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	<title>Alessandro Ranieri | Il Cineocchio</title>
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		<title>Tesori animati: Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ranieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 23:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Anomalisa]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Kaufman]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tesori animati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Amore ai tempi della stop-motion</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/tesori-animati-anomalisa-di-charlie-kaufman-e-duke-johnson/">Tesori animati: Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La peculiarità che più mi ha sorpreso guardando <strong>Anomalisa</strong>, film d&#8217;animazione in stop-motion del 2015 diretto da<strong> Charlie Kaufman e Duke Johnson</strong>, è stata l’estetica facciale dei personaggi: un taglio a metà volto per rimarcare la loro personalità a metà tra realtà e finzione. L’idea del film nasce dall&#8217;omonima <em>piecè</em> teatrale del 2005 dello stesso Kaufman (che l&#8217;ha scritta con lo pseudonimo non casuale di Francis Fregoli, citazione diretta del <em><strong>delirio di Fregoli</strong> </em>o &#8211; sindrome d&#8217;illusione, una rara malattia psichiatrica con presenza di delirio di trasformazione somatica, in cui avviene da parte del paziente il riconoscimento di persone non conosciute oppure sovviene allo stesso l&#8217;idea che le persone conosciute modifichino il proprio aspetto per non essere riconosciute.), il quale ha voluto tentare qui un progetto dalla grande caratura, reinventandola e ricorrendo in parte ai finanziamenti di una campagna di grande successo sulla piattaforma Kickstarter per portarlo alla luce.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright  wp-image-14585" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/Anomalisa-300x444.jpg" alt="Anomalisa" width="248" height="367" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/Anomalisa-300x444.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/02/Anomalisa.jpg 420w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" />Il protagonista è <strong>Michael Stone </strong>(doppiato in originale da <strong>David Thewlis</strong>), celebre oratore motivazionale e autore del best-seller “Come posso aiutarti ad aiutarli?”, che affronta con delusione la mondanità della vita, cercando di capire chi è realmente. Ha una moglie e un figlio, ma per lui sono uguali a tutte le altre persone nel mondo: personalità mascherata e una vita statica e priva di emozioni. Michael si reca a Cincinnati per una conferenza sul suo libro e li capirà di aver sprecato la sua esistenza con le persone sbagliate.</p>
<p>Prova a richiamare la sua ultima grande compagna di vita per riallacciare i rapporti, ma lei, infastidita dal suo abbandono di punto in bianco, non ne vuole più sapere. Mentre ritorna nella sua stanza, Michael sente parlare una donna con una voce diversa da quella di tutti gli altri (<strong>Tom Noonan</strong>). Cerca allora di rintracciarla, bussando a ogni stanza del suo piano, fin quando la trova. Si tratta di<strong> Lisa Hesselman </strong>(<strong>Jennifer Jason Leigh</strong>), giunta anch&#8217;ella in città proprio per assistere alla conferenza dell&#8217;uomo.</p>
<p>La lentezza dello scorrere del tempo in cui si svolge la vicenda identifica la situazione di depressione e di ricerca della propria identità che caratterizza Michael. Le sue insicurezze le percepiamo già dalla prima scena in aereo: l’atterraggio sembra il flemmatico arrivo verso una meta di vita inesplorata, mai considerata. <strong>Realizzare chi si è veramente</strong>.</p>
<p>Il suo modo di relazionarsi con la gente intorno mette in evidenzia una continua paranoia di insoddisfazione, di disagio. Kaufman è maestro nell’ideare storie dal sapore estremamente drammatico e di grande spessore su tematiche strettamente umane (pensate solo a <em>Se mi lasci, ti cancello </em>e a <em>Syneddoche, New York</em>). Il lavoro di Michael sembra un paradosso assurdo per una persona bisognosa di un aiuto psicologico. Lo sguardo e le voci di tutti i personaggi sono gli stessi per tutti quanti, dal suo punto di vista. Cosa vogliono farci intendere?</p>
<p><strong>Capire chi si mostra per quello che è realmente, lo mette in grande difficoltà.</strong> Anche presenziare in luoghi molto affollati lo fa diventare claustrofobico, quasi come se si chiedesse “in che razza di posto mi trovo?”. La psicologia è uno dei temi centrali del film che apre più scenari: amore, lavoro, famiglia, vecchi ricordi, vite forzate. L’incontro con Lisa risolleva la mente e l’animo stracolmo di negatività di Michael, che la ammira come un angelo caduto dal cielo per salvarlo.</p>
