Voto: 6.5/10 Titolo originale: 天龍八部之喬峰傳 , uscita: 16-01-2023. Regista: Kam Ka-Wai.
Sakra – La leggenda dei semidei: la recensione del wuxia diretto da Donnie Yen
06/01/2026 recensione film Sakra - La leggenda dei semidei di Marco Tedesco
Un'opera potente e contraddittoria, dove la spettacolarità marziale della star cinese convive con una riflessione irrisolta su identità, appartenenza e destino

Con Sakra – La leggenda dei semidei del 2023, Donnie Yen torna alla regia dopo vent’anni e firma un wuxia monumentale che è insieme esercizio di stile, veicolo staristico e racconto morale. Ambientato durante la dinastia Song, il film segue Qiao Feng, carismatico capo della Banda dei Mendicanti, uomo rispettato per integrità e forza, improvvisamente travolto da una serie di accuse: quattro omicidi, tra cui quelli dei suoi genitori adottivi e del suo maestro Shaolin. In poche scene, Yen costruisce la caduta di un eroe, trasformando il leader in un reietto, costretto a lasciare il suo stesso popolo per cercare la verità.
Il cuore del film sta proprio in questa frattura: Qiao Feng scopre di essere in realtà di origine khitan, appartenente al popolo “nemico” dei Liao, e da quel momento diventa un uomo senza patria. È qui che Sakra smette di essere solo un’avventura in costume e inizia a lavorare per allegoria, raccontando l’isolamento, la diffidenza verso lo straniero, la violenza istituzionale contro chi non appartiene. La sofferenza dei profughi khitan, le umiliazioni, le esecuzioni sommarie, parlano chiaramente di identità negate e di potere che schiaccia i margini. Yen, pur dentro un cinema popolare, non rinuncia a una vena politica, usando la storia come specchio deformante del presente.
La struttura narrativa è quella del grande feuilleton: tradimenti, scambi di identità, complotti, donne ingannevoli, eroi caduti, onore e vendetta. La trama è volutamente barocca, stratificata, spesso sovraccarica, adattamento fedele nello spirito al romanzo di Jin Yong. Qiao incontra Azhu, ladra brillante e fragile, che diventa la sua unica alleata. Tra loro nasce un legame che è insieme romantico e tragico, perché entrambi sono figli di origini incerte, entrambi sospesi tra clan e appartenenze. La loro storia è il contrappunto emotivo di un racconto dominato da sangue e sospetto, e il finale le restituisce una centralità sorprendente, scegliendo il sacrificio invece del trionfo.
Yen costruisce Qiao Feng come un eroe atipico: non ironico, non leggero, ma ossessionato da morale, rettitudine, responsabilità. È un uomo che parla di onore come fosse una legge fisica, che si infligge ferite pur di salvare i suoi, che beve il tè con i nemici prima di distruggerli. Questa rigidità lo rende quasi astratto, figura più che persona, e proprio per questo affascinante: Qiao non è realistico, è mitologico. È la personificazione di un codice etico che il mondo attorno ha già tradito.
Visivamente, Sakra è un eccesso controllato. Le scene d’azione sono coreografate con una violenza elegante: corpi che volano, energia che esplode dai palmi, movimenti circolari di macchina, uso massiccio di cavi e potenziamenti digitali. Yen non cerca il realismo, ma la sensazione: lo scontro come danza, la battaglia come manifestazione spirituale. Ogni combattimento è costruito per raccontare un conflitto interiore oltre che fisico. Qiao non combatte solo per vincere, ma per dimostrare chi è, o chi crede di essere.
Il problema, semmai, è l’accumulo. Il film vuole essere tutto: epopea storica, melodramma romantico, trattato morale, spettacolo pirotecnico. La densità narrativa rischia a tratti di soffocare la forza delle singole scene, e la durata non sempre giova alla tensione. Alcuni personaggi secondari sono abbozzati, altri sembrano entrare e uscire dal racconto senza vero peso, come se il film fosse più interessato al gesto che alla psicologia. Ma è una scelta coerente con il genere: Sakra non cerca l’intimismo, cerca il destino.
C’è anche un elemento di curiosa dissonanza: Yen, attore spesso associato a posizioni politiche filogovernative, dirige un film che parla apertamente di emarginazione, persecuzione, identità negate. Questa frizione rende l’opera ancora più interessante, perché il cinema sembra andare oltre l’uomo, o forse tradirlo. Qiao Feng è un outsider per definizione, e il film sta sempre dalla sua parte, anche quando il mondo intero gli si rivolta contro.
Alla fine, Sakra è un wuxia puro, orgogliosamente antico nella forma e nei valori, ma sorprendentemente moderno nei sottotesti. Non è leggero, non è ironico, non è ammiccante. È solenne, tragico, appassionato. Donnie Yen non si limita a combattere: costruisce un personaggio, un mondo, un codice. E anche quando la trama si ingarbuglia e l’enfasi rischia l’eccesso, resta la sensazione di un cinema che crede ancora nel mito, nell’onore e nella tragedia. In un panorama spesso cinico, Sakra è un film che prende sul serio i suoi eroi. E oggi non è poco.
Di seguito trovate il full trailer internazionale di Sakra – La leggenda dei semidei:
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