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Mostri, fantasy e battaglie epiche: un po’ The Witcher e un po’ Il Signore degli Anelli (ma è una serie su Prime Video)

13/06/2026 news di Andrea Palazzolo

Se hai amato Il signore degli anelli e The Witcher, questa è la serie tv fantasy su Prime Video che fa per te.

Poster di The Witcher

Quando Netflix annunciò che The Witcher avrebbe concluso il suo viaggio con la quinta stagione, i fan si divisero. Da una parte la nostalgia per una serie che aveva promesso di diventare il nuovo Game of Thrones, dall’altra la consapevolezza che le ultime stagioni avevano deluso le aspettative. Eppure, mentre gli appassionati si preparano all’addio di Geralt di Rivia, un esempio inaspettato arriva da Prime Video: La Ruota del Tempo, cancellata dopo appena tre stagioni e fortemente ispirata a Il Signore degli Anelli, potrebbe aver tracciato la strada per un finale memorabile.

La serie tratta dai romanzi di Robert Jordan ha vissuto un percorso inverso rispetto a The Witcher. Partita male, criticata aspramente dai puristi per le libertà prese rispetto ai libri, è riuscita a conquistare gradualmente il pubblico fino a chiudere con una terza stagione che ha lasciato molti a bocca aperta. Non male per uno show che disponeva di un budget nettamente inferiore al colosso Netflix.

La chiave del successo tardivo di La Ruota del Tempo risiede in una parola: ascolto. Lo showrunner Rafe Judkins non ha fatto orecchie da mercante di fronte alle critiche, soprattutto quelle di Brandon Sanderson, lo scrittore che completò la saga letteraria dopo la morte di Jordan. Sanderson non si è risparmiato nell’analizzare gli errori delle prime stagioni, evidenziando come alcuni archi narrativi dei personaggi fossero stati sviluppati in modo superficiale o tradissero lo spirito originale. Invece di chiudersi a riccio, il team creativo ha utilizzato questi feedback come bussola per la terza stagione.

Poster di The Wheel of Time
Poster di The Wheel of Time, fonte: Prime Video

Il risultato è stato evidente: personaggi come Rand al’Thor hanno finalmente ricevuto la profondità che meritavano, le trame si sono intrecciate con maggiore coerenza, e l’essenza dei romanzi è tornata a respirare sullo schermo. Non si tratta di un adattamento pedissequo, beninteso. La Ruota del Tempo ha continuato a prendere libertà creative, fondendo personaggi secondari, spostando ambientazioni, condensando archi narrativi. Ma lo ha fatto con uno scopo preciso: rimanere fedeli allo spirito della storia, non alla lettera.

Questo è esattamente ciò che manca a The Witcher. La serie Netflix ha progressivamente allontanato i fan proprio perché le modifiche rispetto ai libri di Andrzej Sapkowski sono sembrate arbitrarie, prive di una visione d’insieme. L’addio di Henry Cavill, poi, ha rappresentato un colpo ulteriore alla credibilità del progetto. Eppure non tutto è perduto. Se The Wheel of Time ha dimostrato qualcosa, è che una serie può riscattarsi anche all’ultimo atto, a patto di fare le scelte giuste.

La Ruota del Tempo ha dimostrato che anche con meno episodi, meno budget e più critiche iniziali, è possibile ribaltare la percezione di una serie. Ha mostrato che l’adattamento non è una scienza esatta, ma un dialogo continuo tra creatori, fonte originale e pubblico. Un dialogo che richiede umiltà, capacità di correggere la rotta, volontà di mettere la storia al centro.

Mentre Netflix prepara gli otto episodi conclusivi di The Witcher, la domanda resta aperta. La serie seguirà l’esempio di La Ruota del Tempo, trasformando le critiche in opportunità e regalando ai fan il finale che meritano? Oppure scivolerà verso una conclusione frettolosa, che lascerà solo rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere? Il Continente è in bilico, e non solo nelle sue terre fantastiche. Lo è anche nella realtà dello streaming, dove l’eredità di una serie si costruisce soprattutto nel suo ultimo atto.

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