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Voto: 7/10 Titolo originale: Fritz the Cat , uscita: 14-04-1972. Budget: $700,000. Regista: Ralph Bakshi.

Tesori animati: Fritz il gatto di Ralph Bakshi (1972)

01/09/2017 recensione film di Alessandro Ranieri

L'importanza della trasposizione per il grande schermo del fumetto di Robert Crumb nel contesto culturale dei primi anni '70

fritz il gatto bakshi film

Nel 1972, il cinema d’animazione stava entrando nella fase della piena maturazione e doveva rispondere alle richieste di un pubblico sempre più attento ed esigente. Quando uscì Fritz il gatto (Fritz the Cat) di Ralph Bakshi, ci si ritrovò così davanti a qualcosa di mai visto prima ed estremamente fuori dagli schemi.

Fritz il gatto (Fritz the cat) bakshi posterIl film è ambientato negli Stati Uniti d’America degli anni ’60, dove l’espansione industriale e della classe media operaia fanno da cornice perfetta per la storia raccontata. Lo stesso anno di uscita della pellicola è però anche lo scenario del Watergate, lo scandalo che coinvolse l’allora presidente Richard Nixon, emblema di quegli anni molto movimentati.

La popolazione è rappresentata da animali di ogni specie, ma non in modo casuale: i corvi sono completamente neri e riprendono gli afroamericani discriminati e costretti a subire soprusi, mentre i maiali sono metafora dei poliziotti corrotti e senza scrupoli e privi del senso di cittadinanza civile.

Siamo in un periodo di pieno cambiamento in ambito culturale e sociale, a partire dalla primordiale integrazione delle minoranze all’interno della società a stelle e strisce.

Ricostruire una collettività in continua evoluzione tramite personaggi caricaturali, analizzati con cura e perfetti per il rispettivo ruolo, ha permesso al film di riscuotere un enorme successo di pubblico. La droga, gli hippie, le religioni e il razzismo sono solo alcune delle tematiche più presenti nella pellicola in cui Fritz, il protagonista, è sempre immerso, nel tentativo di capire quale sia la vita giusta per lui. Fritz ha promesso ai suoi genitori di studiare per garantirsi un futuro sicuro, ma è impegnato in tutt’altro. L’era nixoniana ha segnato nel tempo una diffusione capillare dei fenomeni citati sopra citati, in linea con l’espansione della ribelle cultura giovanile a cui questi eventi sono facilmente ricollegabili (sostanze allucinogene, Woodstock, le manifestazioni ‘in piazza’ e la musica rock, simbolo di quella generazione).

fritz-the-cat-ralph-filmSi può dare solo a merito a Bakshi, per la trasposizione sul grande schermo, e a Robert Crumb, per aver inventato un personaggio fedelissimo underground alla realtà di quei tempi (sorvoliamo sul pedestre adattamento italiano, intuibile fin dal sottotitolo affibbiato, ‘Il ritorno del pornogatto’). Il fumettista però non fu contento della trasposizione per il grande schermo, soprattutto per gli elevati contenuti politici, arrivando ad affermare che la pellicola fosse “lo specchio della confusione mentale di Bakshi”, di averci trovato troppe scene di sesso, mostrato come mania compulsiva, e che i dialoghi fossero diversi da quelli dell’opera originale, finendo per uccidere il personaggio in una striscia successiva. La differenza sostanziale sta però soprattutto nel finale, che non spoilero.

Proprio il sesso si impone invero come uno dei temi centrali di Fritz il gatto, quasi fosse una scoperta nuova, ma per questo motivo, al momento della distribuzione nei cinema, venne fermamente introdotto il divieto ai minori di 18 anni (prima volta nella storia). Fu un vero shock per gli adulti assistervi, pensiamo quindi ai giovani adolescenti di allora, che non avrebbero mai potuto comprenderne appieno molti degli elementi clou, se non a un livello visivo superficiale.

Un enorme calderone satirico, in cui vennero gettate le grandi problematiche di una società malata. Anche le atmosfere dai colori cupi ricordavano il periodo difficile che stava imperversando per gli USA. Degno di essere ricordato è specialmente il momento della rivolta degli afroamericani contro la polizia: una scena che rivediamo spesso nella realtà e che ha creato discussioni infinite.

film-fritz-il-gattoL’abuso del potere governativo ha creato incessanti scompigli: il diritto di opinione, la libertà creativa, le continue oppressioni, hanno plasmato un collettivo alla ricerca di una edificazione personale e un posto preciso nelle dinamiche societarie.

Rispecchiando i meandri più oscuri e analizzando questo territorio urbano così variegato di personalità dalla caratterizzazione inconfondibile, questa caustica perla della settima arte è stata un colpo a segno nella mente di tutti gli spettatori: prodotto con 850 mila dollari di budget, ne incassò più di 30 milioni, dando inoltre il via a un filone di film d’animazione per adulti molto espliciti e duri (ricordiamo, a titolo esemplificativo, Heavy Metal del 1981), fungendo anche da ispirazione per le opere successive di Bakshi stesso, come Wizards e Coonskin, ma anche per Il pianeta selvaggio di René Laloux.

Fritz il gatto ha alzato l’asticella, ergendosi a spartiacque tra il periodo favolistico della Disney e il successivo periodo di pellicole dal sapore più maturo, impegnato e realistico (vi invitiamo a tal proposito a leggere – o rileggere – il nostro dossier dal titolo ‘Storia dell’animazione per adulti’).

Per capire l’importanza epocale del lungometraggio, vi rimandiamo a un’intervista del 2008, in cui l’illustratore Arik Roper riporta alla mente la sua passione per le opere del regista e animatore di Haifa; le ambientazioni dark, psichedeliche e disturbanti furono di grande ispirazione per lui, portandolo ad appassionarsi ai disegni fantasy e mistici e a osservare la natura con un altro occhio. Più fantasioso, proprio come Ralph.

Di seguito il trailer di Fritz il gatto:

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