Il Godzilla coreano è il film trash perfetto per gli amanti del fantasy e dell’azione sfrenata: ora è diventato un cult
08/08/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Netflix trovi questo film trash del 2007 che riscrive ciò che sappiamo dei kaiju. Scopri perché questa pellicola è diventata un cult del cinema di serie B.

Esistono film che sfidano ogni convenzione narrativa, che calpestano le regole basilari della sceneggiatura e che ti lasciano seduto in poltrona a chiederti cosa diavolo hai appena visto. Dragon Wars, uscito nel 2007, è uno di questi. E paradossalmente, proprio questa sua natura caotica e incomprensibile lo rende un’esperienza cinematografica memorabile, un caso di studio su come il trash possa trasformarsi in intrattenimento puro. E lo trovate su Netflix, per approfondire e sperimentare quanto questo film riesca a essere terribile e incredibile allo stesso tempo.
Raccontare la trama di Dragon Wars è un’impresa titanica, forse più ardua dello stesso film. Non perché sia complessa o stratificata, ma perché semplicemente non segue alcuna logica narrativa riconoscibile. Il protagonista Ethan, interpretato da Jason Behr, è un reporter che trova una scaglia di drago gigante sulla scena di un incidente.
Questo innesca una serie di flashback annidati l’uno dentro l’altro come matrioske narrative: ricordi di quando era bambino, quando un uomo di nome Jack gli rivelò di essere la reincarnazione di un guerriero antico, e poi ancora più indietro, in una vita precedente dove amava una ragazza con un misterioso tatuaggio che i draghi desideravano.
Nel presente, una ragazza di nome Sarah guarda il telegiornale condotto da Ethan e tappezza inspiegabilmente la sua casa con simboli coreani. I draghi compaiono allo zoo divorando elefanti. Un personaggio vestito come Shredder delle Tartarughe Ninja perseguita Sarah nei suoi sogni. Lei finisce in ospedale per ragioni mai chiarite. Ethan la salva proprio mentre un drago attacca la struttura sanitaria. Fuggono, si baciano sulla spiaggia, si fermano per un caffè che viene interrotto da un altro attacco draconiano.
Ed è qui che il film abbandona definitivamente ogni parvenza di coerenza. L’esercito americano si mobilita con tre elicotteri contro un drago gigante che ha devastato Los Angeles. Poi, dal nulla, un intero esercito di guerrieri coreani feudali equipaggiati con tecnologia futuristica marcia per le strade della metropoli californiana ingaggiando battaglia contro i militari moderni. È una scena talmente surreale che sfida ogni tentativo di razionalizzazione.
Tra gli aspetti più divertenti del film c’è il fatto che nemmeno i personaggi sembrano capire cosa stia succedendo. Durante la lunga e confusa spiegazione di Jack sugli eventi mitologici che coinvolgono i protagonisti, non uno ma ben due personaggi diversi interrompono chiedendo: “Di cosa stai parlando?” È una domanda che probabilmente tutto il pubblico si pone continuamente, un momento di meta-cinema involontario che rende il tutto ancora più esilarante.
Eppure, e qui sta il vero colpo di genio involontario, tutto questo caos rende Dragon Wars un’esperienza incredibilmente divertente se affrontata con il giusto spirito. Il film appartiene a quella categoria rarissima di opere così tremendamente sbagliate da risultare irresistibili, come certi lavori di Uwe Boll o altre perle del cinema trash. Il piacere non deriva dalla qualità della narrazione o dalla profondità dei personaggi, ma dal puro spettacolo dell’assurdo che si dispiega sullo schermo.
Per gli amanti del cinema di serie B, per chi apprezza il fascino del trash elevato a forma d’arte involontaria, Dragon Wars rappresenta un must. Non è un film da prendere sul serio, come evidentemente fece il produttore al Comic-Con. È un’esperienza da vivere con autoironia, possibilmente in compagnia di amici altrettanto appassionati di assurdità cinematografiche. Perché a volte, il peggior cinema può offrire il miglior intrattenimento.
© Riproduzione riservata