<p>I due si rispecchiano nelle stesse incertezze. Sono due facce della stessa medaglia percosse da esistenze traumatiche. <strong>Un’opera così realistica da far dimenticare allo spettatore di guardare dei burattini</strong>, e non tanto perchè sono stati ricreati con stampanti 3D. In merito, lo stesso Kaufman ha detto: &#8220;I pupazzi sono più reali degli stessi umani. Michael Stone è la personificazione di una paranoia in cui l’individuo vede tutti sotto false spoglie e non riesce a relazionarsi&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/anomalisa-film-pupazzi.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati: Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson"><img decoding="async" class="wp-image-53532 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/anomalisa-film-pupazzi-300x167.jpg" alt="anomalisa film pupazzi" width="324" height="180" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/anomalisa-film-pupazzi-300x167.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/anomalisa-film-pupazzi-500x279.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/anomalisa-film-pupazzi.jpg 895w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></a>La fisicità goffa del protagonista va di pari passo con il suo stato mentale neutro ed è quindi una scelta voluta dagli ideatori. Infatti, per riprodurre al meglio le figure dei personaggi sono state <strong>fotografate delle persone in carne e ossa</strong> e ci si è basati su queste.</p>
<p>L’idea delle linee di demarcazione facciali è un tocco di genialità che emerge perfettamente nella sequenza in cui cade la maschera di Michael, rappresentazione lampante della perdita d’identità. L’identità di una persona infelice e della sua visione di Amore.</p>
<p>Anomalisa è stato candidato agli Oscar per il Miglior Film D’Animazione, così come pure al Golden Globe e al Satellite Awards, ma il riconoscimento più prestigioso alla fine vinto è stato il <strong>Leone D’Argento</strong> – Gran Premio della Giuria a Kaufman e Johnson ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia. Nonostante le praticamente unanimi recensioni positive della critica, in Italia il film ha incassato l&#8217;incredibile (in negativo) cifra di <strong>38.600 euro</strong>, mentre negli Stati Uniti ha raccolto quasi 800.000 dollari, totalizzando in tutto il mondo 5.5 milioni di dollari a fronte di un budget di 8 milioni.</p>
<p>Una grande prova di coraggio e uno sforzo produttivo notevole che non hanno evidentemente ripagato sotto l’aspetto economico, ma che lo hanno comunque reso uno dei migliori film d’animazione (per un pubblico adulto almeno) di sempre.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer italiano </strong>di Anomalisa:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/AQvBRG-o5DY" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tesori animati &#124; L&#8217;Arte della Felicità di Alessandro Rak</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ranieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2017 13:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tesori animati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio nei ricordi a tinte chiaroscure che ha ridato lustro al settore italiano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cinema d’animazione italiano sta attraversando una fase di transizione, in cui stanno emergendo nuovi giovani artisti che cercano di proporre nuove dinamiche. Lo storico <strong>Studio Bozzetto</strong>, ora sotto la guida di Andrea Bozzetto e Pietro Pinetti, sta confezionando cortometraggi di ottima fattura per Festival e manifestazioni importanti come <em>Lo Zecchino D’Oro</em> e la <em>Milano Design Week</em>; o, ancora, la casa di produzione <strong>Rainbow</strong>, il più grande studio di animazione europeo per la produzione di cartoni animati in CGI si è presto fatto un nome con lavori come <em>Winx</em>, <em>Huntik &#8211; Secrets &amp; Seekers</em> e <em>Regal Academy</em>. Si sta quindi cercando di unire le nuove tecnologie con i metodi tradizionali, con risultati ben auguranti.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-poster.