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Voto: 5/10 Titolo originale: La terza madre , uscita: 31-10-2007. Budget: $3,500,000. Regista: Dario Argento.

Recensione story: La Terza Madre di Dario Argento (2007)

27/06/2026 recensione film di Gioia Majuna

Una buona idea sprecata da una sceneggiatura fragile e da un thriller sorprendentemente anonimo per gli standard del regista romano

Asia Argento e Coralina Cataldi-Tassoni in La terza madre (2007)

La terza madre è uno dei film più problematici della fase tarda di Dario Argento, non solo perché conclude in modo deludente la trilogia iniziata con Suspiria e proseguita con Inferno, ma perché sembra tradire proprio la natura più profonda di quel mondo. Il problema non è soltanto il confronto con due opere molto più forti. Il vero limite è che questo terzo capitolo prova a spiegare ciò che nei film precedenti funzionava perché restava misterioso.

In Suspiria e Inferno le Tre Madri non erano semplici antagoniste horror. Erano presenze, atmosfere, architetture del male. Il terrore nasceva dai colori, dagli spazi, dalla musica, dalla sensazione che il mondo obbedisse a una logica oscura e incomprensibile. In La terza madre, invece, tutto viene portato in superficie: la mitologia viene raccontata, la minaccia diventa fisica, il male prende la forma di streghe urlanti, rituali espliciti e spiegazioni esoteriche. Così facendo, Argento toglie alla trilogia gran parte della sua forza evocativa.

La storia ruota attorno a Sarah Mandy, interpretata da Asia Argento, una restauratrice coinvolta nel ritrovamento di un’antica urna capace di risvegliare Mater Lacrimarum, l’ultima e più potente delle Tre Madri. Da quel momento Roma viene travolta da una follia crescente, tra omicidi, suicidi, violenza urbana e apparizioni soprannaturali. Sulla carta, il materiale sarebbe perfetto per una conclusione apocalittica. Il film, però, non riesce mai a trasformare questa premessa in un incubo davvero compatto.

Il difetto principale sta nella scrittura. La sceneggiatura accumula eventi, personaggi e spiegazioni senza trovare un vero equilibrio. Ci sono indagini, apparizioni, riferimenti al passato, momenti splatter, passaggi quasi fantasy e improvvise parentesi esoteriche, ma tutto sembra procedere per blocchi separati. Sarah attraversa la storia più di quanto la guidi, mentre molti personaggi entrano ed escono dal racconto senza lasciare un peso reale. Il risultato è un film che corre molto, ma costruisce poco.

Anche la regia appare lontana dalla precisione visionaria del miglior Argento. Non mancano alcuni omicidi efficaci e qualche intuizione visiva, soprattutto quando il film spinge sul corpo, sul sangue e sulla violenza più brutale. Tuttavia la messa in scena non possiede più quella qualità ipnotica che rendeva i vecchi film esperienze quasi sensoriali. La fotografia è più piatta, l’atmosfera meno malata, gli ambienti meno memorabili. Là dove Suspiria trasformava ogni corridoio in una minaccia, La terza madre si affida spesso all’effetto immediato dello shock.

Lo splatter è infatti l’elemento più riconoscibile del film. Argento alza il livello di violenza grafica e alcune sequenze riescono ancora a colpire per brutalità e costruzione. Il problema è che il sangue, da solo, non sostituisce la paura. Nei momenti migliori il gore restituisce almeno un lampo dell’antica ferocia del regista; nei peggiori diventa un modo per coprire la mancanza di tensione, atmosfera e progressione narrativa.

Il discorso su Asia Argento resta inevitabile. La sua presenza ha una certa coerenza dentro un film così familiare e autoriflessivo, ma l’interpretazione non sempre regge il peso del ruolo. Alcuni passaggi emotivi risultano fragili, diversi dialoghi suonano poco naturali e la protagonista fatica a diventare il centro magnetico della storia. Il problema non è solo la performance: è anche un personaggio scritto in modo discontinuo, chiamato a reagire a una serie di eventi più che a compiere un vero percorso.

La scelta più discussa rimane però la rappresentazione di Mater Lacrimarum. Dopo decenni di attesa, il film la mostra troppo e troppo presto, privandola di quell’aura enigmatica che avrebbe dovuto renderla terrificante. Più che incarnare il male assoluto, finisce spesso per sembrare una villain da horror sopra le righe, circondata da accolite che scivolano facilmente nel grottesco involontario. È qui che il film perde definitivamente il confronto con la propria mitologia.

Moran Atias La terza madreAnche il ritorno simbolico di Daria Nicolodi non produce l’effetto emotivo sperato. L’idea avrebbe potuto dare profondità e malinconia alla chiusura della trilogia, ma la resa visiva e narrativa delle sue apparizioni indebolisce il momento, trasformando un possibile omaggio in una parentesi poco convincente. Allo stesso modo, la colonna sonora di Claudio Simonetti accompagna il film senza riuscire a imporsi come presenza autonoma, lontana dall’impatto memorabile dei Goblin in Suspiria.

Il punto più interessante, però, è che La terza madre non è semplicemente un film brutto o svogliato. È un film che mostra in modo evidente la frattura tra due idee di horror. Da una parte c’è l’Argento del passato, fondato su visione, colore, architettura, irrazionalità e paura come esperienza estetica. Dall’altra c’è un tentativo di aggiornarsi all’horror degli anni Duemila, più esplicito, più corporeo, più rumoroso. Il problema è che queste due anime non si fondono mai davvero.

Per questo il film risulta così frustrante. Dentro La terza madre ci sono ancora tracce di un immaginario potente: l’idea di Roma invasa dal caos, la riscoperta della mitologia delle Tre Madri, alcuni omicidi feroci, il desiderio di chiudere un discorso iniziato quasi trent’anni prima. Ma ogni intuizione viene indebolita da una realizzazione incerta, da dialoghi spesso maldestri e da un tono che oscilla tra horror esoterico, splatter estremo e involontaria autoparodia.

Il finale conferma tutti questi limiti. Dopo una lunga attesa, lo scontro conclusivo arriva in modo brusco e poco solenne, riducendo un conflitto mitologico a una risoluzione quasi sbrigativa. Una trilogia fondata sul mistero avrebbe avuto bisogno di una chiusura capace di lasciare un’immagine, un trauma, una vertigine. La terza madre, invece, lascia soprattutto il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere.

Resta un film che gli appassionati di Dario Argento guarderanno comunque, anche solo per completare il percorso delle Tre Madri. Qualche sequenza splatter funziona, alcune idee non sono prive di fascino e il tentativo di riallacciarsi a Suspiria e Inferno conserva un interesse storico. Ma come conclusione di una delle mitologie più suggestive dell’horror italiano, il risultato è fragile, disordinato e lontano dalla grandezza promessa.

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