Voto: 5/10 Titolo originale: Supergirl , uscita: 23-06-2026. Budget: $175,000,000. Regista: Craig Gillespie.
Supergirl recensione: Milly Alcock convince, ma il nuovo film DC vola col pilota automatico
24/06/2026 recensione film Supergirl di Gioia Majuna
Il secondo film del nuovo DCU prova a mescolare space western, trauma e spirito punk, ma resta intrappolato in una formula già vista

Supergirl aveva sulla carta diversi elementi interessanti: una protagonista diversa dal solito Superman, una base narrativa ispirata a Supergirl: Woman of Tomorrow, la presenza di Milly Alcock e l’occasione di espandere il nuovo DCU in una direzione più cosmica, sporca e imprevedibile.
Il risultato, però, è molto meno coraggioso di quanto promettesse.
Il film diretto da Craig Gillespie presenta Kara Zor-El come una figura ferita, rabbiosa e autodistruttiva: beve, vaga da un pianeta all’altro, evita le proprie responsabilità e cerca di seppellire il trauma della distruzione di Krypton dietro una maschera di sarcasmo e indifferenza.
L’idea è potenzialmente forte. Il problema è che Supergirl la sviluppa in modo piuttosto prevedibile, trasformando Kara nell’ennesima eroina “dura”, disillusa e apparentemente ingestibile, senza riuscire davvero a darle quella complessità emotiva che il personaggio meriterebbe.
Milly Alcock, però, è una delle cose migliori del film. Ha presenza scenica, fisicità e un’energia ruvida che si adattano perfettamente a questa versione più punk e scontrosa del personaggio. Anche quando la sceneggiatura la lascia scoperta, riesce comunque a rendere Kara interessante.
Vale anche la pena sottolineare come questa incarnazione si distingua dalle precedenti versioni cinematografiche del personaggio. Se la Supergirl interpretata da Helen Slater nel film del 1984 era un’eroina luminosa e ingenua, mentre quella di Sasha Calle in The Flash era dominata dalla rabbia e dal dolore, la Kara della Alcock cerca una terza via. Il contrasto con il Superman di David Corenswet è evidente: lui incarna speranza e ottimismo, lei è il prodotto di un trauma mai davvero elaborato. È una rilettura interessante, che però il film finisce troppo spesso per abbozzare invece di approfondire.
La storia prende forma quando la giovane Ruthye, interpretata da Eve Ridley, chiede aiuto a Supergirl per vendicare la propria famiglia, massacrata dal brutale Krem. Kara inizialmente rifiuta, ma cambia idea quando Krypto viene avvelenato e l’unico antidoto finisce proprio nelle mani del villain.
Da qui parte un viaggio interplanetario che vorrebbe fondere western spaziale, revenge movie e avventura alla Guardiani della Galassia. Bar malfamati, pianeti devastati, creature grottesche, pirati spaziali e cacciatori di taglie costruiscono un universo ricco di spunti, che però raramente si trasformano in momenti davvero memorabili.
Il limite principale è la costante sensazione di déjà-vu. Supergirl guarda apertamente a Star Wars, Mad Max, ai western, ai film di samurai e persino allo stesso cinema di James Gunn, ma finisce spesso per sembrare una somma di influenze già viste piuttosto che trovare una propria identità.
Anche l’azione lascia poco il segno. Combattimenti, inseguimenti e scontri sono messi in scena con professionalità, ma poche sequenze possiedono un reale peso visivo o emotivo. Gillespie mantiene il ritmo sostenuto, senza però regalare immagini destinate a restare nella memoria.
Funziona meglio il rapporto tra Kara e Ruthye, soprattutto quando il film riflette sul tema della vendetta. Supergirl cerca di impedire alla ragazza di compiere un gesto che potrebbe segnarla per sempre, riconoscendo nella sua rabbia qualcosa di molto simile alla propria. È il nucleo emotivo più convincente del film, anche se sviluppato in maniera più schematica di quanto avrebbe meritato.
Tra i comprimari, Jason Momoa porta una ventata di energia nei panni di Lobo. Il suo cacciatore di taglie è sopra le righe, rumoroso e volutamente eccessivo, ma proprio per questo riesce a ravvivare ogni scena in cui compare. Peccato che il personaggio venga sfruttato meno del previsto.
Molto meno incisivo è invece Krem, interpretato da Matthias Schoenaerts. L’aspetto colpisce, ma il personaggio resta privo di sfumature: un antagonista crudele perché la storia richiede semplicemente un antagonista crudele.
Insomma, Supergirl non è un disastro, ma nemmeno il rilancio che il personaggio avrebbe meritato. Ha una protagonista convincente e qualche buona intuizione, ma non riesce quasi mai a trasformarle in un film davvero coinvolgente, restando troppo spesso intrappolato tra pose ribelli e una gestione piuttosto convenzionale del franchise.
Il nuovo DCU continua così la propria espansione senza compiere quel salto di qualità che ci si sarebbe aspettati dopo Superman. Il potenziale della nuova Supergirl c’è tutto e Milly Alcock dimostra di essere la scelta giusta per il ruolo. Il problema è che questo debutto non le costruisce attorno un film all’altezza, lasciando la sensazione di un’occasione solo parzialmente sfruttata.
No, NON ci sono scene post credits.
Nei cinema italiani dal 25 giugno.
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