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati | L'Arte della Felicità di Alessandro Rak"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-51987" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-poster-215x300.jpg" alt="L'arte della felicità poster" width="250" height="349" /></a>Il nostro Paese è riuscito a guadagnarsi un ruolo di spessore nel mondo animato mondiale in epoche molto differenti da quelle odierne:<strong> Quirino Cristiani</strong>, nato a Pavia ma emigrato in Argentina a quattro anni nei primi anni del ‘900, è stato uno dei precursori della tecnica animata e una ispirazione per Walt Disney; disegni caricaturali, con intento politico, sempre pungenti e in grado di coinvolgere il Sud America nell’uso di una tecnica sconosciuta. <strong>Bruno Bozzetto</strong>, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, ha plasmato storie ironiche e divertenti, dando grande importanza al messaggio da voler mandare al pubblico con disegni minimalisti che facevano da cornice; il suo celebre <em>West and Soda</em> ha indicato ufficialmente la via per i lungometraggi d’animazione nel Bel paese. Tanti altri hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo di questa arte: Guido Manuli, Giuseppe Laganà, i fratelli Pagot, Enzo D’Alò, Giannalberto Bendazzi, Luca Raffaelli &#8230; Quindi, <strong>il passato è il <em>deus ex-machina</em> per la storia moderna dell’animazione italiana</strong>, sempre sottovalutata agli occhi dei meno attenti.</p>
<p>Il protagonista a cui voglio dare merito di aver (ri)portato qualità nei nostri cinema è <strong>Alessandro Rak</strong>, componente importante della casa di produzione Mad Entertainment. Napoletano doc, ha sempre messo al primo posto racconti che coinvolgessero al massimo la sua città, per evidenziarne i difetti e la bellezza paesaggistica come il Vesuvio e lo splendido lungomare. Opere naturalistiche che si ripresentano anche nell’ultimo film di Rak uscito qualche settimana fa nelle sale dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, <em><strong>Gatta Cenerentola </strong></em>(<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-gatta-cenerentola-di-rak-cappiello-guarnieri-e-sansone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>) e che risultano quasi dei veri e propri personaggi. Il suo primo lungometraggio ufficiale, <strong>L’Arte della Felicità</strong>, uscito nel 2013, è una decostruzione malinconica di una metropoli che deve combattere coi grandi problemi di ogni genere: spazzatura, camorra, modernizzazione. Questo è quello che vediamo in superficie. La trama riprende la storia di una famiglia a pezzi, un figlio che ha lasciato tutto per diventare monaco Zen e l’altro un tassista deluso dalla vita, in cui il destino era per altre prospettive: diventare un pianista di successo. Il tutto in un tempo apocalittico, cupo. La distesa di cemento a piedi del Vesuvio nasconde mille anime frastagliate.</p>
<p><strong>E’ un viaggio nelle macerie dei ricordi più profondi</strong>. L’introspezione e il rapporto delle relazioni sono i temi principali della pellicola, ma legati alle enormi lacune della città di Napoli: un caos totale. Vite che si intrecciano, imboccando strade diverse, verso il ritrovamento di sé stessi. I valori della famiglia riaffiorano in modo compulsivo per ristabilire una esistenza all’ultima spiaggia. La morte del fratello di Sergio, Alfredo, è il punto di partenza per prendere in mano la propria coscienza e ripartire. Ricordarsi chi si è veramente: vivere nel passato intralcia le nuove prospettive future; il regista ribadisce un aspetto fondamentale della sua opera, ovvero <strong>l’atmosfera sempre più scura, un tempo piovoso</strong>. Una metropoli in crisi. Ogni passeggero del taxi di Sergio è un libro aperto, ognuno ha un lato nascosto da raccontare. Risorgere dalle ceneri, come Napoli. Un frammento di una scena, in cui compare una scritta su un muro riassume il grande messaggio di questo film: “<strong>QUESTA CITTÀ È UN CANTIERE APERTO</strong>”. Un omaggio al capoluogo campano, una piazza in continua discussione e contraddizione. Tra uomini persi e disorientati l’obiettivo è estrapolare il meglio dal peggio.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-rak.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati | L'Arte della Felicità di Alessandro Rak"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-51988 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-rak-300x166.jpg" alt="L'arte della felicità rak" width="350" height="193" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-rak-300x166.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-rak-500x277.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/Larte-della-felicità-rak.jpg 847w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Il taxi è la metafora di un tunnel che attraversa l’Inferno della malinconia e della solitudine per ascoltare tutte le anime bisognose di supporto</strong>. Uscire dalla quotidianità è il vero ostacolo per la felicità di Sergio, perché non è quella la sua vita. Una menzione speciale la meritano pertanto anche le musiche e le note del pianoforte che ascoltiamo in sottofondo durante la visione, il suo giardino Zen per la serenità. A occuparsi di questo aspetto sono stati i compositori <strong>Antonio Fresa</strong>,<strong> Luigi Scialdone </strong>e<strong> Antonin Stahly Viswanadhan</strong>. Il primo, anch&#8217;esso napoletano, insieme a Scialdone (suo storico partner artistico) ha scritto anche le musiche del mediometraggio d&#8217;animazione <em>Il piccolo principe di Sansereno</em> per la regia di <strong>Ivan Cappiello</strong> (co-regista di <em>Gatta Cenerentola</em>, non a caso) e proprio di <em>Gatta Cenerentola</em>.</p>
