatto a scamparla. Fine del film. Invece no. Tutti decidono deliberatamente di ignorarlo e continuare così a morire serenamente, giustificando ostinatamente le loro malefatte.

Jongerius mostra una certa capacità nel versare sangue in modi ingegnosamente cattivi, ma è davvero sufficiente per distrarre lo spettatore da uno script farraginoso e una narrazione irregolare? La prima uccisione – un militare di nome Jackson (Ben Batt) – spicca perchè copre la sua convenzionalità con una secchiata di entusiasmo rosso sangue (un effetto speciale degno del Peter Jackson vecchia maniera). Eliminando subito il combattente più qualificato si sta proclamando con forza – e coraggio – ‘al bando le cose scontate!’ – un’affermazione che tuttavia non ha poi alcun seguito. Da qui, i personaggi continuano a separarsi anche sapendo cosa li aspetta, mentre eventi tanto casuali quanto inspiegabili deviano la traiettoria della pellicola senza alcun motivo apparente. A un certo punto, Jongerius taglia su una profezia di Takashi che evoca il volto del mostro nel fumo, seguita da incantesimi sussurrati nell’augurio di salvarli. Perché naturalmente, ogni personaggio asiatico è sotto sotto un mistico! Gli omicidi sono furiosi e veloci – scatenandosi sulle vittime con reminiscenze anni ’80 – ma è la narrazione a lasciare molto più a desiderare, a causa della casualità e della stupidità dei protagonisti.

E’ difficile dare un giudizio decisivo su The Windmill, perché in fondo tutta la questione del peccato/penitenza è interessante, e Jongerius ha un gusto per il gore che non si trova in molte pellicole dell’orrore indipendenti di questi tempi. Si vede che il regista olandese sa come si costruisce un’uccisione in uno slasher, ma l’organizzazione dell’insieme è approssimativa e rattoppata senza troppa intelligenza. Forse nelle intenzioni voleva essere un discorso sulla condizione della natura umana o sull’impossibilità del perdono, fatto sta che è un vero peccato che la sceneggiatura imbastita insieme a Chris W. Mitchell (Frankenstein’s Army) non riesca a riflettere la vivace depravazione visiva messa in scena.

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