La Casa: Il Rogo del Male è al cinema, ma quanto conosci la saga? Le curiosità che devi conoscere
08/07/2026 news di Andrea Palazzolo
L'ultimo capitolo della saga La Casa, Il Rogo del Male, è arrivato oggi in tutti i cinema. Quindi ecco alcune curiosità interessanti prima di andare in sala.

Dal piccolo film indipendente girato con pochissimi mezzi fino a diventare uno dei franchise horror più importanti della storia del cinema, La Casa (The Evil Dead) rappresenta uno dei casi più sorprendenti mai visti a Hollywood. Quando Sam Raimi, Bruce Campbell e Rob Tapert iniziarono a lavorare al progetto alla fine degli anni Settanta erano poco più che ventenni con un’enorme passione per il cinema, nessun grande studio alle spalle e un budget che costringeva a trovare soluzioni creative per qualsiasi problema.
La miscela di splatter estremo, comicità nera, regia frenetica e invenzioni visive ha influenzato intere generazioni di registi, da Peter Jackson fino a Edgar Wright, contribuendo a definire un linguaggio cinematografico ancora oggi riconoscibilissimo. La saga è riuscita anche nell’impresa più difficile: rinnovarsi senza perdere la propria identità. Dopo la trilogia originale diretta da Sam Raimi siamo arrivati fino all’ultimo capitolo, in uscita proprio oggi nei cinema, La Casa: Il Rogo del Male.
Dietro le quinte, però, si nascondono decine di storie incredibili. Produzioni al limite dell’impossibile, sacrifici economici, effetti speciali artigianali e intuizioni che hanno cambiato per sempre il cinema horror. Ecco alcune curiosità che raccontano meglio di qualsiasi documentario come è nata una delle saghe più amate di sempre.
Tutto nacque da un cortometraggio
Molto prima che il pubblico conoscesse Ash Williams, Sam Raimi aveva già intuito quale tipo di horror voleva realizzare. Nel 1978, insieme agli amici Bruce Campbell e Rob Tapert, girò un cortometraggio di circa trenta minuti intitolato Within the Woods, destinato a cambiare il loro futuro. L’opera raccontava una storia molto più semplice rispetto a quella che sarebbe arrivata pochi anni dopo, ma conteneva già tutti gli elementi destinati a diventare il marchio di fabbrica della saga: la possessione demoniaca, l’uso esasperato della macchina da presa in movimento, la violenza improvvisa e quel particolare equilibrio tra tensione e ironia che avrebbe reso celebre Raimi.
Più che un vero film, Within the Woods era uno strumento promozionale. Raimi lo mostrò a potenziali investitori nel tentativo di dimostrare cosa fosse in grado di realizzare con un budget adeguato. La strategia funzionò: grazie a quel cortometraggio riuscì a raccogliere i finanziamenti necessari per dare vita a The Evil Dead. Anche osservandolo oggi è facile riconoscere molte idee poi sviluppate nella saga. È, di fatto, il prototipo de La Casa, un piccolo esperimento che ha dato origine a uno dei franchise horror più influenti di sempre.
Il titolo originale
Oggi è impossibile immaginare la saga con un nome diverso da The Evil Dead (o La Casa in italiano), ma inizialmente Sam Raimi aveva scelto un titolo molto più diretto: Book of the Dead. La scelta era perfettamente coerente con il cuore della storia, visto che tutto ruota attorno al Necronomicon Ex-Mortis, il misterioso libro dei morti che scatena gli eventi del film. Raimi riteneva che quel titolo evocasse immediatamente il senso di mistero e occultismo che voleva trasmettere.
A convincerlo a cambiare idea fu però il distributore Irvin Shapiro. Secondo lui la presenza della parola “Book” avrebbe potuto far pensare a un film troppo intellettuale o poco immediato, rischiando di allontanare soprattutto il pubblico più giovane. The Evil Dead appariva invece più diretto, aggressivo e perfettamente in linea con il cinema horror di fine anni Settanta.