<p>In definitiva, possiamo considerare L’Arte della Felicità come <strong>un trattato socio-politico raccontato secondo tinte emotive chiaroscure</strong>, che &#8211; almeno sulla carta &#8211; ha dato nuova linfa al cinema animato nostrano ripescando e mettendo in pratica gli insegnamenti dei grandi di questo genere, tuttavia con un tratto sporco, grezzo e per questo distintivo. Grandi complimenti e apprezzamenti sono arrivati non solo unanimemente dalla critica italiana, ma anche dal pubblico straniero, soprattutto dai francesi e dagli inglesi, come dimostrato dal premio <em>European Award</em> per il miglior film animato. Costato 800 mila euro (tecnicamente, un <em>low budget</em>), ne ha incassati in Italia però solamente 200 mila. Una dimostrazione che, forse, da queste parti l&#8217;animazione è ancora un genere troppo sottovalutato, <em>merito</em> anche di una distribuzione anonima e ben poco paziente.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer ufficiale </strong>di L&#8217;Arte della Felicità:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/k6x1pOqMUFQ" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ranieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 11:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Ralph Bakshi]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tesori animati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'importanza della trasposizione per il grande schermo del fumetto di Robert Crumb nel contesto culturale dei primi anni '70</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/tesori-animati-fritz-il-gatto-di-ralph-bakshi-1972/">Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1972, il cinema d’animazione stava entrando nella fase della piena maturazione e doveva rispondere alle richieste di un pubblico sempre più attento ed esigente. Quando uscì <strong>Fritz il gatto</strong> (<em>Fritz the Cat</em>) di <strong>Ralph Bakshi</strong>, ci si ritrovò così davanti a qualcosa di mai visto prima ed estremamente fuori dagli schemi.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Fritz-il-gatto-Fritz-the-cat-bakshi-poster.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49968" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Fritz-il-gatto-Fritz-the-cat-bakshi-poster-300x214.jpg" alt="Fritz il gatto (Fritz the cat) bakshi poster" width="300" height="214" /></a>Il film è ambientato negli Stati Uniti d’America degli anni &#8217;60, dove l’espansione industriale e della classe media operaia fanno da cornice perfetta per la storia raccontata. Lo stesso anno di uscita della pellicola è però anche lo scenario del <strong>Watergate</strong>, lo scandalo che coinvolse l&#8217;allora presidente <strong>Richard Nixon</strong>, emblema di quegli anni molto movimentati.</p>
<p><strong>La popolazione è rappresentata da animali di ogni specie</strong>, ma non in modo casuale: i corvi sono completamente neri e riprendono gli afroamericani discriminati e costretti a subire soprusi, mentre i maiali sono metafora dei poliziotti corrotti e senza scrupoli e privi del senso di cittadinanza civile.</p>
<p><strong>Siamo in un periodo di pieno cambiamento in ambito culturale e sociale</strong>, a partire dalla primordiale integrazione delle minoranze all&#8217;interno della società a stelle e strisce.</p>
<p>Ricostruire una collettività in continua evoluzione tramite personaggi caricaturali, analizzati con cura e perfetti per il rispettivo ruolo, ha permesso al film di riscuotere un <strong>enorme successo di pubblico</strong>. La droga, gli <em>hippie</em>, le religioni e il razzismo sono solo alcune delle tematiche più presenti nella pellicola in cui Fritz, il protagonista, è sempre immerso, nel tentativo di capire quale sia la vita giusta per lui. Fritz ha promesso ai suoi genitori di studiare per garantirsi un futuro sicuro, ma è impegnato in tutt’altro. L’era nixoniana ha segnato nel tempo una diffusione capillare dei fenomeni citati sopra citati, in linea con l’espansione della ribelle cultura giovanile a cui questi eventi sono facilmente ricollegabili (sostanze allucinogene, Woodstock, le manifestazioni &#8216;in piazza&#8217; e la musica rock, simbolo di quella generazione).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/fritz-the-cat-ralph-film.