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Titolo originale: The Odyssey , uscita: 15-07-2026. Budget: $250,000,000. Regista: Christopher Nolan.

Il vero rischio dell’Odissea di Christopher Nolan non è quello di cui parlano tutti

11/07/2026 news di William Maga

Dietro le polemiche su trailer e dialoghi si nasconde una domanda molto più interessante: Nolan racconterà il viaggio o il ritorno?

matt damon odissea nolan film ulisse

C’è una cosa che colpisce leggendo le discussioni nate attorno a Odissea (The Odyssey) di Christopher Nolan. Da settimane, praticamente ovunque, il dibattito ruota sempre attorno agli stessi argomenti: gli accenti americani, i dialoghi moderni, il casting, la fedeltà storica, l’aspetto delle armature. Basta aprire Reddit, leggere qualche editoriale americano o scorrere i commenti sotto i trailer per ritrovare sempre le stesse obiezioni.

Non è una sorpresa. È inevitabile che il pubblico discuta di ciò che può vedere. Finché il film non esce, i trailer sono l’unico materiale disponibile e finiscono per diventare il centro della conversazione. Però, continuando a leggere interviste di Nolan, dichiarazioni del cast e le prime impressioni di chi ha assistito alla première, si ha la sensazione che stessimo osservando il film dalla prospettiva sbagliata.

La domanda interessante, infatti, non è se Odisseo parli in modo troppo contemporaneo. E non è nemmeno se Matt Damon sia la scelta giusta per interpretarlo.

La vera domanda è molto più semplice.

Christopher Nolan ha davvero deciso di adattare l’Odissea? Oppure sta adattando l’idea che noi, oggi, abbiamo dell’Odissea?

La differenza sembra sottile, ma cambia completamente il problema.

odissea nolan gigantiPer capire cosa si intende bisogna fare uno sforzo che raramente facciamo quando pensiamo ai grandi classici. Dobbiamo dimenticare per un momento tutto quello che il cinema, la televisione e persino la scuola ci hanno insegnato sul poema di Omero.

Quando qualcuno pronuncia la parola Odissea, la nostra mente produce immediatamente una sequenza di immagini. Polifemo. Circe. Le Sirene. Scilla e Cariddi. Il cavallo di Troia, anche se in realtà nell’Odissea non compare. È come se il poema fosse diventato una collezione di episodi spettacolari, un catalogo di mostri e prove da superare.

Eppure, se si rilegge davvero Omero, succede una cosa curiosa. Ci si accorge che quelle scene, per quanto memorabili, non sono il centro della storia. Anzi, a volte sembrano quasi delle parentesi.

Il vero protagonista del poema non è il mare. Non sono i mostri. Non sono nemmeno gli dèi. Il vero protagonista è il ritorno.

Ed è qui che si inizia a pensare che Nolan stesse affrontando quella che probabilmente è la sfida più difficile della sua carriera.

Perché, se guardiamo la sua filmografia, ci accorgiamo che quasi tutti i suoi film raccontano uomini che cercano di piegare il mondo attraverso l’intelligenza. Bruce Wayne costruisce una strategia per salvare Gotham. Cobb progetta un colpo impossibile dentro la mente di altre persone. Cooper attraversa lo spazio per garantire un futuro all’umanità. Oppenheimer cambia il corso della storia con la fisica. Anche quando falliscono, restano personaggi definiti dalla loro capacità di affrontare problemi enormi.

Odisseo, invece, è un eroe molto diverso. Ed è curioso che venga spesso descritto come “l’uomo più intelligente della Grecia“, perché questa definizione rischia quasi di tradirlo.

L’intelligenza è certamente la sua arma più potente, ma l’Odissea non racconta il successo della sua astuzia. Racconta, semmai, tutti i momenti in cui quell’astuzia non basta. Non basta per salvare i compagni. Non basta per convincere Poseidone a perdonarlo. Non basta per accorciare il viaggio. E, soprattutto, non basta per restituirgli la vita che aveva lasciato vent’anni prima.

Questo è l’aspetto che più spesso dimentichiamo quando pensiamo a Odisseo.

Noi ricordiamo l’eroe. Omero racconta un uomo che perde tutto. Perde il suo esercito. Perde i suoi amici. Perde vent’anni della propria esistenza. Perde la possibilità di vedere crescere suo figlio.

Quando finalmente mette piede a Itaca non trova un regno che lo sta aspettando immobile, come se il tempo si fosse fermato. Trova una casa che ha imparato a vivere senza di lui, un figlio diventato adulto, una moglie costretta a inventarsi ogni giorno un modo diverso per sopravvivere e un’isola che, lentamente, ha iniziato a dimenticare il proprio re.

È difficile pensare a un finale meno trionfale di questo. Eppure è proprio qui che nasce tutta la forza del poema. Noi siamo abituati a immaginare il viaggio come una trasformazione positiva. Partiamo, affrontiamo prove, torniamo migliori.

L’Odissea racconta qualcosa di molto più scomodo.

Ci dice che il problema non è diventare una persona diversa. Il problema è scoprire se, quando torni, esiste ancora qualcuno disposto ad accettare quella persona diversa. È una paura incredibilmente moderna.

Ed è anche il motivo per cui il poema continua a parlarci dopo quasi tremila anni.

Per questo, più ci si pensa, meno convincono le polemiche nate attorno ai trailer. I dialoghi potranno essere migliori o peggiori di quanto sembrino oggi. Gli accenti americani, nei Paesi doppiati, diventeranno quasi irrilevanti. Perfino le discussioni sul casting probabilmente svaniranno una settimana dopo l’uscita del film.

odissea film nolan 2026 ulisseLa vera domanda resterà un’altra.

Quando Nolan guardava Omero, che cosa vedeva? Vedeva il viaggio di un uomo straordinario? Oppure vedeva il lento smantellamento della sua identità?

Perché sono due film completamente diversi. E, paradossalmente, entrambi possono essere fedeli agli avvenimenti del poema.

Si può raccontare ogni episodio dell’Odissea senza raccontarne davvero il significato. È questo il rischio che si sta sottovalutando.

Non perché Nolan abbia dato segnali evidenti in questa direzione. Anzi, le prime reazioni sembrano suggerire che il film sia molto più mitologico di quanto i trailer lasciassero immaginare.

Il dubbio nasce da altro. Nasce dal fatto che ogni grande regista, quando affronta un classico, finisce inevitabilmente per raccontare anche se stesso.

Kubrick, Coppola, Tarkovskij, Kurosawa: nessuno di loro ha mai adattato un testo limitandosi a illustrarlo. Hanno usato quei testi per continuare a parlare delle proprie ossessioni.

Nolan non farà eccezione. Ed è proprio per questo che la vera curiosità non riguarda quanto sarà fedele a Omero. Riguarda quale parte di Omero sceglierà di considerare essenziale.

Perché se uscendo dalla sala penseremo soprattutto alle tempeste, ai mostri e alle battaglie, probabilmente avremo visto un grande film d’avventura.

Se invece usciremo con la sensazione che il viaggio fosse soltanto il modo più lungo possibile per raccontare la nostalgia, il tempo perduto e la paura di non appartenere più al luogo che chiamavamo casa, allora Nolan avrà fatto qualcosa di molto più raro.

Avrà capito che l’Odissea non è mai stata la storia di un uomo che voleva attraversare il mare. È sempre stata la storia di un uomo che aveva paura di ciò che avrebbe trovato una volta tornato a riva.

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