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Titolo originale: Stranger Things , uscita: 15-07-2016. Stagioni: 5.

Stranger Things 5 e un finale che guarda fisso a Il Ritorno del Re

07/01/2026 news di Stella Delmattino

I Duffer hanno parlato di Tolkien e Peter Jackson

stranger things finale tetto

Dopo dieci anni di mostri, biciclette, amicizie indistruttibili e incubi paralleli, Stranger Things ha salutato il pubblico con un finale che non ha avuto paura di prendersi il suo tempo. L’episodio conclusivo della quinta stagione non si limita a risolvere lo scontro con Vecna, ma allunga lo sguardo oltre la battaglia, seguendo i personaggi quando la polvere si è posata. Una scelta precisa, emotiva e dichiaratamente ispirata a uno dei finali più celebri della storia del cinema fantasy: Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re.

A confermarlo sono stati direttamente Matt e Ross Duffer, che in un’intervista hanno spiegato quanto il film di Peter Jackson abbia pesato nella costruzione dell’epilogo.

«Abbiamo pensato molto a Il Ritorno del Re, soprattutto per quanto riguarda la lunghezza dell’epilogo. Quello è stato il nostro principale riferimento per costruire il finale. Amiamo i titoli di coda de Il Ritorno del Re, ed è da lì che è nata l’idea iniziale», ha raccontato Matt Duffer a Deadline.

La struttura dell’ultimo episodio di Stranger Things 5 segue infatti lo stesso principio: non chiudere sulla vittoria, ma sul dopo. Dopo la sconfitta di Vecna, la serie salta in avanti nel tempo e torna a Hawkins per mostrare cosa ne è stato dei suoi protagonisti. Le strade si separano, i legami cambiano forma, qualcuno resta, qualcuno parte. È un addio dilatato, consapevole, quasi cerimoniale.

il signore degli anelli - il ritorno del re finale film 6«Sentivamo che, dopo dieci anni passati con questi personaggi, non potevamo semplicemente chiudere con la vittoria e basta. Volevamo mostrare dove finiscono, cosa succede loro dopo, come sono cambiati. Era importante dare al pubblico il tempo di salutarli», ha spiegato ancora Matt Duffer. Un concetto ribadito dal fratello Ross: «Quando guardi Il Ritorno del Re, non è solo la fine della battaglia. È un vero e proprio congedo. Ogni personaggio ha il suo momento, il suo spazio. Volevamo fare la stessa cosa con Stranger Things.»

Il parallelismo con Tolkien è evidente anche nella scelta di chiudere con una sorta di “montaggio della memoria”, che ripercorre i volti, i momenti e le tappe fondamentali della serie. Un richiamo diretto ai titoli di coda del film di Jackson, che scorrevano come un album di ricordi dopo la distruzione dell’Anello. Non è solo nostalgia: è un modo per riconoscere il peso del viaggio.

«Non volevamo un finale affrettato. Questa serie è sempre stata corale, e il finale doveva rispettare quella natura. Doveva sembrare una conclusione, non uno stop improvviso», hanno aggiunto i Duffer. In un’epoca di finali rapidi e spesso bruschi, Stranger Things sceglie invece la via della chiusura emotiva, quasi letteraria.

E non è un caso che la fonte d’ispirazione sia proprio Il Ritorno del Re. «È uno degli esempi migliori di come chiudere una storia enorme senza tradire i personaggi. È lungo, sì, ma è emotivamente giusto. E per noi era fondamentale essere emotivamente giusti», ha sottolineato Ross Duffer.

Il risultato è un finale che divide, come tutti i finali importanti, ma che rivendica con forza la propria identità: non spettacolare per forza, non cinico, non sbrigativo. Un addio che guarda in faccia il pubblico e gli dice grazie, prendendosi il tempo necessario per farlo.

Dopo aver riscritto l’immaginario pop degli anni Ottanta e aver accompagnato un’intera generazione dalla preadolescenza all’età adulta, Stranger Things sceglie di uscire di scena come i grandi racconti epici: lentamente, con rispetto, lasciando che ogni personaggio trovi il suo posto nel mondo. Proprio come la Compagnia dell’Anello.