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Voto: 5/10 Titolo originale: The Astronaut , uscita: 26-09-2025. Regista: Jess Varley.

The Astronaut recensione: quando le domande diventano più interessanti delle risposte

16/06/2026 recensione film di Marco Tedesco

Kate Mara è il punto di forza del debutto di Jess Varley, un thriller fantascientifico che costruisce un ottimo mistero ma fatica a trovare un finale all'altezza

Kate Mara in The Astronaut (2025) film

Ci sono film che partono male e migliorano strada facendo. The Astronaut fa l’esatto contrario.

Il debutto alla regia di Jess Varley riesce infatti a costruire un’atmosfera intrigante fin dai primi minuti, mettendo in scena un thriller fantascientifico che sembra avere tutte le carte in regola per diventare uno dei piccoli cult del genere. Il problema è che, dopo aver creato un mistero affascinante e una tensione costante, il film fatica a trovare una conclusione all’altezza delle aspettative che lui stesso genera.

La storia segue Sam Walker, astronauta della NASA interpretata da Kate Mara, sopravvissuta a un rientro sulla Terra che avrebbe dovuto ucciderla. Dopo l’atterraggio, viene messa in quarantena in una lussuosa residenza isolata, lontana dal mondo e sotto costante osservazione. È una misura precauzionale, almeno in teoria. Perché ben presto diventa evidente che qualcosa non va.

Sam inizia a soffrire di emicranie, strani vuoti di memoria e inquietanti alterazioni fisiche. Oggetti che sfidano la gravità, rumori nel cuore della notte e presenze impossibili da identificare trasformano lentamente la quarantena in un incubo. La domanda che sostiene l’intero film è semplice ma efficace: quello che sta vivendo è il risultato di un trauma, di una contaminazione sconosciuta o di qualcosa che è tornato con lei dallo spazio?

È proprio qui che The Astronaut dà il meglio di sé.

Per gran parte della sua durata, lavora molto bene sull’incertezza. Non offre risposte immediate, preferisce insinuare dubbi e lasciare che sia lo spettatore a costruire le proprie teorie. L’ambientazione contribuisce enormemente a questo risultato. La villa ultramoderna in cui Sam è confinata dovrebbe rappresentare un luogo sicuro, ma finisce per assumere i contorni di una prigione elegante e inquietante. Le grandi vetrate, gli spazi silenziosi e l’isolamento trasformano ogni stanza in una possibile fonte di minaccia.

Anche Kate Mara svolge un lavoro notevole. La sua interpretazione evita gli eccessi e rende credibile la progressiva perdita di controllo del personaggio. Sam non è un’eroina che affronta il pericolo a testa alta, ma una donna abituata ad avere tutto sotto controllo che si ritrova improvvisamente a dubitare dei propri sensi, del proprio corpo e della propria memoria.

La regia della Varley dimostra personalità, soprattutto nella gestione della tensione. Il film non punta tanto sugli effetti speciali quanto sulle sensazioni. Il sound design, i silenzi improvvisi, i rumori fuori campo e i piccoli dettagli disseminati nella quotidianità di Sam riescono spesso a generare più inquietudine di molte produzioni horror ben più ambiziose.

Poi però arriva il momento di dare delle risposte. Ed è qui che The Astronaut inizia a perdere quota.

Per oltre metà della sua durata, il film accumula misteri e suggestioni, lasciando intendere che dietro gli eventi ci sia qualcosa di enorme. Lo spettatore viene accompagnato verso una rivelazione che promette di ridefinire tutto ciò che ha visto fino a quel momento. Quando quella rivelazione arriva, però, l’impatto è meno forte del previsto.

Non tanto perché la soluzione sia incomprensibile o assurda, ma perché appare meno interessante delle domande che l’hanno preceduta.

Il film sembra improvvisamente perdere fiducia nella componente più inquietante della sua storia e sceglie una direzione più convenzionale, più esplicativa e meno coraggiosa. Alcuni sviluppi che avrebbero meritato maggiore approfondimento vengono risolti in modo frettoloso, mentre il finale accelera proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di fermarsi e lasciare respirare le conseguenze degli eventi.

La sensazione è quella di un’opera che passa molto tempo a promettere qualcosa di straordinario senza riuscire davvero a mantenere quella promessa.

Ed è questo il motivo per cui The Astronaut lascia una sensazione così particolare.

Non è un film da cestinare. Anzi. È un’opera che dimostra talento, idee e una notevole capacità di creare atmosfera. Proprio per questo la delusione finale pesa di più. Se fosse stato mediocre dall’inizio alla fine sarebbe stato facile dimenticarlo. Invece funziona così bene nella sua prima parte da rendere ancora più evidente ciò che manca nell’ultima.

Alla fine, The Astronaut rimane un thriller fantascientifico solido, impreziosito da una buona interpretazione di Kate Mara e da una regia che lascia intravedere qualità interessanti. Ma resta anche la sensazione che sfiori qualcosa di grande senza riuscire ad afferrarlo davvero.

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