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Otto sconosciuti in una baita nel 1870: su Netflix trovi questo tesissimo film con Samuel L. Jackson

04/07/2026 news di Andrea Palazzolo

Uno dei film migliori di Quentin Tarantini lo trovate su Netflix. Scopri perché vedere il western con le musiche di Morricone.

Kurt Russell e Samuel L Jackson in The Hateful 8

Quando pensi a Quentin Tarantino, probabilmente ti vengono in mente sparatorie coreografate, dialoghi al vetriolo e una violenza stilizzata che sconfina nel balletto. The Hateful Eight, disponibile su Netflix, è tutto questo, ma anche qualcosa di radicalmente diverso. È il Tarantino che rallenta, che ti costringe a stare seduto, che trasforma una singola location in un campo minato psicologico dove ogni battuta può essere l’ultima.

Siamo nel Wyoming Territory, qualche anno dopo la Guerra Civile. Due cacciatori di taglie, il maggiore Marquis Warren interpretato da Samuel L. Jackson e John Ruth detto “il boia” con il volto di Kurt Russell, cercano rifugio da una tempesta di neve biblica presso la Minnie’s Haberdashery, una locanda isolata in mezzo al nulla. Ruth sta trasportando Daisy Domergue, interpretata da una Jennifer Jason Leigh sporco e feroce come non l’avevi mai vista, destinata alla forca a Red Rock. Ma quando la porta si chiude dietro di loro, la situazione degenera rapidamente.

All’interno della baita ci sono già altri ospiti: un boia appena nominato, un cowboy messicano, un generale confederato anziano, un inglese dai modi gentili. Otto persone in totale, bloccate dalla neve, con storie che non tornano e sguardi che pesano come pietre. Quello che inizia come un riparo d’emergenza diventa una trappola mortale dove nessuno è chi dice di essere e la paranoia cresce con ogni minuto che passa.

La vera magia di The Hateful Eight sta nel suo DNA teatrale. Tarantino abbandona la sua solita energia frenetica per costruire un thriller da camera che deve quasi tutto alla parola, allo sguardo, al tempismo. La maggior parte dell’azione si svolge all’interno di quella singola cabina, eppure il regista riesce a creare una tensione così viscerale che lo spazio ristretto diventa un personaggio a sé stante. Le tavole di legno scricchiolano come ossa, la stufa ronza minacciosa, la porta rappresenta l’unica via d’uscita verso un bianco accecante che promette solo morte per congelamento.

Il cast è semplicemente stellare, anche per gli standard elevati del regista. Oltre a Jackson, Russell e Leigh, ci sono Walton Goggins, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern e Demián Bichir. Ogni attore porta il proprio peso specifico, ma è l’alchimia collettiva a rendere il film memorabile. Goggins, in particolare, offre una delle performance più sfaccettate della sua carriera nel ruolo di Chris Mannix, sedicente sceriffo sudista che bilancia razzismo becero e umanità sorprendente in un personaggio che potrebbe facilmente diventare caricaturale in mani meno esperte.

E poi c’è Ennio Morricone. Il maestro italiano, leggenda assoluta dello spaghetti western con capolavori come Per un pugno di dollari e Il buono, il brutto e il cattivo, compose per The Hateful Eight quella che sarebbe stata la sua ultima partitura per un western. Il risultato gli valse meritatamente l’Oscar per la Miglior Colonna Sonora Originale, una delle tre nomination totali ricevute dal film. La musica di Morricone non si limita ad accompagnare le immagini: crea un’atmosfera di minaccia costante, amplificando ogni sguardo sospetto, ogni pausa carica di non detto. I suoi archi gelidi avvolgono la narrazione come la tempesta di neve avvolge la cabina.

La presenza del film su Netflix rappresenta l’occasione perfetta per rivalutare questo western atipico o scoprirlo per la prima volta. Una finestra per immergersi in un’opera in cui l’arte tarantiniana fa i conti con la Storia, dove il western classico incontra il mystery claustrofobico, dove la maestria tecnica di un regista che, anche quando non è al suo apice, produce opere che la maggior parte dei filmmaker può solo sognare.

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