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-31486 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/fritz-the-cat-ralph-film-300x164.jpg" alt="fritz-the-cat-ralph-film" width="300" height="164" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/fritz-the-cat-ralph-film-300x164.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/fritz-the-cat-ralph-film.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/fritz-the-cat-ralph-film-500x273.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Si può dare solo a merito a Bakshi, per la trasposizione sul grande schermo, e a <strong>Robert Crumb</strong>, per aver inventato un personaggio fedelissimo <em>underground</em> alla realtà di quei tempi (sorvoliamo sul <strong>pedestre adattamento italiano</strong>, intuibile fin dal sottotitolo affibbiato, &#8216;Il ritorno del pornogatto&#8217;). Il fumettista però non fu contento della trasposizione per il grande schermo, soprattutto per gli elevati contenuti politici, arrivando ad affermare che la pellicola fosse “<strong>lo specchio della confusione mentale di Bakshi</strong>”, di averci trovato <strong>troppe scene di sesso</strong>, mostrato come mania compulsiva, e che i dialoghi fossero diversi da quelli dell&#8217;opera originale, finendo per uccidere il personaggio in una striscia successiva. La differenza sostanziale sta però soprattutto nel finale, che non <em>spoilero</em>.</p>
<p>Proprio il sesso si impone invero come uno dei temi centrali di Fritz il gatto, quasi fosse una scoperta nuova, ma per questo motivo, al momento della distribuzione nei cinema, venne fermamente introdotto<strong> il divieto ai minori di 18 anni </strong>(prima volta nella storia). Fu un vero shock per gli adulti assistervi, pensiamo quindi ai giovani adolescenti di allora, che non avrebbero mai potuto comprenderne appieno molti degli elementi clou, se non a un livello visivo superficiale.</p>
<p><strong>Un enorme calderone satirico, in cui vennero gettate le grandi problematiche di una società malata</strong>. Anche le atmosfere dai colori cupi ricordavano il periodo difficile che stava imperversando per gli USA. Degno di essere ricordato è specialmente il momento della rivolta degli afroamericani contro la polizia: una scena che rivediamo spesso nella realtà e che ha creato discussioni infinite.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/film-fritz-il-gatto.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-31487" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/film-fritz-il-gatto-300x166.jpg" alt="film-fritz-il-gatto" width="300" height="166" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/film-fritz-il-gatto-300x166.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/film-fritz-il-gatto.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’abuso del potere governativo ha creato incessanti scompigli: il diritto di opinione, la libertà creativa, le continue oppressioni, hanno plasmato un collettivo alla ricerca di una edificazione personale e un posto preciso nelle dinamiche societarie.</p>
<p>Rispecchiando i meandri più oscuri e analizzando questo territorio urbano così variegato di personalità dalla caratterizzazione inconfondibile, questa caustica perla della settima arte è stata un colpo a segno nella mente di tutti gli spettatori: prodotto con <strong>850 mila dollari di budget</strong>, ne incassò più di 30 milioni, dando inoltre il via a un filone di film d’animazione per adulti molto espliciti e duri (ricordiamo, a titolo esemplificativo, <strong><em>Heavy Metal</em></strong> del 1981), fungendo anche da ispirazione per le opere successive di Bakshi stesso, come <em>Wizards</em> e <em>Coonskin</em>, ma anche per <em><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/tesori-animati-dentro-mente-di-rene-laloux-il-pianeta-selvaggio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il pianeta selvaggio</a></strong> </em>di René Laloux.</p>
<p>Fritz il gatto ha alzato l’asticella, ergendosi a spartiacque tra il periodo favolistico della Disney e il successivo periodo di pellicole dal sapore più maturo, impegnato e realistico (vi invitiamo a tal proposito a leggere &#8211; o rileggere &#8211; <a href="http://www.ilcineocchio.it/speciali/cineocchio-dossier-storia-dellanimazione-per-adulti-parte-i/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il nostro dossier dal titolo &#8216;Storia dell&#8217;animazione per adulti&#8217;</a>).</p>