Il cast e il pernottamento
Girare il primo La Casa fu un’esperienza molto più estrema di quanto il pubblico possa immaginare. Per contenere i costi, gran parte della troupe e degli attori visse realmente all’interno della baita utilizzata come location principale durante le riprese, nei boschi del Tennessee. Le condizioni erano tutt’altro che confortevoli.
L’edificio era fatiscente, mancava l’acqua corrente, il riscaldamento era praticamente inesistente e le temperature, soprattutto durante la notte, scendevano ben al di sotto dello zero. Il budget ridottissimo non permetteva di affittare alberghi o sistemazioni alternative, così tutti erano costretti a convivere nello stesso ambiente in cui, durante il giorno, venivano girate le scene più sanguinose del film.
La Casa 2 non è un remake
Per molti spettatori La Casa 2 è sempre sembrato un remake del primo film. La sensazione è comprensibile: l’inizio della pellicola racconta nuovamente l’arrivo di Ash nella baita e ripropone diversi eventi già visti nel capitolo originale. In realtà si tratta di un vero sequel. Sam Raimi non aveva semplicemente la possibilità legale di utilizzare le immagini del primo film, poiché i diritti appartenevano a una società diversa. Per questo motivo fu costretto a rigirare un breve riassunto iniziale che condensasse gli eventi essenziali della storia.
Una volta superata quella premessa, il film prosegue direttamente dagli avvenimenti del finale di The Evil Dead, raccontando ciò che accade ad Ash dopo essere stato trascinato dalla misteriosa forza demoniaca. Questa soluzione ha alimentato per decenni il dibattito tra i fan, ma oggi Raimi e Campbell hanno chiarito più volte che La Casa 2 è sempre stato concepito come il secondo capitolo della saga e non come una semplice rilettura del primo film. Bruce Campbell torna naturalmente nei panni di Ash Williams, ormai destinato a diventare una delle icone assolute dell’horror. Al suo fianco troviamo Sarah Berry, Dan Hicks, Kassie Wesley DePaiva, Denise Bixler, Richard Domeier e Ted Raimi, quest’ultimo presente ancora una volta in uno dei tanti ruoli che hanno accompagnato la sua lunga collaborazione con il fratello Sam.
La celebre pioggia di sangue fu un incubo da girare
Tra le immagini più iconiche di La Casa 2 ce n’è una che ancora oggi viene citata come esempio perfetto dell’approccio estremo di Sam Raimi: la scena in cui Ash viene letteralmente travolto da un’enorme cascata di sangue che fuoriesce dalle pareti della baita. Per realizzarla, Bruce Campbell fu posizionato in orizzontale mentre la troupe riversava su di lui centinaia di litri di sangue finto attraverso un complesso sistema di tubature e serbatoi. Il risultato sullo schermo è spettacolare, ma le riprese furono molto meno divertenti.
L’attore ha raccontato più volte di aver avuto la sensazione di soffocare durante la lavorazione della scena. Il sangue artificiale gli entrava continuamente in bocca, nel naso e negli occhi, rendendo difficile perfino respirare. Nei giorni successivi continuò addirittura a espellere residui di colorante rosso dal naso.
Stephen King contribuì in modo decisivo al successo del film
Quando La Casa iniziò a essere proiettato nei festival internazionali, nessuno immaginava che uno dei suoi più grandi sostenitori sarebbe diventato Stephen King. Lo scrittore assistette a una proiezione durante il Festival di Cannes del 1982 e rimase profondamente colpito dal film. Lo definì uno degli horror più originali che avesse visto negli ultimi anni e ne parlò pubblicamente con grande entusiasmo.
Quelle parole ebbero un peso enorme. All’epoca King era già considerato il re dell’horror moderno e il suo giudizio influenzava produttori, distributori e pubblico. Il suo appoggio contribuì ad attirare l’attenzione di numerosi distributori internazionali, aumentando enormemente la visibilità del film.
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