Venezia premia, il mercato dimentica: due anni di vincitori ‘fantasma’ e il divario con Cannes
02/02/2026 news di William Maga
I dati parlano piuttosto chiaro

Negli ultimi due anni, la Mostra del Cinema di Venezia ha prodotto due casi emblematici che stanno alimentando un dibattito sempre più acceso nell’industria cinematografica internazionale. Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, Leone d’Oro nel 2025, e La stanza accanto di Pedro Almodovar, trionfatore l’anno precedente, condividono un destino sorprendentemente simile: massima consacrazione festivaliera, seguita però da una quasi totale evaporazione dal radar dei premi internazionali e da risultati modesti al botteghino.
Il caso di Father Mother Sister Brother è particolarmente indicativo. Dopo la vittoria veneziana, il film non ha ottenuto candidature rilevanti né agli Oscar né ai principali premi europei, e la sua circolazione commerciale si è fermata su numeri contenuti, soprattutto fuori dall’Italia. Una traiettoria che ricalca fedelmente quella de La stanza accanto, Leone d’Oro 2024, accolto con grande rispetto critico ma incapace di trasformare il prestigio veneziano in una vera spinta industriale (peggior incasso in assoluto per il regista spagnolo).
Non si tratta di incidenti isolati, ma di un pattern.
Venezia oggi: legittimazione culturale, non più lancio industriale
La prima chiave di lettura è strutturale. Venezia, storicamente, ha oscillato tra due anime: festival di scoperta e piattaforma di lancio internazionale. Negli ultimi anni, però, la Mostra sembra aver consolidato una funzione precisa: legittimare il cinema d’autore più radicale, anche a costo di premiarne l’isolamento commerciale.
I film vincitori recenti sono opere:
- fortemente autoriali
- poco conciliabili con le dinamiche del mercato globale
- prive di elementi “narrativi” facilmente spendibili (star system, high concept, eventi mediatici)
In questo senso, Father Mother Sister Brother e La stanza accanto non sono film “sbagliati”, ma film scelti consapevolmente per ciò che rappresentano sul piano culturale, non industriale.
Il pubblico che scompare (e quello che non viene intercettato)
Il secondo nodo è il pubblico. Il cinema art-house adulto, quello a cui questi film si rivolgono, è oggi in contrazione strutturale, soprattutto in sala.
Le nuove generazioni faticano a intercettare opere che:
- non generano conversazione social
- non hanno serialità
- non producono engagement emotivo immediato
Lo streaming, dal canto suo, non supplisce. Piattaforme e algoritmi privilegiano contenuti “discutibili”, polarizzanti o fortemente riconoscibili. Film come Father Mother Sister Brother – che pur è stato distribuito da Mubi – finiscono così in una terra di nessuno: troppo complessi per il grande pubblico, troppo poco performativi per lo streaming di massa.
Il confronto con Cannes: due modelli opposti
Il contrasto diventa evidente se si guarda a Cannes. Nel 2024, la Palma d’Oro Anora non solo ha costruito una solida carriera festivaliera, ma ha poi incassato oltre 40 milioni di dollari worldwide e ha vinto 5 Premi Oscar, incluso Miglior Film. Nel 2025, Un semplice incidente ha seguito una traiettoria simile: ottimo riscontro in sala, candidatura a 2 Oscar, forte presenza mediatica internazionale.
Cannes non premia “contro” il mercato, ma insieme al mercato. Seleziona film che possano essere radicali, sì, ma anche circolabili, dotati di una narrazione esportabile e di un posizionamento chiaro.
Venezia, invece, sembra sempre più interessata a proteggere film che il sistema non sa più come far vivere.
Un paradosso contemporaneo
Ed è qui che emerge il paradosso: Venezia oggi produce vincitori simbolici, ma spesso perdenti economici. Film che entrano nella storia del festival, ma non in quella del cinema popolare né in quella dei premi globali.
Non è un fallimento artistico. È una scelta editoriale. Ma è una scelta che pone una domanda cruciale: che valore ha un premio massimo se non riesce più a incidere sul destino del film?
Conclusione: un problema di sistema, non di singoli film
Father Mother Sister Brother e La stanza accanto non sono anomalie, ma sintomi. Raccontano un cinema che Venezia continua a difendere con forza culturale, mentre il resto dell’industria – pubblico, streaming, premi – guarda altrove.
Cannes costruisce ponti. Venezia erige monumenti. Entrambi sono necessari. Ma oggi, più che mai, il divario tra prestigio festivaliero e vita reale dei film non è mai stato così evidente.
E ignorarlo significa continuare a celebrare vittorie che, fuori dal Lido, nessuno riesce davvero a raccogliere.
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