<p>Per capire l&#8217;importanza epocale del lungometraggio, vi rimandiamo a <a href="http://www.cartoonbrew.com/animators/the-influence-of-ralph-bakshi-5882.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un&#8217;intervista del 2008</a>, in cui l’illustratore <strong>Arik Roper</strong> riporta alla mente la sua passione per le opere del regista e animatore di Haifa; le ambientazioni dark, psichedeliche e disturbanti furono di grande ispirazione per lui, portandolo ad appassionarsi ai disegni fantasy e mistici e a osservare la natura con un altro occhio. Più fantasioso, proprio come Ralph.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer </strong>di Fritz il gatto:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/PADIloikkhg" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tesori animati &#124; Ping Pong The Animation di Masaaki Yuasa: tra sport e vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ranieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 17:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Masaaki Yuasa]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tesori animati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova generazione di mangaka - e animatori - avanza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla notizia della presenza di <strong>Taiyō Matsumoto</strong> al prossimo Lucca Comics and Games, sono saltato dalla sedia. Le voci erano insistenti e si sono ora concretizzate realmente. Premiato con l’importante Gran Guinigi 2016 per la sua ultima idea, <em>Sunny</em>, andiamo a scoprire chi è Mastumoto.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Ping-Pong-The-Animation-di-Taiyō-Matsumoto.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati | Ping Pong The Animation di Masaaki Yuasa: tra sport e vita"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48209" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Ping-Pong-The-Animation-di-Taiyō-Matsumoto-216x300.jpg" alt="Ping Pong The Animation di Taiyō Matsumoto" width="216" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Ping-Pong-The-Animation-di-Taiyō-Matsumoto-216x300.jpg 216w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Ping-Pong-The-Animation-di-Taiyō-Matsumoto-287x400.jpg 287w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Ping-Pong-The-Animation-di-Taiyō-Matsumoto.jpg 431w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></a>E’ un fumettista giapponese, ideatore di opere<em> seinen</em> – cioè, quei fumetti con tematiche adulte – dalla bellezza inaudita. Nel 1996, realizza una serie in sei volumi, <strong>Ping Pong</strong>, incentrata su Tsukimoto (&#8216;Smile&#8217;) e Hoshino (&#8216;Peko&#8217;), amici d&#8217;infanzia che giocano a ping pong sin da quando erano studenti delle elementari.</p>
<p>Tsukimoto &#8211; l&#8217;impassibile ragazzo con gli occhiali, descritto come un robot da tutti quelli che lo conoscono &#8211; gioca &#8220;per ammazzare il tempo&#8221;; Hoshino &#8211; l&#8217;appassionato e carismatico &#8216;eroe&#8217; che Tsukimoto idolatrava durante la loro infanzia &#8211; gioca perché &#8220;ama il ping pong e odia perdere&#8221;. Come sarà il trattamento riservato a questi due da parte del freddo e crudele mondo delle competizioni sportive? Spinta dal grande successo, Ping Pong nel 2002 divenne un film e nel 2014 una serie anime per la TV, curata dal regista <strong>Masaaki Yuasa</strong> e dalla casa di produzione storica Tastunoko Production.</p>
<p>Grazie all’acquisizione dei diritti da parte della piattaforma gratuita <strong>VVVVID</strong>, la serie è stata quindi resa disponibile anche nel nostro paese sottotitolata.<strong> Undici episodi</strong> che non annoiano mai, mantengono sempre l’attenzione sui protagonisti e il ping pong; la caratterizzazione particolare di ogni personaggio è fondamentale per gustarsi al meglio ogni scontro: ognuno pratica l’attività in relazione alla propria personalità e le ambizioni. La pressione psicologica, la voglia di vittoria e non accettare la sconfitta diventano canoni standard per i nostri protagonisti.</p>
<p><strong>Ogni tocco di palla è determinante per l’esito finale</strong>, noi spettatori viviamo nel loro stesso terrore di sbagliare. In Oriente, e specialmente in Cina, il ping pong è considerato uno degli sport nazionali. Fin da bambini, si passano ore e ore ad allenarsi per arrivare ai grandi tornei in tutto il mondo; si sa, la struttura sociale di Paesi molto rigidi, come Cina e Giappone, è un peso a cui dar conto sin dalla tenera età: lavorare duro a scuola per crearsi un futuro sicuro, ma che non è il sogno di tutti.