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Titolo originale: As Deep as the Grave . Regista: Coerte Voorhees.

Val Kilmer ricreato con l’AI per un ultimo film pronto a dividere Hollywood

20/03/2026 news di Stella Delmattino

Un'opera destinata a creare un altro precedente

val kilmer As Deep as the Grave film

In quello che appare come il passo più inevitabile – e forse più controverso – dell’esperimento dell’intelligenza artificiale nel cinema, Val Kilmer tornerà sullo schermo anni dopo la sua morte. Il progetto, però, si muove su un terreno più complesso del semplice sfruttamento tecnologico: la famiglia dell’attore ha infatti approvato ufficialmente l’operazione, conferendo una legittimità che non elimina, ma ridefinisce il dibattito etico.

Il film si intitola As Deep as the Grave e rappresenta un caso emblematico per il futuro del cinema. Kilmer era stato originariamente scelto per un ruolo secondario – quello di Padre Fintan, un sacerdote cattolico con profonde connessioni spirituali alla cultura nativa americana – prima della sua scomparsa nel 2025. Non avendo potuto girare le sue scene a causa delle gravi condizioni di salute legate al tumore alla gola, la produzione ha deciso di completare la sua interpretazione attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale generativa.

“Era l’attore che volevo per questo ruolo,” ha spiegato a Variety il regista e sceneggiatore Coerte Voorhees. “Il personaggio era costruito intorno a lui, alla sua eredità nativa americana e al suo legame con il Sud-Ovest. Era pronto per girare, ma stava attraversando un periodo medico estremamente difficile.”

L’operazione ha richiesto un lavoro complesso: la presenza di Kilmer è stata ricreata combinando immagini d’archivio – sia giovanili sia degli ultimi anni – con tecnologie avanzate di sintesi visiva e vocale. Anche la voce è stata ricostruita a partire da registrazioni reali, nonostante fosse stata compromessa negli ultimi anni di vita. Tutti i materiali utilizzati sono stati forniti direttamente dalla famiglia dell’attore, che ha sostenuto attivamente il progetto.

Secondo i realizzatori, questa scelta non è stata solo tecnica ma narrativa. Il personaggio di Padre Fintan, infatti, soffre di tubercolosi nel film, una condizione che riflette simbolicamente la malattia che aveva colpito Kilmer, creando un legame quasi speculare tra attore e ruolo.

La vicenda produttiva del film è stata lunga e travagliata. Produzione indipendente, As Deep as the Grave ha subito ritardi per oltre cinque anni, tra pandemia e problemi logistici. A un certo punto, per limiti di budget, le scene di Padre Fintan erano state eliminate. Solo in fase di montaggio, però, i registi hanno compreso quanto quel personaggio fosse centrale per l’equilibrio del racconto, decidendo di reintegrarlo attraverso l’intelligenza artificiale.

Ci siamo resi conto che mancava un elemento fondamentale,” ha dichiarato Voorhees. “Non potevamo rigirare le scene, non avevamo le risorse di una grande produzione. Così abbiamo scelto una strada innovativa: la tecnologia ci permetteva di farlo.”

Il film racconta la storia vera degli archeologi Ann ed Earl Morris, impegnati negli scavi nel Canyon de Chelly, in Arizona, alla ricerca delle radici del popolo Navajo. Nel cast figurano Abigail Lawrie, Tom Felton, Wes Studi e Abigail Breslin. Una prima immagine diffusa mostra Kilmer con lo sguardo fisso nel vuoto: una presenza riconoscibile, ma chiaramente artificiale.

Il caso solleva inevitabilmente interrogativi più ampi: dove finisce l’interpretazione e dove inizia la simulazione? Anche con il consenso dell’attore – che in vita aveva già sperimentato tecnologie simili per ricreare la propria voce – e con l’approvazione degli eredi, resta aperta la questione sull’identità artistica e sull’autorialità.

Mercedes Kilmer ha sottolineato come il padre fosse “un uomo profondamente spirituale” e sempre aperto alle nuove tecnologie, viste come strumenti per ampliare le possibilità narrative. Tuttavia, il dibattito nell’industria è tutt’altro che chiuso: tra timori per l’uso dell’immagine degli attori e possibili ricadute sul lavoro creativo, molti osservatori vedono in questo caso un punto di svolta.

As Deep as the Grave non è solo un film, ma un banco di prova. Da un lato dimostra come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata con il consenso e con finalità artistiche; dall’altro apre scenari inquietanti su un futuro in cui la presenza umana potrebbe diventare opzionale. E proprio in questa ambiguità si gioca il destino di un’intera industria.