David Tennant nel thriller psicologico che richiama un cult con Denzel Washington (ma solo nel titolo)
06/07/2026 news di Andrea Palazzolo
La miniserie thriller dimenticata su Netflix con David Tennant e Stanley Tucci. 4 episodi di tensione psicologica.

David Tennant è un camaleonte. Per anni è stato il Dottore preferito di milioni di fan di Doctor Who, poi si è trasformato nell’investigatore tormentato di Broadchurch, nel sadico Kilgrave di Jessica Jones e nell’angelo demoniaco Crowley di Good Omens. Ma in Inside Man, la miniserie thriller disponibile su Netflix, Tennant abbandona ogni zona di comfort per interpretare un uomo qualunque travolto da eventi che sfuggono completamente al suo controllo.
Prodotta dalla BBC One e approdata su Netflix nel settembre 2022, Inside Man è una di quelle serie che non ti aspetti. Quattro episodi, una storia serrata, nessun tempo morto. Creata da Steven Moffat, mente dietro alcune delle stagioni più memorabili di Doctor Who e Sherlock, questa miniserie ha collezionato un 67% su Rotten Tomatoes, un punteggio che potrebbe scoraggiare qualcuno. Perché Inside Man non è per tutti, ma per chi cerca thriller psicologici che scavano nel disagio morale, è un’esperienza imperdibile.
La trama intreccia due storie apparentemente lontanissime. Da una parte c’è Jefferson Grieff, interpretato da Stanley Tucci con la consueta classe glaciale: un ex professore di criminologia rinchiuso nel braccio della morte in Arizona, accusato di aver ucciso la moglie. Dalla sua cella, Grieff offre consulenze su casi criminali irrisolti, mettendo a disposizione la sua mente brillante e disturbata. Dall’altra parte dell’Atlantico c’è Harry Watling, vicario inglese dalla vita apparentemente tranquilla, marito e padre affettuoso.
Quello che rende Inside Man così efficace è la capacità di mostrare come una persona perbene, mossa dalle migliori intenzioni, possa trasformarsi in qualcosa di irriconoscibile quando la paura prende il sopravvento. David Tennant eccelle nel ruolo di Harry Watling proprio perché lo interpreta senza filtri eroici. Non c’è un piano geniale, non c’è l’astuzia del personaggio che sa sempre cosa fare. C’è solo un uomo che affonda, incapace di fermarsi.
Il cast è impeccabile. Accanto a Tennant e Tucci, spiccano Dolly Wells nel ruolo di una giornalista investigativa determinata e Lyndsey Marshal, che porta sullo schermo un personaggio complesso e stratificato. Dylan Baker completa il quadro con una presenza inquietante che aggiunge ulteriori livelli di tensione. La regia di Paul McGuigan costruisce ogni scena con precisione chirurgica, alternando momenti di quiete apparente a esplosioni di tensione che lasciano senza fiato.

La serie non regala risposte facili né finali consolatori. È un’esperienza che disturba, nel senso più profondo del termine. Non per gratuite scene di violenza o horror visivo, ma per l’abilità con cui ti mette nei panni di qualcuno che scivola lentamente nell’abisso, una decisione sbagliata dopo l’altra.
Vale la pena notare che Inside Man non ha alcun legame con l’omonimo film di Spike Lee del 2006 con Denzel Washington, se non la qualità complessiva. Sono due opere completamente diverse, unite solo dalla capacità di costruire tensione in modo magistrale. Con appena quattro episodi, la serie si presta perfettamente a un binge-watching in una serata, anche se è probabile che vorrai prenderti delle pause per metabolizzare quello che stai vedendo.
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