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ping-pong-animation-2.jpg" rel="lightbox" title="Tesori animati | Ping Pong The Animation di Masaaki Yuasa: tra sport e vita"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48213 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ping-pong-animation-2-300x169.jpg" alt="ping pong animation 2" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ping-pong-animation-2-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ping-pong-animation-2-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ping-pong-animation-2.jpg 703w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Sacrificarsi nello sport per dare dimostrazione di saper eccellere e non seguire la schematica strada della vita</strong>. E’ una valvola di sfogo, un confronto con chi è più forte di te e per conquistare un posto d’onore nella propria famiglia. Migliorarsi sempre, senza abbattersi dopo una sconfitta ma trasformarla in una lezione da cui trarre insegnamenti. Ogni partita nasconde un grande lavoro di fatica fisica e mentale, necessaria per reggere al meglio contro avversari temibili.</p>
<p>Le inquadrature in primo piano sui volti concentrati, in fase di studio dell’avversario si intrecciano con lo scambio di battute sul tavolo da gioco.</p>
<p><strong>Nulla è dato per scontato</strong>, la voglia di raggiungere le proprie mete è il fuoco che arde nei loro corpi. Il match cruciale tra Kong Wenge, prodigio cinese, e Tsukimoto è un continuo alternarsi di colpi di scena e un pathos crescente; la mente calcolatrice di Smile si contrappone al pensiero di raggiungere un&#8217;ostinata vittoria, decisiva per il suo futuro. Ogni sequenza si arricchisce di segmenti che compongono ciascuna angolazione della partita: sguardi pieni di rabbia, la pallina seguita in ogni movimento e nelle smagliature della racchetta per determinarne la traiettoria, la prospettiva del campo di gioco calcolata al millimetro. Un capolavoro senza se e senza ma.</p>
<p><strong>Il tratto grezzo, e quasi sporco</strong>, di Matsumoto non perde alcun valore sullo schermo rispetto alla carta stampata. Si avvicina alla realtà, quasi spaccando il confine tra essa e la fantasia. Ovviamente, il piacere per la realizzazione grafica è soggettiva, ma bisogna render merito alla grande idea del mangaka giapponese non esordiente nella creazione di opere del genere. Magari, molto presto parlerò dell’altro cavallo di battaglia nella sua carriera cinematografica, ovvero <strong><em>Tekkonkinkreet &#8211; Soli contro tutti </em></strong>(2006). Come ciliegina sulla torta, la casa editrice italiana <strong>001 Edizioni</strong> pubblicherà il manga di Ping Pong. Una occasione da non perdere assolutamente.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/lmZVuMDlw-w" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tesori animati: dentro la mente di René Laloux con Il Pianeta Selvaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ranieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 17:43:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tesori animati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riscopriamo e approfondiamo la seminale opera disegnata da Roland Topor, vincitrice del Premio speciale al Festival di Cannes del 1973</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scrivere una rubrica sul cinema d&#8217;animazione non è cosa di ogni giorno. Parlare di un&#8217;arte fin troppo sottovalutata è qualcosa che mi ha sempre affascinato. A partire da oggi, parlerò dei titoli e dei periodi storici più particolari che hanno influenzato la storia dell&#8217;animazione, scavando nel profondo di ciascuna pellicola. L&#8217;analisi della produzione, dell&#8217;idea alla base e di come una determinata opera si sia introdotta all&#8217;interno del vasto mondo dell&#8217;arte animata. Buona lettura.</em></p>
<p>Quello dell&#8217;animazione viene spesso considerato un genere per bambini. E’ una cosa ben risaputa, e in tante discussioni riemerge ciclicamente. Basterebbe informarsi – attraverso libri densi di studi e documentazioni a riguardo e/o con la visione delle pellicole più di nicchia – per capire che si parla invece di un fenomeno del tutto rispettabile e che, anzi, contribuisce costantemente in maniera fondamentale allo sviluppo della &#8216;settima arte&#8217;. Da ogni parte del mondo abbiamo avuto pionieri, che hanno speso le proprie vite al servizio dell’animazione.</p>
<p>Ci sono stati periodi in cui si sono rilevati veri e propri picchi nel genere; nella prima metà del ‘900, l&#8217;americano<strong> Walt Disney </strong>ha dato un taglio favolistico e graficamente mai sperimentato prima alle sue storie, l&#8217;argentino <strong>Quirino Cristiani</strong> è stato lo sperimentatore per eccellenza e l&#8217;italiano <strong>Bruno Bozzetto</strong> ha creato uno stile riconoscibile a prima vista.</p>
