Sigillati in casa per 5 anni dai mostri: su Netflix, Wagner Moura nel film che richiama The Mist di Stephen King
10/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Netflix il thriller sci-fi con Greta Lee e Wagner Moura. Una famiglia resta prigioniera in casa per anni durante una pioggia apocalittica.

Immaginate di svegliarvi una mattina qualunque e scoprire che porte e finestre della vostra casa sono sigillate da una forza invisibile. Nessun modo di uscire, nessun modo di chiedere aiuto. La pioggia inizia a cadere e non si ferma più. Non per giorni, non per settimane. Per anni. È questo l’incubo claustrofobico che Netflix porta sullo schermo con The Last House, il nuovo thriller sci-fi diretto da Louis Leterrier che stravolge le convenzioni del genere home invasion rovesciandone la premessa: qui non sono gli intrusi a entrare, ma la famiglia a restare intrappolata dentro.
Disponibile sulla piattaforma dal 7 agosto, il film vede protagonisti Greta Lee e Wagner Moura nei panni di Ann e Jason Delgado, genitori di due bambini che si ritrovano improvvisamente prigionieri della loro abitazione quando una misteriosa entità sigilla ogni via d’uscita proprio mentre una tempesta apocalittica si abbatte sul mondo. La narrazione si sviluppa attraverso un arco temporale che copre diversi anni, trasformando quello che poteva essere un semplice survival thriller in un dramma psicologico familiare dove la vera sfida diventa mantenere intatti i legami affettivi mentre le risorse si esauriscono e la speranza vacilla.
La sceneggiatura di Matthew Robinson costruisce il suo arsenale di tensione attingendo a piene mani dall’esperienza collettiva del lockdown pandemico, ma amplificando quell’isolamento forzato fino a dimensioni distopiche. Se durante il Covid le restrizioni sono durate settimane o mesi, qui la prigionia domestica si protrae per un lustro intero, costringendo i Delgado a sviluppare strategie di sopravvivenza sempre più disperate: Jason riconverte le sue competenze da ingegnere disoccupato per “pescare” scoiattoli attraverso una crepa nel camino, Ann avvia un orto indoor sollevando le assi del pavimento per accedere al terreno sottostante, i bambini crescono senza mai vedere il mondo esterno.
Per buona parte del minutaggio, Leterrier tiene volutamente vaga la natura della minaccia che tiene in ostaggio l’umanità. Questa scelta narrativa, che potrebbe frustrare gli spettatori in cerca di adrenalina immediata, trova invece il suo punto di forza nelle performance degli attori. Greta Lee e Wagner Moura riescono a mantenere vivo l’interesse attraverso interpretazioni solide che restituiscono tutta la complessità emotiva di genitori che devono nascondere le proprie paure ai figli mentre cercano disperatamente di capire contro cosa stanno combattendo.
La rivelazione arriva circa un’ora dopo l’inizio, quando le creature responsabili della prigionia si mostrano finalmente. Qui il film compie una virata più marcata verso il genere horror sci-fi, con entità tentacolate che attingono a un immaginario che spazia da H.P. Lovecraft ai kaiju, passando per echi del mostro fluviale di The Host.

Il salto temporale di cinque anni mostra Graham e Ruth ormai adolescenti: il primo sempre più cupo e impaziente, la seconda rifugiata in un mondo fantastico fatto di letture su sirene, Kraken e Leviatani, sviluppando teorie sulle creature degli abissi oceanici mai scoperte dall’uomo. È proprio quando le creature si palesano completamente che, secondo diversi critici, il film perde parte della sua efficacia. Il design degli antagonisti non riesce a raggiungere l’impatto visivo di opere come A Quiet Place, e l’abbondanza di jump scare prevedibili – cadaveri che galleggiano in superficie, corpi infestati da parassiti – finisce per impoverire la tensione così pazientemente costruita nella prima metà.
Con un rating PG-13 e una durata di 112 minuti, il film di Leterrier rappresenta un esperimento interessante nel panorama del genere, un tentativo di ibridare il survival thriller con la riflessione sulla famiglia come organismo che resiste alle pressioni esterne. Nel cast figurano anche Riley Chung e Noah Alexander Sosnowski nei panni dei figli più giovani, Emma Ho e Gabriel Barbosa come le versioni adolescenti, oltre a Arden Cho, Sid Edwards, Lewis Goody e Audrey Anderson.
Se durante la pandemia ci siamo chiesti come avremmo reagito a un isolamento prolungato, The Last House propone una versione estrema di quell’esperimento sociale, dove il nemico non è un virus invisibile ma creature altrettanto incomprensibili che vengono dagli abissi. Un film che dialoga con le nostre ansie contemporanee – climatiche, sociali, esistenziali – vestendole con i panni logori ma sempre efficaci del genere fantascientifico.
© Riproduzione riservata




