Questo sottovalutato film d’animazione di 23 anni fa era all’avanguardia: ecco perché riscoprirlo
18/07/2026 news di Andrea Palazzolo
23 anni fa è uscito questo film della DreamWorks Animation e ad oggi in pochi se lo ricordano. Ecco perché riscoprirlo.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui la DreamWorks Animation credeva di poter conquistare il mondo con un marinaio leggendario e una dea del caos dalla voce di Michelle Pfeiffer. Era il 2003, l’anno in cui Sinbad – La leggenda dei sette mari avrebbe dovuto competere con i colossi dell’animazione per imporsi come il nuovo standard del cinema d’animazione avventuroso. Invece, quel film divenne uno dei flop più clamorosi della storia recente di Hollywood, con perdite stimate oltre i 125 milioni di dollari. Ma cosa andò storto?
La storia parte da un’idea di portare sullo schermo il leggendario marinaio di Bassora, protagonista delle Mille e una notte, in una veste modernizzata e spettacolare. I registi Tim Johnson e Patrick Gilmore, freschi del successo di “Z la formica”, volevano creare un’epica avventura che mescolasse l’animazione tradizionale bidimensionale con le più avanzate tecniche digitali tridimensionali. Il risultato sulla carta era promettente: un “tradigital” che avrebbe dovuto rappresentare il meglio dei due mondi.

La trama intreccia elementi classici della mitologia con dinamiche da action movie. Sinbad, interpretato vocalmente da Brad Pitt nell’originale e da Pino Insegno nella versione italiana, è un pirata affascinante e cinico che viene incastrato dalla perfida Eris, dea greca del caos e della discordia. Il furto del Libro della Pace, un manufatto leggendario capace di garantire prosperità, viene attribuito a lui mentre il vero responsabile è proprio Eris. A pagare il prezzo dell’accusa è Proteo, il migliore amico di Sinbad, che accetta di essere giustiziato al posto suo se il marinaio non recupererà il prezioso volume.
Qui entra in scena Marina, la fidanzata di Proteo con la voce d Catherine Zeta-Jones, che si imbarca clandestinamente sulla nave di Sinbad per assicurarsi che mantenga la promessa. Tra i due nasce una tensione palpabile, fatta di battibecchi, prove di coraggio e un’attrazione crescente che mette in discussione le certezze di entrambi. Il viaggio verso il regno di Eris diventa così un percorso di redenzione per Sinbad, chiamato a scegliere tra il proprio egoismo e il sacrificio per gli altri.
Dal punto di vista tecnico, Sinbad rappresentava un esperimento coraggioso, un film all’avanguardia che non è mai stato capito fino in fondo. La DreamWorks investì pesantemente nel creare creature digitali spettacolari: il mostro marino dell’apertura, le sirene ammalianti e mortali che emergono dagli spruzzi d’acqua, l’uccello di ghiaccio gigantesco. Eris stessa, con la sua capacità di mutare forma e dissolvere il proprio corpo in volute fumose, era un concentrato di animazione tridimensionale d’avanguardia. Gli sfondi marini, i tramonti infuocati, le tempeste oceaniche: tutto era progettato per impressionare visivamente.
Il cast vocale originale era stellare: oltre a Pitt e Pfeiffer, c’erano Catherine Zeta-Jones, Joseph Fiennes, Dennis Haysbert. In Italia, Claudia Gerini affiancava Pino Insegno in una localizzazione di buon livello. Eppure nemmeno i nomi altisonanti riuscirono a salvare il film al botteghino. Negli Stati Uniti “Sinbad” registrò i minori incassi tra tutti i film usciti nel 2003, un record negativo che segnò profondamente la DreamWorks. Un vero peccato considerando che al giorno d’oggi il film è una perla da recuperare.
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