<p>Loro sono solo alcune delle menti geniali che hanno dato il via alla diffusione su larga scala dei disegni animati, autori che hanno rivoluzionato completamente gli standard della struttura atta a costruire un film, come anche ad esempio il russo <strong>Jurij Norštejn</strong> e il francese <strong>René Laloux</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-312241" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/il-pianeta-selvaggio-poster-ita-2025-300x380.jpg" alt="il pianeta selvaggio poster ita 2025" width="300" height="380" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/il-pianeta-selvaggio-poster-ita-2025-300x380.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/il-pianeta-selvaggio-poster-ita-2025-768x972.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/il-pianeta-selvaggio-poster-ita-2025.jpg 790w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Proprio quest’ultimo è il regista e co-sceneggiatore di <strong>Il Pianeta Selvaggio </strong>(<em>La planète sauvage</em>), opera franco-ceca tratta dal romanzo breve di fantascienza <em>Homo Domesticus</em> (<em>Oms en série</em>, 1957) di <strong>Stefan Wul</strong>, prodotta nel 1963 (tra gli altri, anche da <strong>Roger Corman</strong>), ma che dovette aspettare il 1973 prima di venir distribuita.</p>
<p>La fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 è stato un periodo di transizione e di ricerca per la miglior formula che concentrasse realtà e fantastico; il film di Laloux <strong>segnò una generazione</strong>, dettando un nuovo livello di comprensione artistica, ovvero, come andare oltre gli schemi tradizionali per il grande schermo, creando una rivoluzione che potesse aumentare lo spettro dei temi trattati.</p>
<p>Protagonisti sono i<strong> Draag</strong>, alieni dalla pelle blu alti decine di metri che abitano un pianeta di nome Ygam, che ha come unico satellite quello che viene chiamato il pianeta selvaggio, da cui vengono prelevati gli umani per diventare i loro animali domestici, gli <strong>Oms</strong>. Una pellicola che fonde l’arte con l’ultra-terrestre, dove <strong>la metafisica prende piede e diventa il fulcro della narrazione</strong>. Reale e soprannaturale.</p>
<p>La storia, che mescola la specie umana e l&#8217;aliena, mette in luce le diverse culture che regolano la vita. Questa volta, la trama si sviluppa dal punto di vista dei “diversi”, cioè i Draag, esseri però appartenenti qui alla razza predominante. Una società perfettamente organizzata in modo gerarchico e con delle rigide regole da rispettare.</p>
<p>Le atmosfere chiaro-scure, i colori sgargianti e la strana conformazione corporea degli alieni contribuiscono ad ampliare il raggio di comprensione della situazione trattata. Circostanze fondamentali per far capire che ci troviamo in un immaginario sconosciuto, parallelo al nostro mondo. Ci ritroviamo in <strong>un mondo che riprende le grandi opere di Salvador Dalì</strong>, quelle più estreme e dal tratto estremamente astratto. Ci si perde in un fiume di pitture ed elementi che solo il regista aveva ben chiari in mente.</p>
<p>Si potrebbe paragonare Il Pianeta Selvaggio a <strong>un sogno allucinatorio</strong>, impregnato di conoscenze del tutto estranee a un pubblico non abituato ad uscire dagli schemi tradizionali. Gli umani selvaggi non accettano le menti dei Draag, considerandole il Male; vengono organizzate vere e proprie spedizioni contro di essi, con lo scopo di procurarsi cibo e le risorse per sopravvivere. Ci sono, addirittura, induttori a forma di corona che permettono di raccogliere informazioni sulla struttura fisica dei Draag e capire così come penetrare nella loro società e recuperare i ricordi persi nei secoli.</p>
<p>Sotto l’attenta e minuziosa regia di Laloux si crea un immaginario variegato, in grado di mettere in contrapposizione due civiltà dalle mentalità opposte e conflittuali. La pellicola diventa <strong>un viaggio tra immense lande e omaggi ai geni del nostro tempo</strong>. Un vero capolavoro, un classico senza tempo, capace di stupire ancora oggi. Insieme ad altri film del calibro di <strong><em>Fritz il gatto </em></strong>di Ralph Bakshi (1972), <strong><em>Walking Life</em></strong> di Richard Linklater (2001) e altri esempi di cinema estremizzato, Il Pianeta Selvaggio non può che ergersi come una pietra miliare del cinema d’animazione e dello studio dell’evoluzione tecnologico e sociale di due civiltà.</p>
<p>In tutto questo, bisogna rendere il giusto tributo al disegnatore <strong>Roland Topor</strong> per aver assistito Laloux nella realizzazione di questa perla di rara bellezza, che si aggiudicò il <strong>Premio speciale al Festival di Cannes</strong> del 1973.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer </strong>di Il Pianeta Selvaggio:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Il pianeta selvaggio - Trailer" src="https://www.youtube.com/embed/ihr1uAsSAqI" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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