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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Yannick , uscita: 02-08-2023. Regista: Quentin Dupieux.

Yannick – La rivincita dello spettatore: la recensione del film satirico di Quentin Dupieux

15/06/2024 recensione film di Gioia Majuna

Il regista francese riflette sull'arte e le contraddizioni della società attraverso una narrazione ingannevolmente semplice ma riccamente stratificata

Yannick - La rivincita dello spettatore (2023) film

In Yannick – La rivincita dello spettatore, il cineasta francese e maestro dell’assurdo Quentin Dupieux (Mandibules – Due uomini e una mosca) mescola abilmente irriverenza e satira, impiegando le sue tipiche gag e trovate all’interno di una cornice di un solo atto e di un unico luogo.

Tuttavia, sarebbe impreciso dire che si è ‘accontentato’. L’intero film – 60 minuti precisi, esclusi i titoli di coda – si svolge in un teatro parigino, non d’opera o di raffinatezza shakespeariana, ma ancora soffocantemente borghese.

L’opera teatrale messa in scena, “Il Cornuto”, è interpretata dagli attori Paul (Pio Marmaï), Sophie (Blanche Gardin) e William (Sébastien Chassagne) che ritraggono con competenza il conflitto tra cornuto, traditrice e amante. Le loro battute, mirate al divertimento del pubblico, suscitano una risata educata piuttosto che riflessioni profonde, sottolineando l’inoffensività prevalente.

Questa mitezza intenzionale agisce quasi come un argomento fantoccio. A cinque minuti dall’inizio, un uomo del pubblico interrompe la scena. Yannick (Raphaël Quenard), un sedicente guardiano notturno con opinioni moraliste sull’arte, rispecchia la figura della “libertà di parola” di Norman Rockwell, come notato dal critico Michael Sicinski, incanalando l’impulso socratico a provocare.

Yannick - La rivincita dello spettatore (2023) film posterInizialmente, gli attori lo cacciano scocciati e riprendono i loro ruoli melodrammatici, imitando beffardamente i suoi modi goffi e rozzi. Tuttavia, Yannick riappare presto, armato di cappotto e di revolver. Dichiara che è la pistola a decidere, in senso letterale e figurato, aggiungendo un sottofondo di minaccia al suo comportamento. Quella che sembrava allora un’assurda messa in scena si trasforma in qualcosa di molto più insensato e misterioso.

Yannick, come personaggio, sfida la facile interpretazione allegorica. La sua denuncia del moralismo piccolo borghese allude al conservatorismo trumpiano, criticando i costumi sociali senza necessariamente sfidare le norme etiche.

Le sue argomentazioni, intrise di residui di Platone e dei sofisti, prendono di mira le proteste della troupe, assaporando il loro disagio, che si estende anche al pubblico.

La mancanza di esperienza recitativa di Yannick è evidente nel suo disprezzo per la condiscendenza degli esperti e nella sua calcolata ingenuità. Questo aspetto misurato suggerisce a Yannick di fare la parte dello sciocco, amalgamando i tratti di vari archetipi della società: la classe operaia scarsamente tecnologizzata e con una comprensione limitata della tecnologia, il mecenate articolato ma testardo che sfida le norme sociali e l’esteta segreto che fraintende l’ostilità come bravura.

In questo modo si confonde il confine tra raffinatezza e semplicismo.

La resistenza di Yannick – La rivincita dello spettatore a un chiaro nucleo allegorico crea un’esperienza di seducente disagio. Quentin Dupieux passa da una scena all’altra senza soluzione di continuità, interrogando costantemente la natura della performance sia per l’attore che per l’osservatore. A volte lo spettatore si immedesima in Yannick, frustrato dalla monotonia della vita.

I suoi rozzi tentativi di umorismo e di solidarietà proletaria contrastano nettamente con le personalità di base degli attori, che faticano ad adattarsi all’evolversi della situazione. Ogni strato della narrazione apparentemente semplice di Quentin Dupieux è ricco di potenziale, rendendo ad ogni azione – dai drammi di Sophie alle riscritture maldestre di Yannick – più profondo il nostro coinvolgimento con il suo eccentrico mondo.

Yannick – La rivincita dello spettatore cattura l’inquieta tensione tra interprete e osservatore, trasformando un modesto allestimento in una profonda esplorazione delle norme sociali e dell’espressione individuale. Il fascino sta nel riflettere la nostra stessa realtà attraverso le azioni insopportabili ma accattivanti dei suoi personaggi.

La miscela di rozzezza e astuzia di Yannick, insieme ai futili tentativi degli attori di mantenere i loro ruoli, evidenzia l’assurdità insita nelle convenzioni sociali. Ogni scena aggiunge profondità alla narrazione, costringendo gli spettatori a chiedersi dove finisca l’autenticità e dove inizi la performance.

In Yannick – La rivincita dello spettatore, Quentin Dupieux raggiunge un delicato equilibrio tra umorismo e critica, creando un film che diverte e fa riflettere. L’esplorazione dell’arte, della performance e delle aspettative della società offre uno specchio alle nostre vite, rivelando l’assurdità e la complessità delle interazioni umane. Attraverso questa narrazione ingannevolmente semplice ma riccamente stratificata, il filmmaker ci invita a vedere il mondo – e noi stessi – con maggiore chiarezza.

Di seguito trovate il trailer italiano di Yannick – La rivincita dello spettatore:

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