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3/10 su 39 voti. Titolo originale: Zoombies, uscita: 29-04-2016. Regista: Glenn Miller.

[recensione] Zoombies di Glenn Miller

di Sabrina Crivelli

I b-movie incentrati sui non morti raggiungono nuove insperate vette con una horror comedy diversamente bella

Il prolifico filone zombie ha avuto nel tempo un’infinità di seguaci, sia tra registi, sceneggiato e produttori, sia all’opposto tra l’audience televisivo e cinematografico; così mille sono stati i titoli che con alterno successo e i più dissimili livelli qualitativi, hanno presentato gli assai aggressivi non morti sul grande e piccolo schermo. Da The Walking Dead a Train to Busan, molti prodotti di livello altissimo e dal budget tutt’altro che trascurabile hanno intrattenuto i fan del sottogenere in tutto il mondo, ma il fenomeno non è relegabile solo a tali più doviziosi lidi, ma è di gran voga altresì nelle pellicole più caserecce e senza grandi fondi, scelta elettiva per coloro che, desiderando girare con pochi mezzi e non eccessive aspirazioni autoriali, vogliano piacevolmente intrattenere un proprio pubblico, il quale sempre è esistito per tale tipo di offerta e con ogni probabilità sempre ci sarà.

Zoombies di Glenn MillerCerto è che, in molti casi, il b-movie, che  forse non è il ricettacolo per performance attoriali da Oscar o prove di estrema maestria dietro alla camera da presa, può tuttavia rivelarsi denso di ilarizzanti soprese e capace di trovate geniali. Questo è il caso di Zoombies di Glenn Miller, che forse scarseggia in termini di qualità della computer grafica, ma non lesina, a contrappunto, in quanto a verve comico-grottesca. Il concept, intuizione tanto demenziale da rasentare la genialità è di ambientare un’epidemia zombie all’interno di uno zoo, da qui il titolo Zoo-mbies, e di far diffondere il terribile morbo non tra gli umani, ma tra tutti gli animali ospiti della struttura. Il tono farsesco si percepisce già dai primissimi fotogrammi, dall’apertura, in cui una bionda presentatrice, che scopriremo poi essere la direttrice, la dottoressa Ellen Rogers (Kim Nielsen), invita in una pubblicità a visitare un bellissimo parco safari in prossima apertura, nomenclato evocativamente Eden, che ospita molteplici specie di animali rari, tra cui un enorme voliera per uccelli, nonché numerose altre spassose attività per le famiglie. Tra le varie attrazioni, a quanto pare, vi sono anche le scimmie, che parò si rivelano una scelta assai insidiosa, dacché contraggono una strana forma rabbiotica, un po’ come per l’incipit di 28 giorni dopo (28 Days Later) di Danny Boyle, che tramutano i piccoli mammiferi caudati, in particolare Sandy, in belve dagli occhi bianchi e dallo sconvolgente livello di aggressività e forza fisica, che ovviamente attaccano i due componenti dell’equipe medica, strappando la faccia all’una, dilaniando a morte l’altro. Costì ha principio il focolaio, sfortuna vuole a pochi giorni dall’apertura e nella data prevista per l’arrivo di nuove possibili vittime: un manipolo di stagisti che forniscano al parco manovalanza sottopagata e fondi per l’istruzione – come sottolinea la direttrice stessa sottovoce -, ma soprattutto comparse destinate alle più trucide morti nell’economia filmica. Dunque, parte l’allarme dal laboratorio, il capo della vigilanza Rex (Marcus Anderson) si dirige a controllare accompagnato dalla nuova recluta, Lizzy (Ione Butler). Trovato tutto sigillato e vedendo il medico ricoperto di sangue e seduto a terra che farnetica, giustamente i menbri della sicurezza decidono di sfondare il portellone blindato – riuscendoci a spallate…- e di entrare, liberando così ovviamente l’epicentro del rischio biologico, ossia i pestiferi primati, che subito si disperdono nel parco infettando tutto ciò che incontrano sulla loro strada.

Zoombies di Glenn Miller 3Piuttosto consueto nel preambolo come nell’azione, un untore viene liberato, infetta tutto ciò che incrocia e i personaggi si trovano a correre da una parte all’altra insieguiti da aggressori non morti, la novità è che il ritrito format in questo caso è declinato a una variopinta pletora di bestiole zombie che, scomparse le pupille, inizia a cercare di azzannare qualsiasi cosa incontrino sulla loro strada. Giraffe che ringhiano impazzite e divorano il braccio di un poveretto urlante sollevato a metri da terra, un’aquila che nidifica nell’intestino di un’aviologa, un panda infetto che cerca divenuto improvvisamente ipercinetico attacca una bambina, che a sua volta si difende a suon di bastonate con una mazza da baseball, infine il rarissimo gorilla Kifo che insegue tutti mostrando zanne vampiresce, la visionarietà non difetta di sicuro! Il grado di verosimiglianza degli animali come quello della trama, va specificato, è quello degli squali di Sharknado di Anthony Ferrante, e non è un caso che Miller abbia lavorato come assistente del regista in ben due capitoli della rocambolecha serie con protagonisti Ian Ziering e Tara Reid; il tono di Zoombies gli è molto vicino, perfino la protagonista, la bionda Kim Nielsen, ricorda vagamente nelle fattezze la Reid. Più di tutto sono affini gli intenti, le scelte stilistiche e tecniche, consci ambedue delle scarse risorse a disposizione: la CGI è di qualità aberrante e se vi aspettate animali ricreati ad uomo come quelli del Libro della giungla (The Jungle Book) di Jon Favreau avete decisamente sbagliato film, eppure nella sua spartanità visiva c’è una recondita poesia del brutto e dell’assurdo, la stessa per cui ad un certo punto un gruppo di malcapitati, senza macchina e braccati da ogni tipo di fiera ammorbata, decidono di salire in groppa agli elefanti perché, non avendo predatori naturali, nessuno cercherà di attaccarli, quindi sono il mezzo di trasporto ideale!

La logica, come l’estetica, latita in Zoombies, film indipendente diversamente bello che eccelle in trovate folli e quasi dadaiste, resta solo da chiedersi se riuscirà a conseguire il tanto agognato titolo di prossimo trash cult, di cui sicuramente ha tutti i requisiti…

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