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Voto: 5.5/10 Titolo originale: Attack of the Meth Gator , uscita: 05-09-2024. Regista: Christopher Ray.

Methgator recensione: l’alligatore strafatto che trasforma il trash in spettacolone made in Asylum

01/07/2026 recensione film di Marco Tedesco

Il monster movie punta tutto su una premessa assurda, effetti digitali altalenanti e un caos consapevole pensato per gli amanti dei B-movie

film Methgator asylum

Methgator è uno di quei film che si giudicano nei primi cinque minuti. Se l’idea di un alligatore che ingerisce metanfetamina e inizia una sanguinosa caccia all’uomo ti fa sorridere, allora sei nel posto giusto. Se invece cerchi un horror tradizionale, con suspense, personaggi sfaccettati e una trama rigorosa, è meglio cambiare palude.

Prodotto dalla Asylum e diretto da Christopher Douglas-Olen Ray, il film prende spunto da una curiosa leggenda metropolitana nata negli Stati Uniti sull’ipotesi di alligatori diventati aggressivi dopo aver ingerito droga. Da questa premessa costruisce un monster movie volutamente sopra le righe, che punta tutto sull’assurdità della situazione senza cercare giustificazioni credibili.

La vicenda si apre con un blitz antidroga nelle Everglades della Florida. Durante la fuga di alcuni criminali, un carico di metanfetamina finisce nelle acque della palude e viene ingerito da un gigantesco alligatore. Da quel momento la creatura sviluppa una dipendenza dalla droga e scatena una serie di attacchi sempre più violenti, costringendo lo sceriffo locale, un agente della DEA e un gruppo di improbabili alleati a fermarla prima che il Memorial Day si trasformi in una strage.

La sceneggiatura non perde tempo con lunghe introduzioni: l’azione parte quasi subito e resta fedele alla promessa del titolo. L’obiettivo non è creare tensione psicologica, ma costruire una continua escalation di situazioni improbabili, inseguimenti e morti spettacolari.

Il punto di forza di Methgator è la piena consapevolezza della propria natura. Non prova mai a spacciarsi per qualcosa che non è. Riprende la struttura classica dei monster movie alla Lo squalo e la combina con l’assurdità di Cocainorso, confezionando un B-movie che vive soprattutto della sua continua voglia di esagerare.

Le scene migliori arrivano quando ogni freno viene completamente abbandonato. L’alligatore assalta laboratori di droga, interrompe celebrazioni cittadine, divora spacciatori e si rende protagonista di trovate sempre più improbabili, culminando in momenti che sfidano apertamente qualsiasi legge della fisica. È proprio questa totale mancanza di misura a trasformare molti passaggi in autentico intrattenimento per gli appassionati del cinema trash.

Come spesso accade nelle produzioni Asylum, il budget ridotto emerge soprattutto negli effetti visivi. La computer grafica dell’alligatore alterna inquadrature sorprendentemente efficaci ad altre decisamente meno convincenti, soprattutto durante le scene in acqua. Anche alcune sequenze d’azione mostrano chiaramente i limiti produttivi, senza però compromettere del tutto il divertimento.

Christopher Douglas-Olen Ray mantiene comunque un buon ritmo e evita che il film si trascini. Gli 89 minuti scorrono velocemente grazie a un montaggio dinamico e alla continua alternanza tra attacchi della creatura e situazioni sopra le righe, senza lasciare troppo spazio ai momenti morti.

Dove Methgator mostra maggiormente il fianco è nella scrittura. I dialoghi risultano spesso artificiosi, i personaggi sono poco più che stereotipi e molte sottotrame sembrano esistere soltanto per accompagnare lo spettatore da un attacco all’altro. Il sindaco interessato solo al turismo, il laboratorio segreto, gli esperti improvvisati, gli spacciatori e gli eroi di giornata compongono un mosaico volutamente sopra le righe, ma raramente memorabile.

Anche la struttura narrativa tende a ripetersi: scoperta della minaccia, nuovo attacco, fuga, discussione, altra carneficina. Chi non entra subito nello spirito del film rischia di percepire una certa monotonia nella seconda metà.

Insomma, Methgator non è un horror riuscito nel senso classico del termine, ma non vuole esserlo. È un monster movie di serie B costruito per chi ama il cinema più scanzonato, le creature improbabili e le produzioni che trasformano i propri limiti in parte dello spettacolo.

Pur senza raggiungere l’impatto culturale di Sharknado, riesce meglio di molti altri imitatori del filone degli “animali drogati” perché mantiene sempre fede alla sua premessa e non cerca inutilmente di diventare qualcosa di più serio. Se affrontato con le aspettative giuste, magari in compagnia e senza pretendere alcun realismo, riesce persino a essere sorprendentemente divertente.

Chi ama il cinema exploitation troverà esattamente ciò che promette il titolo; chi cerca un horror tradizionale, invece, farà fatica ad andare oltre la battuta iniziale.

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