Titolo originale: Willy Wonka & the Chocolate Factory , uscita: 29-06-1971. Budget: $3,000,000. Regista: Mel Stuart.
Roald Dahl e l’odio per Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato con Gene Wilder
01/01/2026 news di Marco Tedesco
Lo scrittore ebbe molto da ridire sulla versione cinematografica del suo romanzo

Per molti studenti e lettori, i romanzi di Roald Dahl sono mondi bizzarri, crudeli e irresistibili. Dietro l’apparente fantasia, le sue storie non sono mai favole zuccherose sull’infanzia, ma racconti feroci su quanto possa essere dura crescere. Gli adulti, nei libri di Dahl, sono spesso figure abusive, urlanti e violente, mentre i bambini vivono in condizioni di miseria e solitudine. La libertà arriva solo quando i più giovani riescono a ribellarsi e a fuggire da ambienti soffocanti e profondamente ingiusti.
Il cinema, però, raramente è riuscito a catturare fino in fondo questa visione. Gli adattamenti dei romanzi di Dahl, soprattutto quelli prodotti da grandi studi americani, tendono a smussare gli angoli più spigolosi: finali più felici, più azione, meno stranezze e meno inquietudine. Non sorprende, quindi, che Dahl abbia spesso detestato i film tratti dalle sue opere. In particolare, provava una forte avversione per Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, diretto da Mel Stuart nel 1971 e tratto dal suo romanzo del 1964 La fabbrica di cioccolato.
All’uscita, il film non ebbe grande successo, ma negli anni Ottanta venne riscoperto in home video, diventando un classico amatissimo. Gene Wilder interpretava Willy Wonka con una performance volutamente eccentrica e fuori controllo. Proprio quell’interpretazione, oggi iconica, era una delle cose che Dahl non sopportava. Dopo Willy Wonka, lo scrittore divenne estremamente protettivo nei confronti dei suoi libri e, per il resto della sua vita, fu molto restio a concederne i diritti cinematografici.
Il primo grande motivo di attrito fu il titolo. Il romanzo originale racconta la storia di Charlie, un bambino poverissimo che vince una visita alla misteriosa fabbrica di cioccolato del suo paese. Il viaggio all’interno della fabbrica è il cuore della storia: Charlie incontra l’eccentrico fondatore e assiste alle punizioni inflitte agli altri bambini, colpevoli di non rispettare le regole.
Nel film, però, l’attenzione si sposta rapidamente da Charlie a Willy Wonka. Quando la visita alla fabbrica comincia, il personaggio di Wilder ruba la scena e diventa il vero centro del racconto. Dahl non apprezzò questa scelta, perché a suo avviso snaturava completamente il senso del libro. Secondo quanto riportato più volte negli anni, lo scrittore avrebbe voluto Spike Milligan nel ruolo di Wonka, ritenendo il suo umorismo più vicino allo spirito originale del personaggio. Ma Wilder era una star americana più spendibile, e fu lui a ottenere la parte.
Un’altra fonte di irritazione fu la musica. Dahl odiava le canzoni scritte per il film da Leslie Bricusse e Anthony Newley, giudicandole troppo sdolcinate. Un’accusa curiosa, considerando che il film ruota interamente attorno al mondo dei dolci, ma perfettamente coerente con il suo rifiuto di ogni sentimentalismo facile.
Uno degli aspetti più controversi riguardava gli Oompa-Loompa. Nel libro originale, Dahl li descriveva come “pigmei provenienti dalla parte più profonda dell’Africa”, un’immagine legata a stereotipi colonialisti ormai superati. La NAACP criticò duramente queste descrizioni, e Dahl ne fu profondamente colpito.
Come ricordato dal suo amico Donald Sturrock, la soluzione proposta fu radicale:
“L’obiezione al titolo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato è semplicemente che la NAACP non approva il libro e quindi non vuole che il film incoraggi le vendite del romanzo. […] La soluzione è rendere bianchi gli Oompa-Loompa e realizzare il film con un titolo diverso.”
Nel film, gli Oompa-Loompa diventano figure dalla pelle arancione e dai capelli verdi, un’immagine che ebbe enorme successo. Tanto che Dahl, in seguito, riscrisse il suo stesso romanzo per adeguarlo a questa versione, eliminando i riferimenti razzisti presenti nella prima edizione.
In un’intervista del 1996, la vedova Felicity Dahl raccontò che il marito non sopportava nemmeno il finale del film. La conclusione hollywoodiana, con Charlie che “vince” e tutto si chiude in modo positivo, tradiva secondo lui lo spirito del libro, molto più ambiguo e inquietante. Felicity si diceva ancora perplessa: perché acquistare i diritti di un romanzo, per poi cambiarne proprio l’elemento che lo rendeva speciale?
Nonostante tutte queste critiche, il pubblico ha finito per amare Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Il film è diventato un classico generazionale, indipendentemente dal giudizio del suo autore. Dopo la morte di Dahl, nel 1990, gli adattamenti delle sue opere si sono moltiplicati, ma resta una domanda aperta: cosa avrebbe pensato davvero di vedere il suo mondo trasformato, ancora e ancora, dal cinema?
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